Cesena celebra le 67 donne protagoniste del Consiglio comunale dal 1946 a oggi

In municipio ieri è stato ripercorso il cammino verso il diritto di voto attivo e passivo con la professoressa Giuliana Laschi

Alcune delle consigliere comunali ed ex che hanno presto parte alla cerimonia in municipio

“Per le donne la cittadinanza politica è quella più difficile perché i decisori sono quasi sempre maschi e non tutti sono aperti. Alle giovani impegnate in politica ricordo che nulla ci è stato regalato: si è giunti al voto alle donne grazie a tante generazioni che hanno combattute per secoli, tutte insieme”.

80 anni di voto alle donne

Risuonano in municipio le parole di Giuliana Laschi, professoressa ordinaria in Storia delle relazioni internazionali dell’Università di Bologna Campus di Forlì, nel corso dell’omaggio alle 67 consigliere comunali che, dal dopoguerra a oggi, hanno fatto sentire la propria voce all’interno delle istituzioni locali. L’iniziativa, che celebra gli 80 anni dal primo voto alle donne in Italia, si è tenuta ieri a Cesena alla presenza di una ventina tra ex e attuali consigliere, a cui è stata consegnata una pergamena. Padroni di casa Filippo Rossini e Ines Briganti, rispettivamente presidente del Consiglio comunale e dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Forlì-Cesena.

Consigliere comunali

Tra le prime protagoniste di questa storia figurano Ida Sangiorgi, in Consiglio dal 1946 al 1960, Dina Massi, eletta dal 1948 al 1951, e Mafalda Busi, che ha ricoperto diversi mandati dal 1948 al 1970. Negli anni ‘50 e ‘60 si aggiunsero, tra le altre, Maria Lucchi, Marisa Marisi, Vittorina Amadori, Bianca Lelli, Gabriella Biondi, Gisella Fusconi e Assunta Macori. Il percorso prosegue negli anni ‘70 con figure come Wally Amaducci, Enrica Ruffilli, Irene Barducci, Maria Teresa Sirri, Ebe Domenichini e Alba Baldoni. Nei decenni successivi si amplia la presenza femminile nell’assemblea cittadina, con consigliere che hanno attraversato più mandati come Elide Urbini, Ines Briganti, Mara Valdinosi e Maria Elena Baredi. Dagli anni ‘90 e 2000 la rappresentanza si arricchisce ulteriormente, con nomi come Laura Bianconi, Monica Donini, Maria Luisa Pieri, Anna Grazia Giulianelli, Antonella Celletti e Rita Ricci. Negli anni più recenti sono entrate in Consiglio, tra le altre, Caterina Molari, Maria Laura Moretti, Natascia Guiduzzi, Silvia D’Altri, Alice Biondi, Caterina Molari, Cristina Mazzoni, Vania Santi, Claudia Ceccaroni, Chiara Santero, Beatrice Baratelli, Nicoletta Dall’Ara, Angela Giunchi. Anche la composizione dell’attuale Consiglio comunale testimonia la continuità di questo percorso. Tra le consigliere del mandato 2024-2029 ci sono Francesca Lucchi, Lara Bondanini, Federica Monti, Federica Maggioli, Francesca Tombetti, Silvia Zanotti, Milena Maccherozzi, Katuscia Giorgini, Gigliola Zuccali, Giorgia Macrelli e Carmelina Labruzzo, espressione di differenti sensibilità e appartenenze politiche.

L’intervento di Giuliana Laschi

Nel suo excursus sul suffragio femminile, Giuliana Laschi ha ripercorso il lunghissimo processo che a oggi ha portato a “risultati soddisfacenti”. La Nuova Zelanda nel 1893 è stato il Paese apripista, in seguito sono arrivati gli Usa e solo dopo l’Europa (si pensi che in Svizzera le donne votano dal 1971). Il primo documento ufficiale a rivendicare il voto è la “Dichiarazione dei diritti delle donna e della cittadina” redatta nel 1791, in piena Rivoluzione francese, dalla scrittrice e attivista Olympe de Gouges (poi decapitata). Indimenticabili le battaglie delle suffragette nella seconda metà dell’Ottocento, ma l’impegno delle italiane non è da meno. “Il primo documento è del 1861, in cui le donne lombarde chiedevano venisse riconosciuto il voto a tutte, anche a seguito del ruolo rilevante che ebbero durante il Risorgimento – prosegue Laschi -. Nel plebiscito che legittimò l’unità d’Italia vennero predisposte urne simboliche per loro, si pensi che a Fusignano si contarono 600 voti”.

Molto si deve al deputato Salvatore Morelli che, tra la derisione dei colleghi, si batté per l’affermazione dei loro diritti. Commenti volgari e sessisti da parte degli uomini non mancavano anche all’epoca. Si pensi alla petizione per l’abolizione della potestà patriarcale che nel 1877 l’attivista Anna Maria Mozzoni riuscì a portare in Parlamento e che venne affossata da parte dei deputati con un linguaggio insopportabilmente becero.

L’avvento del fascismo ritardò di vent’anni l’evoluzione dei diritti delle donne, relegandoli ad “angeli del focolare”. “Ma dopo la guerra ci fu un’accelerazione anche grazie a De Gasperi e Togliatti e finalmente fu concesso il voto alle donne a 21 anni di età – ricorda Laschi -. Ma non bastava più: le donne avevano combattuto due guerre mondiali a casa, portando avanti il Paese mentre gli uomini erano al fronte. Così, alla vigilia del voto del 1946, fu data loro la possibilità anche di candidarsi”. In duemila furono elette consigliere mentre sei le donne sindaco. E poi ancora le 21 donne della Costituente fra cui Nilde Iotti che fece parte del gruppo ristretto dei deputati incaricato di redigere la Costituzione italiana. Il suo discorso di insediamento alla presidenza della Camera è un inno a tutte le donne per lavorare insieme per ottenere dei risultati, quelle “donne che con fatica e tenacia si sono aperte la strada verso l’emancipazione”.