Cesena
Gli otto “santi” che scrissero la Costituzione
Il vaticanista Luigi Accattoli ha gettato una nuova luce sui legami tra De Gasperi, Giordani, La Pira, Lazzati, Medi, Zaccagnini, Dossetti e Moro
Abbinare la politica alla santità non è un’impresa impossibile. Otto persone, ottant’anni fa, hanno servito in Parlamento gettando semi colmi di valori sulla carta che sta alle basi della nostra Repubblica: la Costituzione.
A questi personaggi straordinari è dedicato il libro “Otto alla Costituente. Gli uomini di Dio che hanno fondato la Repubblica”, che il vaticanista di lungo corso Luigi Accatoli (co-autore del volume) ha presentato ieri sera al palazzo del Ridotto di Cesena, incalzato dalle domande del direttore del Corriere Cesenate Francesco Zanotti.
«Questo libro illumina l’anima cristiana della democrazia italiana – ha commentato Damiano Zoffoli, presidente dell’associazione Zaccagnini, promotrice dell’evento – e invita a riscoprire la politica come vocazione al servizio, responsabilità morale e possibile cammino di santità. Otto testimoni veri, guide autorevoli senza essere capi».
Sulla via della santità
Queste otto figure, già allora riconosciute come esemplari, sono: Alcide De Gasperi (65 anni al momento dell’elezione), Igino Giordani (51 anni), Giorgio La Pira (42), Giuseppe Lazzati (36), Enrico Medi (35), Benigno Zaccagnini (34), Giuseppe Dossetti (33), Aldo Moro (29).
A oggi nessuno degli otto è “santo” in senso stretto. Ma la Chiesa ha già assegnato a cinque di essi lo stato di “venerabile” (La Pira e Lazzati) o “servo di Dio” (De Gasperi, Giordani, Medi), primi gradini sulla scala della santità, lasciando la porta aperta agli altri tre.
«Zaccagnini, Dossetti e Moro sono senza causa per ragioni estrinseche – ha spiegato Accattoli –. La meriterebbero. Per Moro fu addirittura scelto il postulatore, ma non si proseguì a causa delle divisioni nella famiglia. Per Dossetti la comunità da lui fondata, la Piccola famiglia dell’Annunziata, si rifiuta di avanzare domanda ritenendo che lui non avrebbe gradito. Mentre di Zaccagnini ricordiamo come il cardinale Tonini, suo ultimo vescovo, lo abbia ripetutamente definito “Santo”».
Accattoli è il “padre” dei vaticanisti italiani, con all’attivo ben 105 viaggi apostolici al seguito dei pontefici: «Nel corso dei decenni ho molto scritto sui “testimoni della fede”, pubblicando circa 1200 profili in cinque volumi. Ma avevo sempre evitato di scrivere di politici, temendo divisioni, per lo stesso motivo per cui Paolo VI bloccò le cause di canonizzazione dei martiri della guerra civile spagnola. In questo caso però ho scelto gli otto presenti alla Costituente in odore di santità. Non c’è mai stato un Parlamento che abbia avuto otto membri di così specchiata vocazione cristiana».
Laici consacrati e impegno nella Fuci
Nel corso della serata sono emersi alcuni “fili rossi” che legano in modo invisibile questi personaggi: «Sono tutti in comunione… la comunione dei santi. Io li considero già tali. E poi ci sono alcuni fatti. A un certo punto, a metà anni ’40, La Pira, Dossetti e De Gasperi abitano tutti nella stessa casa, dove abita anche Giovanni Battista Montini, sostituto alla segreteria di Stato, futuro Papa Paolo VI. Ma Montini è in rapporto con tutti gli otto, li segue in ogni passo. Manda delle note, protegge De Gasperi dal Partito romano (che lo riteneva “cedevole” nei confronti delle forze laiche), passa loro i biglietti di Pio XII».
Altri intrecci importanti sono quelli della Fuci (gli universitari di Azione Cattolica) e della scelta di alcuni degli otto di prendere i voti da laici: «Padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica, negli anni ’30 ha consacrato come Milites Christi La Pira, Dossetti e Lazzati, impegnati al celibato, alla povertà, all’obbedienza al vescovo. Nel gruppo erano poi tutti figli della Fuci, a parte De Gasperi, anche se non tutti erano iscritti formalmente. Moro fu anche presidente nazionale della Fuci, mentre Zaccagnini presentò Moro ai fucini bolognesi».
