Cesena
Borello, educativa di strada e centro di aggregazione giovanile in parrocchia
Un bilancio dell'attività svolta assieme all'assessora Giorgia Macrelli: "Nel quartiere in un anno qualcosa è migliorato"
Dal 2024 nel quartiere di Borello è attivo il servizio di educativa di strada, con educatori presenti nei luoghi più frequentati dagli adolescenti, in particolare nell’area dell’hub di quartiere. Dopo una prima fase di osservazione e costruzione delle relazioni, il progetto si è consolidato e, dall’ottobre 2025, si è arricchito di un centro di aggregazione giovanile ospitato nei locali della parrocchia, aperto in orari pomeridiani come spazio strutturato di incontro e accompagnamento educativo. Ne parliamo con Giorgia Macrelli, assessora con delega alle Politiche giovanili del Comune di Cesena.
Perché è nato e come sta andando il progetto di educativa di strada nel quartiere Borello?
Gli educatori hanno iniziato le prime osservazioni nell’aprile 2024, con l’obiettivo di comprendere come si formano e si muovono i gruppi di ragazzi all’interno del quartiere. Questo è avvenuto dopo alcune tensioni registrate nell’hub, che avevano generato una relazione conflittuale tra i giovani che frequentano quegli spazi e una parte della comunità. Dopo l’incontro pubblico sulla sicurezza del 3 marzo dello scorso anno, si è avviata un’interlocuzione tra il servizio di educativa di strada e la parrocchia, che ha portato alla nascita di un centro di aggregazione giovanile negli spazi parrocchiali. Il centro è aperto il mercoledì e il venerdì dalle 15,30 alle 18,30, con la presenza fissa di due educatori, un uomo e una donna. Gli utenti sono soprattutto maschi, con un’età compresa tra i 13 e i 20 anni, anche se si registra una presenza crescente di ragazzi più giovani, provenienti dalla scuola media del quartiere. In parallelo si stanno integrando altre azioni: nei momenti in cui il centro non è aperto, la scuola organizza nell’hub corsi di potenziamento e attività di aiuto compiti, in modo da garantire un presidio educativo ogni pomeriggio.
Com’è nata l’alleanza tra parrocchia e educativa di strada?
Dopo l’incontro sulla sicurezza dello scorso anno si è ritenuto che l’hub non fosse il luogo più adatto per costruire un centro di aggregazione stabile. L’educativa di strada ha chiesto la disponibilità di spazi alla parrocchia, che ha accolto la proposta con grande apertura e spirito collaborativo. Pur non essendo frequentata abitualmente dai ragazzi intercettati e dagli educatori, la parrocchia ha dato un contributo importante. C’è stata piena disponibilità sia da parte dell’ex parroco don Emilio Solis sia dell’attuale parroco, don Giovanni Barduzzi, che ha partecipato anche all’incontro di quartiere del 13 febbraio scorso assieme ai consiglieri dove si è fatto il punto sull’educativa di strada. I ragazzi stessi hanno iniziato a prendere parte ad alcune iniziative della comunità: ad esempio hanno realizzato uno striscione per una festa sulla pace organizzata dalla parrocchia.
Quali bisogni dei ragazzi hanno portato all’attivazione dell’educativa di strada a Borello?
Il bisogno principale emerso è quello di essere visti e ascoltati da un adulto disponibile, capace di mettersi in relazione senza giudizio. Accanto a questo, c’è una forte esigenza di stare insieme, di avere uno spazio riconosciuto dove vivere l’adolescenza, una fase complessa, spesso attraversata da conflitti. Il rapporto che si crea con un educatore diventa significativo e spesso sono proprio i ragazzi a cercarli per aprirsi con loro. In alcuni casi i giovani sono stati indirizzati ai servizi di orientamento, come l’Informagiovani o il Centro per l’impiego. Con altri si è lavorato su difficoltà scolastiche o personali. I ragazzi socializzano i loro problemi e vengono accompagnati per superare le difficoltà.
In quali altri quartieri è attivo il servizio?
