Cardinale Camillo Ruini, il testamento spirituale: “Ti ringrazio Signore per la lunga vita e per la chiamata al sacerdozio”

Nel testo, ringrazia i tanti collaboratori dei suoi anni romani alla Cei e al Vicariato, e la “fedelissima Pierina”

Il cardinale Camillo Ruini è morto il 16 giugno all'età di 95 anni (foto Siciliani-Gennari/AgenSir)

“Per avermi fatto cristiano, per la chiamata al sacerdozio e per i miei tanti anni di prete e poi di vescovo”. Sono le parole con cui si apre il testamento spirituale redatto il 3 giugno 2016 e pubblicato dopo la sua morte, avvenuta il 16 giugno scorso.

Un atto di gratitudine

Il documento è un lungo atto di gratitudine che abbraccia tutta la vita del porporato: la famiglia di Sassuolo, il parroco e i formatori del Collegio Capranica e dell’Università Gregoriana, gli anni di sacerdozio e di insegnamento a Reggio Emilia, i vescovi Beniamino Socche e Gilberto Baroni.

Una grazia particolare è stata per lui la collaborazione con Giovanni Paolo II per più di vent’anni: “In lui ho sperimentato la tua presenza, Signore, ho potuto toccare con mano l’unione nella preghiera, il coraggio della fede che guida la storia, la capacità di amare e di perdonare”.

Ruini ringrazia anche i tanti collaboratori dei suoi anni romani – alla Cei e al Vicariato – e la “fedelissima Pierina” che lo ha accudito con dedizione.

Sul denaro ricevuto nel corso della vita, precisa di non aver “incrementato i beni di famiglia, destinando il superfluo ad aiutare persone in difficoltà”. Rivolge infine una supplica alla Vergine Maria: “Intercedi perché l’amore di Dio riempia il mio cuore e mi doni libertà vera”.