L’obbedienza all’autorità ecclesiastica giocò un ruolo importante: «Anche a Medi e Zaccagnini, così come a Lazzati, la candidatura fu imposta dai vescovi. Fanno quello che non vogliono fare, e questo è significativo dal punto di vista della vocazione cristiana».
I santi si trovano ovunque
La santità dei politici non si lega all’essere di una parte o dell’altra. «Qui abbiamo dei santi – ha ribadito Accattoli –. E i santi non sono tutti di una parte: possono essere di centro, centrosinistra o centrodestra. De Gasperi definì la Democrazia Cristiana “un partito di centro che si muove verso sinistra”. Ma il gruppo comprende anche Enrico Medi, scienziato che studiò fisica nucleare con Fermi e fu vicepresidente Euratom, per diventare poi il primo divulgatore scientifico della Rai e commentatore dello sbarco sulla Luna. A differenza degli altri sette, Medi è il più destrorso, un cattolico di centro che guarda verso destra. Fu anche promotore del referendum per l’abrogazione sulla legge del divorzio, mossa che vedeva in netta contrarietà Moro e Lazzati. Nonostante visioni diverse, anche Medi è un “santo”».
Una santità diffusa anche a livello geografico: «Quel gruppo rappresenta l’Italia intera. Provenivano dal Trentino, da Milano, dalla Liguria, dalla Romagna, dalla Sicilia, dalle Marche, dal Lazio e dalla Puglia».
L’apporto ai lavori della Costituente
Alla fine della Seconda guerra mondiale l’Italia si trovò fare i conti con il proprio passato e con vent’anni di regime fascista: «Il paese aveva subito morti in guerra, morti per fucilazioni o rastrellamenti, la promozione di leggi razziali spontaneamente, senza imposizioni tedesche, a differenza di altre nazioni. La comunità cattolica italiana in quel frangente storico drammatico elegge persone, da ogni dove, per costruire una piattaforma di vita democratica sicura, che abbia anche il verbo cristiano nella sua matrice» ha ricordato Accattoli.
Tra gli otto eletti all’Assemblea costituente (che operò dal giugno 1946 al gennaio 1948) «i costituzionalisti veri sono tre: Moro, La Pira, Dossetti, membri della commissione dei 75, che istruiva i testi, passati poi al Comitato dei 18 per la redazione. Contribuiscono in particolare all’articolo 1, mentre sull’articolo 7 ottengono il consenso di Togliatti e del Partito comunista italiano alla costituzionalizzazione dei patti Lateranensi. L’apporto dei cattolici è stato determinante negli articoli sulla famiglia e sulla scuola. In generale, hanno lavorato tutti molto bene».
Le otto figure
Accattoli, su richiesta di Zanotti, ha tratteggiato poi i personaggi in breve (saltando Medi, di cui già aveva detto).
«De Gasperi è il patriarca. Una figura ancora non completamente intesa. Parlamentare a Vienna, prima della Grande Guerra, segretario del Partito Popolare di don Sturzo, incarcerato come antifascista, esule in Vaticano e impiegato alla biblioteca Vaticana. Nel 1935, pensando di essere vicino alla morte, scrive alla figlia, già allora che la Provvidenza indicava la necessità di tenere uniti i paesi europei».
Igino Giordani, cofondatore dei focolarini è «un libertario, un fantasista di Dio. Ha scritto romanzi, saggi di dottrina sociale della Chiesa, è un dilettante che si butta. Un pacifista per ragioni evangeliche. Si batte contro l’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. Eppure, sul Carso non si tira mai indietro: partecipa ad ogni carica, pur sparando in alto “per non uccidere figli di Dio”. Gli sarà concessa la medaglia d’argento al valor militare e, da parlamentare, a fine anni ’40 presenterà la prima proposta di legge sull’obiezione di coscienza».
Giorgio La Pira, definito da Accattoli «Il mio personaggio per la santità» è «a mio parere la figura più bella di questi otto. Io, secchione moderatissimo, mi sono innamorato di lui conoscendolo ai tempi della Fuci, all’inizio degli anni ’70. Eravamo molto contestatori, ma quando arrivavano La Pira e Moro li presentavamo in giacca e cravatta».