A Cesena è attivo il progetto Savana. Gli educatori effettuano uscite mattutine nella zona del Montefiore, dove incontrano ragazzi spesso assenti a scuola. L’obiettivo è instaurare una relazione, comprendere le ragioni dell’abbandono e immaginare insieme alternative possibili. Con alcuni giovani è stato realizzato un progetto fotografico che sarà inaugurato a breve al centro commerciale Montefiore. Il lavoro si svolge in stretta collaborazione con le scuole. Quest’anno è stato aggiunto un ulteriore tassello sul fronte della prevenzione della dispersione scolastica: insieme all’associazione Binario 5, legata alla gestione di Ciacaré, sono stati avviati laboratori all’interno degli istituti scolastici, con pacchetti di sei ore in aula e cinque in uscita per classe. I percorsi sono già stati realizzati in alcune classi del Macrelli e del Comandini. Si tratta quindi di un’azione ibrida, sia dentro sia fuori la scuola.

Com’è andato l’incontro del 13 febbraio a Borello dedicato anche all’educativa di strada?
L’incontro è stato molto proficuo perché ha chiarito in modo puntuale cosa fa l’educativa di strada. È stato spiegato che non si tratta di un intervento “bacchetta magica”, ma di un intervento sociale che richiede tempi lunghi: i risultati strutturali si vedono nell’arco di quattro o cinque anni. Tuttavia, alcuni miglioramenti sono già percepibili. Il presidente di quartiere Enrico Rossi ha sottolineato come dopo l’incontro sulla sicurezza del 3 marzo 2025 qualcosa sia migliorato: ad esempio il centro di aggregazione in parrocchia registra una presenza costante di almeno venti ragazzi, che per interi pomeriggi svolgono attività insieme ad adulti formati per stare insieme a loro. Sono state poste domande molto precise, anche da parte dei consiglieri di centrodestra, riguardo alla formazione degli educatori, alle attività svolte e ai contenuti trattati. È stato chiarito che l’approccio comprende anche temi come legalità, sicurezza, educazione alla cittadinanza, pace e cura degli spazi comuni, con un linguaggio adeguato ai ragazzi. Da ora in avanti si lavorerà su progetti più concreti, anche in collaborazione con altre realtà del quartiere. Il gruppo comprende giovani sia di Cesena sia di Mercato Saraceno. A breve ci sarà un confronto con l’assessora alle Politiche giovanili di Mercato Saraceno. La nostra Amministrazione è convinta che solo attraverso una collaborazione diffusa si possano affrontare con efficacia le criticità.
Oltre all’educativa di strada nei quartieri, cosa sta facendo il Comune per rafforzare il protagonismo giovanile e offrire ai ragazzi spazi concreti di partecipazione alla vita della città?
Al momento sono attive diverse progettualità sul protagonismo giovanile, con l’obiettivo di coinvolgere i ragazzi nelle decisioni che li riguardano e nel futuro della città. Un primo passo è la creazione di luoghi di incontro, soprattutto dove oggi mancano: spazi in cui i giovani possano ritrovarsi, confrontarsi con un adulto di riferimento e iniziare a immaginare progetti. Tra le iniziative in corso c’è “Orbita creativa”, un percorso avviato il 17 febbraio scorso e rivolto ai giovani dai 18 ai 35 anni. L’idea è offrire loro la possibilità di proporre progetti lavorando insieme ad altri coetanei. Si tratta di un processo partecipativo in cui il Comune mette a disposizione un budget per sostenere le idee che nasceranno. A fine marzo è prevista una tappa di “Youz” (percorso di incontro e confronto fra i giovani cittadini e l’istituzione regionale, ndr) allo Spazio Marte, dedicata alle politiche giovanili regionali. Si partirà da temi concreti e locali, come la mobilità nelle aree interne e le difficoltà legate agli orari dei mezzi pubblici. I contributi raccolti saranno poi portati all’attenzione della Regione per orientare le politiche future. L’obiettivo è non deludere le aspettative dei giovani: chiedere loro di partecipare significa anche essere credibili, dare seguito alle proposte e costruire un rapporto di fiducia. Il compito dell’Amministrazione è raccogliere queste energie e tradurle in azioni concrete e condivise.