Cesena
Un docufilm su quel “diavolo” di Carlo Mazzoli
Il primo "ciak" nella sede del Gruppo alpini a Villachiaviche di Cesena. Il giornalista Eugenio De Paoli ha intervistato Tommaso Magalotti, alpino e autore del libro sul comandante e stratega
“Era un ribelle e anticonformista, ma amava profondamente i suoi soldati. E loro, questo, lo sentivano”. Era nato a Cesena nel 1879. Ha combattuto la prima guerra mondiale ed è morto di tifo in Libia.
Professionalità a servizio della storia
Tra zaini in tela, piccozze, scarponi, gagliardetti e profumo di funghi in padella. Tra cappelli con la penna e tante vite da raccontare. Lì, il primo ‘ciak’: la sede del gruppo Alpini di Cesena, a Villachiaviche, è stata teatro di un incontro e di una professionalità a servizio della storia. Giovedì 29 ottobre, nella casa a due passi dalla chiesa parrocchiale affacciata sulla via Cervese, il cesenate Tommaso Magalotti è stato protagonista delle prime registrazioni che andranno a realizzare un docufilm su Carlo Mazzoli, tenente colonnello pluridecorato, nato a Cesena nel 1879 e morto a 49 anni per tifo in Libia.
La testimonianza di Magalotti, da alpino e autore del libro “Quel ‘diavolo’ di Carlo Mazzoli. Un romagnolo comandante alpino e stratega” (Stilgraf Cesena) – lui che è anche scrittore, artista e tra i fondatori della sezione Cai di Cesena – ha ripercorso la vita di Mazzoli: famiglia di commercianti residenti vicino ai giardini pubblici, studente alla scuola dell’abate Krug all’abbazia del Monte, dalla carriera nel corpo degli alpini che lo ha portato al comando del battaglione “Gemona”, in Val Dogne, nella prima guerra mondiale. Ha un forte ascendente sui suoi uomini che guida nelle varie azioni ponendosi sempre alla testa. Ai suoi soldati piace anche per la sua spregiudicatezza e l’anticonformismo; porta capelli lunghi e una folta barba. Era soprannominato il “Garibaldi della Val Dogne” e “Il Nazzareno” per la sua bellezza iconica.
A Carlo Mazzoli è intitolato il gruppo Alpini di Cesena
A Mazzoli è intitolato il gruppo Alpini di Cesena già dalla fondazione, nel 1932. “Era un ribelle e anticonformista, ma amava profondamente i suoi soldati. E loro, questo, lo percepivano nel profondo”, sottolinea Magalotti.
Quello di Cesena è stato il primo ciak del docufilm su Mazzoli, realizzato dalla casa di produzione “Cupido Film” (almeno 52 minuti la durata). Regista è il giornalista Eugenio De Paoli, per cinque anni direttore di Rai Sport. Per la Rai è stato anche corrispondente da Rio De Janeiro, seguendo la visita di papa Francesco, i Mondiali di calcio e le Olimpiadi del 2016. “Ho letto e fatto ricerche: mi ha attirato molto la figura di Mazzoli, un eroe poco conosciuto della prima guerra mondiale e valoroso nel suo impegno in calamità avvenute in quegli anni – sottolinea De Paoli -. Amante dei cani come lo sono anch’io. Sua è stata l’intuizione di utilizzare i cani, in particolare i pastori maremmani, nelle trincee. Più funzionali dei muli”.
In aprile, riprese sull’Adamello per riprodurre la vita in trincea
Il docufilm riprenderà parti di film storici, materiale fotografico e ad aprile verranno girate scene sull’Adamello, con cani e slitte, a riprodurre la vita in trincea condotta da Mazzoli e dai suoi uomini. Vi saranno racconti storici e testimonianze, tra cui quella del presidente del museo di Temù Valter Belotti, dove viene raccolto tutto il materiale bellico che lo scioglimento del ghiacciaio sta facendo riemergere dalle Alpi attorno a Ponte di Legno. Cannoni vengono recuperati con l’utilizzo di elicotteri.
“È mio desiderio rendere onore alla storia – conclude De Paoli – e agli uomini che hanno lasciato impronte fondamentali. Forse, poco conosciuti“.



