La storia di Guido di Bagno, rettore della chiesa di San Lorenzo a Gatteo

Uno studio inedito dello storico Giulio Zamagni sul pagamento della pensione al sacerdote di fine Quattrocento

Il Castello Gatteo nel Rinascimento (disegno di Vittorio Belli)

Una recente ricerca di Giulio Zamagni, storico gatteese, membro della Rubiconia Accademia dei Filopatridi e archivista dell’abbazia di Santa Maria del Monte a Cesena, apre una finestra sulla Gatteo della fine del 1400.

Un atto del 1478

Partendo da un atto notarile rogato nella chiesa di Gatteo l’8 ottobre del 1478 che vede la presa di possesso di don Guido di Bagno da Mantova, la ricerca si è estesa all’archivio gentilizio dei Guidi, oggi conservato nel castello di Montebello e ha portato al ritrovamento di documentazione originale che oggi, dopo cinque secoli, viene portata a conoscenza tramite il volume annuale, fresco di stampa, della Società di Studi romagnoli (LXXVI). La presa di possesso della parrocchia di San Lorenzo in Gatteo avveniva con un rito descritto nell’atto. “Il nuovo rettore – spiega Zamagni – era nipote di Giovan Francesco di Bagno, famoso “capitano di ventura” che morì a Cesena nel 1490 e fu sepolto nella chiesa di San Domenico: era nobile cesenate in quanto marito di Ermellina figlia di Pandolfo Malatesta, ultimo del ramo malatestiano dei conti di Ghiaggiolo”. La chiesa di San Lorenzo di Gatteo era allora collocata al centro del castello, già malatestiano, come nell’immagine disegnata dall’illustratore Vittorio Belli di Cesena, anche se questa ricostruzione è ambientata nel secolo successivo.

“Don Guido – prosegue lo storico – nel 1484 rinunciò nelle mani del legato papale in cambio di una pensione annua di 16 fiorini d’oro. L’atto venne redatto a Cesena nell’abbazia benedettina di Santa Maria del Monte, nelle mani del cardinale Jorge da Costa, arcivescovo di Lisbona inviato in Romagna dal Papa per cercare di porre fine alla guerra che vedeva la Repubblica di Venezia contro gli altri Potentati italiani per il controllo del Polesine. Il prelato con tutta la sua corte si fermò a Cesena diversi mesi, senza però riuscire nel suo intento”.

Sul verso della pergamena di rinuncia viene annotata la successione dei rettori obbligati, dopo la rinuncia, a pagare la pensione al Guidi fino almeno ai primi anni del secolo successivo. Questo è l’elenco dei rettori: fino al 1478 Antonio Stechini, alla sua morte Guido di Bagno, quindi dal 1484 Ludovico di Bologna; nel 1492 Alessandro Passarella, nipote del vescovo di Rimini. “Nel 1506- spiega Zamagnoi – venne emanato un monitorio del celebre canonico cesenate Paolo Poliziano a pagare la pensione a Galasso di Corvaria, nominato vescovo di Sarsina nel 1503 e che quindi sembra conservare la rettoria di Gatteo anche dopo l’incarico episcopale. Si ritiene che Guido di Bagno, che visse più di 100 anni e accumulò nel tempo diversi benefici parrocchiali, non abbia mai risieduto a Gatteo e che abbia delegato qualche altro chierico all’ufficio rettorale. Così potrebbero essersi comportati anche gli altri quattro rettori perché questa diffusa prassi cesserà solo con il Concilio di Trento alla metà del secolo successivo”.

La bolla di rinuncia di Guido di Bagno