Dall'Italia
“Esci da quella stanza”. Alberto Pellai e Barbara Tamborini: “Riportiamo i nostri figli nella vita reale”
Lo psicoterapeuta sarà venerdì 14 novembre a Palazzo Ghini per l'incontro "Allenare alla vita". Sarà trasmesso in diretta sui canali social del Corriere Cesenate
Gli autori del saggio lanciano un appello urgente ai genitori: il mondo digitale sta risucchiando i nostri figli. Tra social, videogame e manipolazioni, occorre restituire loro l’infanzia e l’adolescenza favorendo esperienze e relazioni in presenza per proteggerli dai rischi invisibili e riportarli nel mondo reale.
Un “grido d’allarme”. A Cesena l’incontro con Pellai
Nel saggio “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo” (Mondadori, 2025), Alberto Pellai e Barbara Tamborini affrontano con lucidità una delle sfide educative più urgenti del nostro tempo: l’impatto del digitale sulla crescita emotiva, cognitiva e relazionale di bambini e adolescenti. Il libro è un grido d’allarme, ma anche una guida concreta per genitori e educatori che vogliono agire in modo consapevole. Lo psicoterapeuta Alberto Pellai sarà venerdì 14 novembre alle 21 nel salone di Palazzo Ghini, in corso Sozzi 39, a Cesena. Nell’appuntamento, aperto a tutti, dal titolo “Allenare alla vita” incontrerà genitori, insegnanti ed educatori di adolescenti. Dialogherà con l’esperto Domenico Tallarico, rettore delle scuole del Sacro Cuore. L’incontro sarà trasmesso in diretta sui canali social del Corriere Cesenate (Facebook e Youtube).

“Esci da quella stanza”: un titolo provocatorio
Adolescenza digitale: chiusi in cameretta, lontani dal mondo. Il titolo del saggio è una provocazione. Oggi, il comando “va’ in camera tua” non è più una punizione, osservano gli autori, ma un premio. I ragazzi si rifugiano nelle loro stanze, immersi in smartphone, social e videogame. Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, e Tamborini, psicopedagogista, marito e moglie genitori di quattro figli, spiegano come questo isolamento volontario nasconda pericolose insidie: contenuti estremi, relazioni tossiche, esperienze emotive precoci e destabilizzanti. Le relazioni tra pari, mediate da chat e social, diventano terreno fertile per bullismo, esclusione e vergogna. Il confine tra reale e virtuale si dissolve e il ritiro sociale si diffonde in modo silenzioso.
Il riferimento alla serie Tv “Adolescence”
“Adolescence”: quando il virtuale contamina il reale. Gli autori citano la serie Tv Adolescence in cui un tredicenne è sospettato dell’omicidio di una compagna. La trama evidenzia come i giovanissimi della Gen Z siano immersi in dinamiche aggressive, spesso senza comprenderne il senso. Il virtuale – avvertono – anticipa esperienze che dovrebbero arrivare più tardi, mentre gli adulti, inconsapevoli o distratti, non ne colgono i segnali.
La dipendenza da videogame
Videogame e dipendenza, la trappola dopaminergica. Una sezione cruciale del libro è dedicata ai videogame, in particolare a titoli come Fortnite. Gli autori spiegano come questi giochi siano progettati per attivare i circuiti della gratificazione istantanea, generando dipendenza. Il cervello produce dopamina e il giocatore entra in un circolo vizioso difficile da interrompere. Le testimonianze di genitori di preadolescenti raccontano di crisi emotive e reazioni violente quando si tenta di limitare il tempo di gioco.
Desensibilizzazione, normalizzazione e glamourizzazione
Pellai e Tamborini analizzano tre processi cognitivi amplificati dai social media. Anzitutto la “desensibilizzazione”, che avviene quando l’esposizione continua a contenuti contrari ai propri valori riduce la sensibilità emotiva. La “normalizzazione”, quando ciò che è estremo (nudità, turpiloquio, bestemmie) diventa “normale”. Infine la “glamourizzazione” che avviene quando pratiche nocive come chirurgia estetica estrema, gioco d’azzardo, comportamenti pericolosi, alcol e droghe vengono presentate come buone e desiderabili. Secondo i due autori, questi meccanismi alterano la percezione dei giovanissimi, rendendoli vulnerabili a messaggi manipolatori e a modelli distorti.
La metafora del gatto e la volpe
Una potente metafora irrompe a questo punto nel libro: “Gli occhi con cui vengono guardati i nostri figli sono quelli del gatto e della volpe”. Il sistema digitale, con il suo marketing strategico, sfrutta in modo predatorio la vulnerabilità dei minori per generare profitti. I social non sono solo strumenti di comunicazione, ma vere e proprie macchine di manipolazione, avvertono Pellai e Tamborini.
Il pensiero critico come “antidoto”
Dopo quest’articolata analisi, gli autori incoraggiano i genitori a mettere in campo una strategia educativa chiara, capace di decodificare i social come strumenti di marketing aggressivo. Il pensiero critico diventa antidoto: solo comprendendone i meccanismi di manipolazione è possibile contrastare l’insicurezza e la bassa autostima alimentate nei giovanissimi dal mondo digitale.
Una guida concreta per genitori
Il volume non si limita alla denuncia, ma offre strumenti concreti: stabilire regole chiare sull’uso di smartphone e social; introdurre il pensiero critico; monitorare i contenuti frequentati dai figli mantenendo un dialogo aperto e non giudicante; promuovere esperienze nel mondo reale: sport, volontariato, oratorio, amicizie vissute in presenza. Importante, inoltre, “fare squadra” tra genitori e adulti di riferimento condividendo esperienze educative efficaci per sostenersi in modo reciproco. “Esci da quella stanza” è molto più di un libro: è un manifesto educativo, un invito urgente a riaprire le porte delle camerette e a costruire ponti tra generazioni. Non offre soluzioni magiche, ma una bussola per orientarsi nel caos digitale. Pellai e Tamborini ci ricordano che educare oggi significa conoscere il mondo virtuale, decodificarlo e aiutare i nostri figli a viverlo con consapevolezza, senza che diventi un abisso in cui perdersi.
www.agensir.it