Diocesi
Catechesi di Quaresima. La ricetta del vescovo contro le tentazioni: “Siate santi”
Chiesa di San Vittore gremita ieri sera per la prima della cinque serate in preparazione alla Pasqua. "Stiamo diventando schiavi di ciò che abbiamo e di ciò che potremmo avere - ha aggiunto il presule -. Cosa ci manca oggi, qui in Emilia Romagna?"
Una meditazione sulle letture della domenica. Sarà così per cinque lunedì di fila
Chiesa di San Vittore gremita di fedeli. Dio si svela nella storia
In cammino verso la Pasqua, sulle orme di Gesù. Con l’aiuto delle letture della domenica precedente. Detta la linea il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, per il ciclo di catechesi quaresimali che si è aperto ieri sera nella chiesa parrocchiale di San Vittore (Cesena) gremita di fedeli. “Il Mistero si svela ogni volta che ascoltiamo una nuova pagina di Vangelo”, dice il presule, commentando il brano delle tentazioni. “Quante volte l’abbiamo ascoltato”, eppure ogni volta aggiunge qualche elemento nuovo. “Dio si svela nella storia. Dove sei Signore, ci chiediamo. Il Signore è nella Chiesa e questa si svela attraverso i volti di uomini e di donne, giovani e ragazzi che mostrano il volto di Dio”.
Gesù è vero Dio e vero uomo
Il brano relativo alle tentazioni, spiega l’arcivescovo, segue quello del battesimo di Gesù al fiume Giordano. In quell’occasione Dio l’ha rivelato (questo è il mio figlio prediletto, ascoltatelo) e lo Spirito Santo è sceso su di lui. Il Padre l’ha rivelato come figlio. Gesù è vero Dio e vero uomo. “E l’umanità di Cristo – aggiunge monsignor Caiazzo – è importante, altrimenti non capiamo le tentazioni”.
Dio è relazione
È lo Spirito Santo che spinge Gesù ad andare fino al deserto, il luogo in cui il Padre parla ai suoi figli. I 40 giorni rappresentano un tempo di purificazione, ma può essere anche un periodo nel quale ci si perde, come accadde al popolo di Israele guidato da Mosè, in uscita dall’Egitto. Rimase nel deserto per 40 anni. “Dio non è il cellulare e neppure internet da interrogare. Dio è una relazione da padre a figlio, un rapporto tanto umano da apparire divino”.
Lo Spirito Santo ci aiuta
Il vescovo scruta la realtà e vede genitori divisi tra quelli moderni, che lasciano fare tutto, e quelli all’antica, che dicono ancora dei no. La vera questione, aggiunge, “è la relazione. Come padre sei capace di dare tutto te stesso per il bene di tuo figlio? Lo Spirito Santo ci può aiutare a percorrere strade che non avremmo mai immaginato”.
Il demonio si presenta come amico
Tornando al brano delle tentazioni, il presule spiega che anche Gesù, dopo 40 giorni nel deserto, ebbe fame. “Allora si presenta il demonio. E come si presenta? Non come un avversario, ma come amico. Gesù è invitato dal tentatore a usare Dio secondo le proprie esigenze. Ma il nostro non è un Dio miracolista e Gesù non si mette a discutere con il demonio perché con il demonio non si discute”.
La nostra fede non è miracolismo
Fede e miracoli a confronto. “La nostra fede – dice con forza il vescovo – non è basata sul miracolismo. Gesù non è venuto al mondo per fare miracoli. E il Dio nel quale credo non è quello a cui faccio telefonate. Non è il dio-magia, ma è un rapporto tra figlio-padre-madre. Ci ribelliamo di fronte alla sofferenza, all’insorgere di un tumore. Con la preghiera, anche se non otteniamo il miracolo, una persona raggiunge una pace che viene dall’alto”. Dio vuole forse la nostra morte? Questa è conseguenza del peccato, dell’aver mangiato del frutto dell’albero, come si è ascoltato nella prima lettura dalla Genesi. Il peccato fa arricchire, ammonisce l’arcivescovo, sulle spalle degli altri. Non si parlano linguaggi di riconciliazione. “Questo è terribile”, commenta monsignor Caiazzo. “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, come indica il titolo della serata di catechesi.
Il diavolo è divisione. Il suo terreno è la nostra paura
Il diavolo distorce la scrittura, la gira a modo suo. Conduce Gesù sul pinnacolo del tempio e gli dice di buttarsi di sotto, tanto qualcuno verrà a salvarlo. Si sfida Dio. “C’è un bestemmiare contro la speranza, la pace, la fiducia. – dice il vescovo -. Bisogna uscire dall’idolatria” di un dio fatto a nostra misura. “Il demonio indica divisione, ti tiene lontano dal padre, ti dice che devi prendere il suo posto. L’intento del diavolo è chiaro: vuole separare e noi ci cadiamo. Il suo terreno fertile è la nostra paura”.
Idolatria è diventare schivi delle cose del mondo
In alto il mondo appare più bello. “Se ti prostri sarà tutto tuo. Come è possibile? Anche Gesù, come uomo, potrebbe cadere – continua il presule -. Ma la sua risposta è chiara: non tentare il Signore Dio tuo. Così il demonio se ne andò. Anche noi possiamo cadere in tentazione. L’idolatria è diventare schiavi delle cose del mondo”.
Ciò che abbiamo o vorremmo avere ci divide
Il vescovo cita la televisione e i programmi che parlano di vincite, di denaro, di fortune costruite con facilità. “Stiamo diventando schiavi dei possedimenti, di ciò che abbiamo e potremmo avere. Perdiamo il gusto di stare tra noi quando ci sono interessi in gioco. I beni ci dividono, se viviamo in funzione di essi”.
Quanti sono insoddisfatti?
Cosa ci manca oggi, specie qui in Emilia Romagna, luogo nel quale il benessere è alto? Monsignor Caiazzo lo chiede ai tanti presenti in chiesa e ai tantissimi collegati tramite i nostri social Facebook e Youtube. “Il problema – fa notare – è come usiamo il denaro. Quanta gente è insoddisfatta, nonostante qua non manchi nulla. Quante le sofferenze, quanti i suicidi”. Allora, “cosa c’è che non va? Stiamo vivendo nella cultura della morte e siamo prigionieri della morte stessa. Manca la ricchezza spirituale che ti fa godere di quello che hai. Siamo diventati idolatri”.
La ricetta? Siate santi
La ricetta da adottare qual è? “Siate santi – dice monsignor Caiazzo -. Se non volete diventare santi, cosa volete diventare? Questo è il tempo opportuno, il tempo della letizia. Il tempo di venire fuori”, allo scoperto, senza più paure, per vincere ogni tentazione.