Cesena
Cesena, sciopero del 30 ottobre. Circa 300 studenti in corteo: «Manifestiamo per il nostro futuro»
Il corteo studentesco "Facciamo Rumore" è sceso in piazza
Piazza del Popolo è colorata dalla presenza dei ragazzi del corteo studentesco che si è dato appuntamento oggi, venerdì 30 ottobre, per partecipare allo sciopero generale, come si legge anche nel comunicato stampa firmato dal corteo “Facciamo rumore”. L’iniziativa, spiegano, nasce sull’onda “delle proteste nate in Francia che ha travolto tutta l’Europa, coinvolgendo anche l’Italia. Una nuova generazione ha alzato la testa e ha deciso di fare rumore”.
“Facciamo Rumore”
Oggi venerdì 30 ottobre, anche gli studenti di Forlì-Cesena sono scesi in piazza per aderire allo sciopero generale “manifestando pacificamente”, sottolineano in un comunicato stampa i promotori del corteo studentesco “Facciamo Rumore”. Gli studenti presenti in piazza del Popolo circa mezz’ora fa erano intorno ai 300. Il corteo era partito dai Giardini Ex.tra Arrigoni alle 8 per attraversare la città.
Le ragioni della protesta: salari, costo della vita e scelte del governo
Ma che cosa li ha spinti a partecipare? E le immagini degli episodi di violenza verificatisi in questi giorni in diverse città italiane hanno suscitato in loro timore? «Non ho paura – risponde V.L., studentessa del liceo Monti presente in piazza del Popolo – perché le immagini diffuse in tv e sui social raccontano soltanto una parte di quello che sta succedendo, non raccontano invece tutte le proteste pacifiche che ci sono e ci sono state. È giusto manifestare per far arrivare le nostre idee al governo».
Dello stesso avviso S.P., anche lei studentessa del liceo Monti: «Sono scesa in piazza perché la protesta è stata presentata fin da subito come pacifica e distante dagli episodi di violenza avvenuti nelle grandi città. Quelli rappresentano una realtà minoritaria, alla quale però viene data molta visibilità, anche per strumentalizzare i fatti».
La fiducia nella possibilità che la mobilitazione possa produrre cambiamenti concreti, ci spiegano le ragazze, non è molta, ma questo non significa che manchi la volontà di far sentire il proprio dissenso. «Non sono necessariamente fiduciosa – dice V.L. – ma penso che manifestare sia il massimo che possiamo fare per esprimere il nostro dissenso. Personalmente protesto contro un Governo che finanzia le cose sbagliate, mentre la maggior parte dei cittadini sta affrontando la crisi economica». Tra le questioni che sollevano questi ragazzi ci sono il costo della vita, gli stipendi troppo bassi e le difficoltà economiche di chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. «La fiducia è poca, ma la speranza che qualcosa possa cambiare è tanta – aggiungono le due ragazze -. Manifestiamo per le persone che vengono pagate poco e devono fare i conti con prezzi sempre più alti, mentre gli stipendi non aumentano. Pensiamo a chi non riesce a vivere dignitosamente, ma anche ai ragazzi “fuori sede” che faticano a sostenere le spese. E poi ci sono situazioni assurde che andrebbero denunciate. Al Sud, per esempio, ci sono problemi con il carburante, ma sembra che nessuno ne parli e che il governo non se ne occupi. Troviamo assurdo, inoltre, che non sia ancora stato approvato il salario minimo».
Scuola e diritto allo studio, le preoccupazioni dei ragazzi
La loro protesta, sottolineano non riguarda soltanto le questioni economiche e politiche generali, ma anche i problemi concreti che interessano i giovani e il mondo della scuola. «Noi – spiega V.L. – non viviamo direttamente la realtà più difficile della scuola e i problemi che ci sono anche in alcuni istituti di Cesena. Al Monti non abbiamo particolari problemi di infrastrutture, perché è una scuola nuova. Riconosciamo però che manchino i fondi. Molti ragazzi sono qui anche per questo: ci sono tanti studenti del Comandini oggi che protestano perché hanno avuto problematiche legate all’edificio scolastico».
«La mobilitazione certo riguarda la società – aggiunge S.P. – ma siamo qui anche per noi giovani. Si sta parlando del nostro futuro e, se si continua così, sarà sempre più difficile riuscire ad averne uno e non solo, ma sarà difficile avere un futuro che sia anche dignitoso. Manifestiamo ma oggi questa voce non viene ascoltata». Tra le preoccupazioni maggiori c’è anche il diritto allo studio universitario. «Per affrontare gli studi servono tanti soldi, tra affitti e tasse universitarie – dice ancora L.V. -. Oggi abbiamo sentito dire che le tasse universitarie in Italia sono tra le più alte in Europa. Questi aspetti, nella prospettiva di chi deve andare all’Università, come anche noi il prossimo anno, finisce per incidere anche sulla qualità della vita. Conosco persone che non possono frequentare il corso di studi che vorrebbero perché, per farlo, dovrebbero trasferirsi fuori sede e non hanno le risorse economiche per affrontare l’affitto ».
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