Cesena
Arandora Star, una giornata per non dimenticare una storia di vittime incolpevoli
Nell'affondamento della nave britannica morirono 800 persone, di cui 446 italiani. Era il 2 luglio 1940. La studiosa cesenate Franca Solfrini ne ha parlato alla Camera dei Deputati
L’11 ottobre sarà la prima Giornata nazionale dedicata alle vittime italiane della tragedia dell’Arandora Star che trasportava oltre 1500 persone di nazionalità italiana, tedesca e austriaca.
Una storia dimenticata per troppo tempo
Domenica 11 ottobre si celebra la prima Giornata nazionale dedicata alla memoria delle vittime italiane dell’affondamento della nave britannica Arandora Star, tra le quali 446 italiani. La Giornata è stata istituita con la legge 132 del 16 luglio 2026, dopo un lungo lavoro di studiosi, come Serena Balestracci autrice di una minuziosa opera di ricostruzione storica, scrittori come Maura Maffei, e in particolare della Associazione delle Vittime poi diventata Associazione nazionale Arandora Star presieduta da Giuseppe Conti già sindaco di Bardi.
Una memoria, specifica ancora la Legge, dedicata a “vittime incolpevoli delle dinamiche della guerra”, come del resto lo sono sempre i civili che perdono la vita nei conflitti.
Gli eventi del 1940
Tema forse mai tanto attuale e di cui la triste storia dell’Arandora Star, affondata il 2 luglio 1940 al largo delle coste irlandesi, è stato un tragico esempio. Trasformata da nave da crociera in nave da trasporto internati e prigionieri di guerra, l’Arandora era partita dal porto di Liverpool diretta a un campo di detenzione in Canada e trasportava oltre 1.500 persone di nazionalità italiana, tedesca e austriaca, colpevoli solo di trovarsi sul suolo inglese nel momento della dichiarazione di guerra nazifascista alla Gran Bretagna. Intercettata due giorni dopo la partenza, procedeva a luci spente e senza insegne umanitarie a bordo. Fu identificata come nave nemica e affondata da un sommergibile tedesco.
I morti emiliano romagnoli
Delle circa 800 persone che vi persero la vita, 446 erano italiani, molti originari dei Comuni dell’Appennino piacentino e, soprattutto, parmense: ben 48 del piccolo comune di Bardi. Molti di loro incapaci anche solo di salvarsi la vita tentando di salire su una delle poche scialuppe di salvataggio, perché gente di montagna, non confidenti con l’acqua e con il mare… Tra le vittime anche diversi romagnoli, come Lorenzo Babini di Lugo, Ettore Fellini di Savignano sul Rubicone, Giovanni Sovrani di Saludecio, Annino Piancastelli di Brisighella…
Quella storia “dimenticata” per troppo tempo è stata il punto di partenza di un dottorato di ricerca sull’emigrazione italiana nel Regno Unito svolto dalla cesenate, già docente del liceo Monti, Franca Solfrini, relatrice sul tema lunedì 5 ottobre scorso nella sala stampa della Camera dei Deputati a Roma dove è stato presentato il libro di Francesco Morelli ‘Sulle tracce della nave Arandora Star’. La presentazione è stata ripetuta il giorno seguente martedì 6 ottobre in un incontro pubblico alla Biblioteca Malatestiana alla presenza di Giuseppe Conti e Matteo Daffadà, rispettivamente presidenti dell’Associazione Nazionale Arandora Star e della Consulta degli Emiliani Romagnoli nel Mondo.
Testimonianze di pietà e umanità
Una storia, ha raccontato la studiosa, di cui i Paesi si vergognano – in prima fila il Regno Unito – ma che non ha impedito alla gente comune di esprimere pietà e umanità. Come gli amici di Cesidio Di Ciacca, italo-scozzese. Il suo discendente, omonimo, ha testimoniato il 5 ottobre alla Camera dei Deputati cantando lo stesso motivo di commiato che fu dedicato al compianto antenato dai suoi amici scozzesi “…tu parti ma noi ti vogliamo bene, ti aspettiamo”. Oppure il povero popolo irlandese che, come scrive Francesco Morelli nel libro, continua a tagliare l’erba nei cimiteri, sulle sepolture, molto spesso di ignoti il cui corpo fu restituito dal mare a suo tempo, sulle spiagge dell’Irlanda. E ancora il poliziotto che si scusò con il caro amico Decio Anzani, che dovette suo malgrado arrestare.
Il “fuoco amico”
“Ho scoperto a Dovadola dal racconto di un ebanista della zona, la storia di Decio Anzani” racconta la dottoressa Solfrini. Come si legge nel libro di Alfio Bernabei, Esuli ed emigranti italiani nel Regno Unito, 1920 1940 (ed. Mursia), Anzani, forlivese emigrato nel Regno Unito, era un noto antifascista, oltre che ben inserito a Londra, fu il sarto di Winston Churchill e amico della figlia della leader delle suffragette inglesi, Emmeline Pankhurst. Un pedigree che non bastò a risparmiargli di finire “rastrellato” dagli inglesi che per la cernita dei nemici del Paese si erano affidati alle liste – a dir poco frettolose – dei loro servizi segreti.
E invece gli italiani emigrati, spiega Franca Solfrini, erano anche anarchici, comunisti, socialisti. Molti di questi arrivavano all’imbarco a piedi, qualcuno pensando di andare in America, spesso era gente che non sapeva né leggere né scrivere, che qualcuno – una volta arrivati – aveva indirizzato alla locale Casa del fascio (Benito Mussolini aveva voluto erigerne ovunque, alcune con lusso e fasto). Strutture che all’epoca fungevano da luoghi di ritrovo, dove si potevano fare i documenti, imparare l’italiano e l’inglese, trovare un canale di inserimento in terra straniera, in cambio di un’iscrizione che per molti, probabilmente i più, nulla aveva dell’intenzione di aderire al fascismo italiano.
“Acciuffateli tutti”
Iscrizione che però bastò a catalogarli come nemici. E quando Mussolini il 10 giugno del 1940 dichiarò guerra alla Gran Bretagna, la polizia inglese diede seguito all’ordine di Churchill “collar the lot”, acciuffateli tutti, attingendo alle liste dei servizi segreti degli italiani “pericolosi” per prendere tutti gli uomini dai 16 e 70 anni e destinarli a campi di internamento. La cosa terribile è che tra quegli internati, ricorda Solfrini, c’erano anche quelli, o i loro figli, che avevano combattuto per l’esercito britannico nella Prima guerra mondiale.
Alla tragedia si unì la tragedia. Donne rimaste sole, in Paese straniero, che dovevano occuparsi di sé stesse e dei figli.
Incontri nelle scuole e film. Perché le celebrazioni l’11 ottobre
L’11 ottobre è il giorno in cui è morto l’ultimo sopravvissuto, Rando Bertoia, nel 2013. Sarà d’ora in poi l’occasione per far tornare viva questa storia con eventi pubblici e nelle scuole. “La dirigente scolastica Lorenza Prati del liceo scientifico Righi di Cesena – anticipa Solfrini – mi ha invitato a parlare per le future giornate di educazione civica, sia nella sede di Cesena che a Bagno di Romagna, anche il liceo classico si sta organizzando”.
Intanto si potrà cogliere l’occasione di vedere il film sulla vicenda dell’Arandora Star, in uscita l’11 ottobre, co-prodotto da Popcult srl e dalla emittente tedesca Spiegel TV su sostegno della Regione Emilia Romagna e in collaborazione con l’Associazione nazionale Arandora Star.