Venerdì Santo. Il medico/poeta Franco Casadei con la sua nuova lirica “Il chiodo” richiama tutti alla presenza di Dio tra gli uomini

Il medico/poeta Franco Casadei ci ha inviato una sua poesia composta in questa Settimana Santa. E lo ha fatto accompagnandola con alcune righe di commento con le quali anticipiamo la sua ultima composizione.

Cari amici, nella mia consuetudine ultradecennale di inviare gli auguri di Pasqua allegando  un mio testo in versi, quest’anno lo faccio con una poesia e un’immagine dal “sapore” strano.

In tempi in cui ci si arrovella per nascondere i simboli della civiltà cristiana, da medico che da oltre 40 anni frequenta corsie di ospedali, ho sentito il bisogno di avvertire che – infatuati dal fascino del nulla – si sta abbandonando ogni riferimento alla presenza di Dio fra gli uomini.

Posso assicurarvi quale consolazione sia stata e sia ancora per la maggior parte dei malati “quel crocifisso” appeso a una parete: punto di domanda e desiderio di ricomporre la verità della vita nel momento in cui la vita ci sta abbandonando. Ed ora tanti tolgono o vorrebbero togliere quelle braccia aperte sopra una croce. E lasciarvi soltanto “un chiodo” inerte appeso al muro.

Il chiodo

 

Quanto silenziosa la stanza d’ospedale

un silenzio denso di sospiri

lo sguardo che vaga

in cerca di qualcosa cui appigliarsi,

ma sopra il muro bianco

soltanto un chiodo inerte

con il suo moncone nero.

 

Solo un chiodo sulla parete nuda.

Quanto più inumano un ospedale

senza Cristo con le braccia aperte.

 

Eppure quel chiodo abbandonato

evoca ancora chi reggeva,

un’assenza, la memoria

di quella croce che da secoli,

in milioni di stanze bianche,

ha accompagnato in silenzio

le pene, le sofferenze umane.