A Sant’Alberico “un venticello leggero che ci fa sentire la presenza di Dio”

La festa, ieri, all'eremo nei boschi dell'Appennino a Capanne di Verghereto. Il vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo: "Siamo arrivati da luoghi diversi, ognuno con il desiderio di colmare i nostri vuoti interiori"

Sabato 29 agosto, festa di Sant'Alberico (Capanne di Verghereto): il vescovo di Cesena-Sarsina ha presieduto la Messa delle 11. Altre celebrazioni la mattina, e nel pomeriggio presieduta dal vescovo emerito Douglas Regattieri (foto Sa.L.)

Lì dove “spira il silenzio, parla la preghiera, vive la penitenza, arde la carità, domina la pace”: così le parole di papa Paolo VI riportate nella targa del porticato.

Eremo a 1.147 metri, nel bosco dell’Appennino a Capanne di Verghereto

A Sant’Alberico per una preghiera nel raccoglimento dell’eremo dell’Appennino tosco-romagnolo. In tanti, tantissimi ieri mattina hanno partecipato alle celebrazioni nel giorno della festa di Sant’Alberico, eremita dell’XI secolo a cui è intitolato l’eremo a 1.147 metri sul livello del mare in località Capanne di Verghereto.

Nell’edificio in pietra serena, tra antichi faggi e abeti, dal 2016 vive l’eremita don Giambattista Ferro.

Una trentina i pellegrini che ogni anno raggiungono l’eremo di Sant’Alberico da Melissano (Lecce) città natale di don Quintino Sicuro, eremita a Sant’Alberico dal 1954 al 1968. Ex vicebrigadiere della Guardia di Finanza, operò una ristrutturazione e restauro completo della residenza e della chiesa. È stato dichiarato venerabile da papa Francesco il 27 gennaio 2025. La sua tomba è a Sant’Alberico.  

All’eremo il convenire da diverse parti

La Messa delle 11 è stata presieduta dal vescovo di Cesena-Sarsina Antonio Giuseppe Caiazzo. “Ci troviamo in questo luogo impregnato di santità – così l’arcivescovo in avvio dell’omelia –. E lo facciamo volentieri anche attraverso il convenire da diverse parti, per rendere grazie al Signore. Un bisogno, una necessità che ognuno di noi sente per colmare i nostri vuoti interiori. Siamo qui per accogliere la Parola e partecipare all’eucaristia”.

La Messa è stata concelebrata, tra gli altri, dall’eremita don Giambattista Ferro, dal parroco di Sarsina e vicario per la Zona Alta Valle del Savio don Rudy Tonelli, dal parroco di Alfero-Riofreddo don Lorenzo Arakkathara e da don Daniele Bosi che entrerà nuovo parroco ad Alfero-Riofreddo e a Balze il 15 settembre. Numerosi i diaconi: il Vangelo è stato declamato da Giampiero Morigi, che con i suoi 91 anni è il più anziano della Diocesi. Tra le autorità, il vicesindaco di Verghereto Giuseppe Bardeschi e il maggiore Arcangelo Di Nicola, comandante della Guardia di Finanza, gruppo di Cesena.

Nella storia della Chiesa, “uno dei movimenti importanti che l’ha sempre caratterizzata è stato il pellegrinaggio – ha proseguito l’arcivescovo Caiazzo -. Sono stati da sempre importanti perché mettevano e mettono l’uomo nella condizione di camminare per arrivare in un luogo preciso. Anticamente erano soprattutto i luoghi della Terra Santa, e poteva occorrere anche più di un anno per arrivare e tornare. Tutto era fatto a piedi e ancora oggi ci sono cammini che segnano questi pellegrinaggi”.

“Il pellegrinaggio è tale se mi trasforma…”

Il pellegrinaggio è rimasto anche attraverso piccoli percorsi. “Come abbiamo fatto noi, per l’ultimo tratto necessario per raggiungere l’eremo: in questo luogo riconosciamo la presenza di Dio che ha operato nella vita di un monaco. Che un giorno ha deciso di venire qui, e qui ha abitato grotte. Ha riempito questo luogo della presenza di Dio attraverso la sua vita”. Il pellegrinaggio “è tale se sento la presenza di Dio nella mia vita e avverto che la forza dirompente della sua Parola mi cambia, mi trasforma. E il mio tornare a casa indica che ho incontrato e respirato Dio”.

“… un venticello leggero che fa sentire la presenza di Dio”

Il vescovo ha poi ripreso la prima lettura, nella quale “Elia ha avvertito tanti rumori, tanti momenti particolari, manifestazioni attraverso le quali Dio si è sempre manifestato. Elia lo coglie attraverso un venticello leggero che gli fa sentire la presenza di Dio. Così sta avvenendo in mezzo a noi: a noi saper cogliere questo suo venire. Il pellegrinaggio indica questo cammino interiore. Ognuno di noi sente la necessità di colmare tanti vuoti che il mondo non riesce a fare. Se siamo qui, è perché abbiamo sentiamo il bisogno di essere curati dalle malattie spirituali, di sapere che Lui c’è ed è realmente nella mia vita. Il Signore si serve di Sant’Alberico e di tanti santi, di luoghi come santuari. Chi ci salva non è il santo, che sono servi, ma è il Signore che ha dato la vita per noi. E si dona: ecco perché celebriamo l’Eucaristia”.

“Sant’Alberico ci indica la via di Gesù Cristo”

Noi siamo parte di questo mondo, “e noi tutti abbiamo bisogno dello stesso Dio, stesso annuncio, salvezza, speranza – ha sottolineato il vescovo -. Quanta sofferenza si incontra. Quanti uomini, donne, giovani, ragazze non riescono a dare senso alla vita. Quanti suicidi. Perché? Non si riesce a dare senso alle proprie solitudini, ai vuoti. Questo ci interpella: chi incontra Dio, incontra gli uomini. Quell’amore ci spinge ad andare verso le solitudini sapendone leggere i segni dei tempi, anche quelli non espressi. Anche quello che non viene detto attraverso le parole, attraverso diversi linguaggi o un volto tirato, che dobbiamo saper interpretare. Sant’Alberico ci indica la via di Gesù Cristo. Se la sappiamo percorrere, ritroveremo la forza della vita perché abbiamo incontrato la verità in Gesù Cristo che ci fa liberi. Chiediamo al Signore di darci il desiderio di ricolmare ciò che manca nella nostra vita”.