Dal Mondo
G7, da mezzo secolo i leader delle principali democrazie industrializzate a confronto sulle sfide mondiali
In Francia, sulle rive del lago di Ginevra, l'appuntamento annuale nel corso del quale vengono affrontate le questioni emergenti su scala globale
Dal 15 al 17 giugno prossimi i Capi di Stato e di Governo di Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America e i rappresentanti dell’Ue si ritroveranno a Évian-les-Bains
Il Gruppo dei Sette
Un forum informale che riunisce i leader di Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America – all’origine i Paesi avanzati con il maggior Prodotto interno lordo (Pil) – per affrontare le questioni più rilevanti che emergono su scala globale. Questo è da mezzo secolo il Gruppo dei Sette (solitamente abbreviato in G7), la cui formalizzazione è avvenuta solo nel 1986.
Il vertice venne convocato per la prima volta nel 1975 a Rambouillet, in Francia, quando i Capi di Stato e di Governo degli allora sei Paesi più industrializzati – il Canada fu ammesso l’anno successivo – vollero costituire una piattaforma di cooperazione economica e finanziaria in risposta alla crisi energetica del 1973. A partire dal 1977 al tavolo poté sedersi anche la Comunità economica europea, poi diventata Unione europea: inizialmente con un ruolo circoscritto agli ambiti di propria competenza esclusiva e poi, a partire dal Summit di Ottawa del 1981, come invitato permanente ha partecipato a tutte le discussioni dei Vertici, rappresentata dal presidente della Commissione e dal presidente del Consiglio, senza esercitare mai la Presidenza di turno del G7.
Luogo di confronto tra le maggiori democrazie del mondo
Nato in un periodo di profonde turbolenze economiche e geopolitiche, il G7 rappresenta ancora oggi uno dei principali luoghi di confronto tra le maggiori democrazie industrializzate del mondo al quale, negli anni, si sono affiancati altri formati: in particolare il G8, dal 1998 al 2014, con la partecipazione della Federazione Russa e dal 1999 il G20, che amplia la rappresentanza alle principali potenze emergenti, coinvolgendo anche Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Sudafrica e Turchia. Stando ai dati elaborati dal Fondo monetario internazionale, le economie nazionali dei Paesi del Gruppo dei Sette oggi pesano per circa il 28 per cento del Pil globale e meno del 10 per cento della popolazione del pianeta. Il G20, invece, rappresenta più dell’80 per cento del Pil mondiale e il 60 per cento della popolazione totale.
Con il passare dei decenni il Vertice – organizzato di volta in volta in uno Stati membri – ha ampliato progressivamente la propria agenda.
Finanza, terrorismo, povertà, ambiente e cambiamento climatico, migrazioni
Alle questioni economiche e finanziarie si sono aggiunti temi come il terrorismo e la sicurezza internazionali, la lotta alla povertà, il commercio, l’ambiente e il cambiamento climatico, la salute globale, le migrazioni, lo sviluppo sostenibile e l’energia. Nella riunione organizzata due anni fa dall’Italia a Borgo Egnazia (Savelletri di Fasano), in Puglia, papa Francesco ha partecipato alla sessione sull’intelligenza artificiale.

(Foto Vatican Media/SIR)
L’Italia ha ospitato sette edizioni
Finora i Capi di Stato e di Governo si sono ritrovati una volta l’anno e l’Italia ha ospitato sette edizioni del Vertice (1980 a Venezia, 1987 a Venezia, 1994 a Napoli, 2001 a Genova, 2009 a L’Aquila, 2017 a Taormina e 2024 a Borgo Egnazia). La preparazione dei lavori viene coordinata dalla Presidenza di turno, che fissa l’agenda, decide se e quali Organizzazioni internazionali, Paesi terzi e rappresentanti della società civile coinvolgere e si assume il compito di organizzare e ospitare le riunioni preparatorie nonché le varie riunioni a livello ministeriale.
Dal 15 al 17 giugno prossimi il G7 si incontrerà in Francia, a Évian-les-Bains, nel dipartimento dell’Alta Savoia, dove si era già svolto nel 2003 (in formato G8).
Laboratorio politico dove si cercano convergenze
Pur non essendo un organismo internazionale dotato di una struttura permanente o di poteri vincolanti, il G7 è divenuto un importante laboratorio politico nel quale i leader cercano convergenze su questioni che interessano la comunità internazionale attraverso un confronto aperto tra Paesi che, forse oggi meno che in passato, condividono una sintonia politica manifestando a volte – in virtù delle amministrazioni in carica – un non completo accordo su alcuni dossier. A decretare il pieno successo del Vertice è l’approvazione della Dichiarazione finale congiunta per la quale si prodiga, anche attraverso il lavoro degli sherpa, la Presidenza di turno; l’anno scorso, in Canada, i leader non trovarono un’intesa complessiva e sottoscrissero sette dichiarazioni distinte su crisi tra Iran e Israele, repressione transnazionale, Intelligenza artificiale per la prosperità, materie prime critiche, migranti, incendi e tecnologie quantistiche.