Il giornalista ricorda come rispose La Pira ad Amintore Fanfani che, da ministro dell’Interno, gli contestava di aver partecipato da sindaco di Firenze all’occupazione di una fabbrica: «Disse “io sono un libero anarchico a Dio solo soggetto”». Siciliano d’origine e toscano d’adozione, La Pira non si curava troppo delle convenzioni: «Nonostante la contrarietà del suo partito, prova a proporre l’intitolazione della Costituzione a Dio. Gli altri Dc gli danno del matto ma lui presenta lo stesso la proposta, finendo l’esposizione “con un largo segno di croce al termine di un discorso stranissimo”, come annota sbigottito nel suo diario il filosofo Benedetto Croce».
Giuseppe Lazzati èuno dei tre consacrati laici: «Povero per scelta, pur provenendo da una famiglia facoltosa. Si presenta candidato alla Costituente perché richiestogli dal cardinale di Milano Schuster. Non avrebbe avuto alcuna intenzione di fare politica, sentiva che la sua vocazione era l’educazione dei giovani. In tempo di guerra era stato deportato in Germania, come militare. Lì sceglie di non aderire alla repubblica di Salò, convincendo tutti a restare nel Lager. Un gesto giustificato dal fatto che “La nostra patria deve liberarsi dall’infamia di aver accompagnato il nazismo”. Resterà prigioniero 22 mesi, patendo la fame. Le sue scuole serali convincono molti militari e alla fine saranno 600mila gli italiani deportati nei lager a non aderire alla Rsi».
Di Giuseppe Dossetti «resistente senza armi, costituente, poi monaco, prete e collaboratore del cardinale Lercaro al Concilio», Accattoli ha ricordato il discorso tenuto nel ricevere la cittadinanza onoraria di Bologna. «Disse che tra le persone a cui doveva molto c’era Aldo Moro “mio collaboratore alla Costituente che con la sua capacità giuridica ha dato un grande contributo”».
Proprio Aldo Moro è stato definito da Accattoli un «personaggio per il futuro. Rivendica la capacità di scelta dei cattolici, contro le opposizioni della Cei sia al primo centro sinistra degli anni ’60 che all’apertura al Pci poi. All’indomani del referendum sul divorzio, perso dai cattolici, dice al Consiglio nazionale Dc: “È stata una imprudenza proporlo. La testimonianza cristiana va data nel libero consesso della società civile, non attraverso le leggi”». Per Moro il cristiano si deve adoperare a non accontentarsi mai, agendo perché si modifichi tutto in meglio, contro le ingiustizie e la non libertà.
Di Benigno Zaccagnini è stato ricordato il nome scelto negli anni della lotta al nazifascismo: «Quando entra nella Resistenza lui, già tenente medico, prende il nome di battaglia di Tommaso Moro. Una scelta, quella del Santo inglese, argomentata decenni dopo per la “sua rigorosa distinzione tra le prerogative dello Stato e quelle della Chiesa. L’utopia dell’eguaglianza tra gli uomini. L’assoluta fedeltà alla Chiesa”».
Anche di Zaccagnini è stata ricordata una lettera scritta alla vigilia di una importante operazione chirurgica, il suo testamento spirituale: «uno dei testi più belli per un cristiano alla metà del secolo scorso. “Il dono della vita è veramente un dono meraviglioso, prezioso, grande. E io devo dire che, a conclusione, questo dono l’ho ricevuto con grande piacere e, nonostante le sofferenze che non ci sono mancate, passate e prevedo anche future, mi sono divertito a vivere… Ne ho provato il gusto, qualche volta veramente pieno e profondo, con gioia, serenità e pace”. E nel passaggio di saluto rivolto ai familiari: “Non vi lascio, figli miei, non so come, ma come sono certo di morire, così sono certo di restare unito a tutti voi. Tutti insieme ringraziamo il Signore per il dono della vita e per la grazia del donare, del poter aiutare il prossimo. Tutto dobbiamo a te, o Signore, e tutti torniamo a te. Tutto è gloria tua e tutto è grazia tua”».
Di Zaccagnini è stato anche ricordato come, pur avendo servito il paese in undici legislature (oltre agli incarichi di Governo e di Partito), non abbia mai preso una casa a Roma: «Voleva restare legato alle sue radici ed essere referente della sua comunità di appartenenza. A scapito della sua carriera: trasferendosi a Roma avrebbe potuto fare molto altro e di più».
Cattolici uniti dai santi
L’incontro organizzato dall’associazione Benigno Zaccagnini di Cesena ha visto il coinvolgimento e la collaborazione di diverse associazioni del mondo cattolico: Agesci Cesena (Scout), Azione Cattolica Cesena-Sarsina, Centro culturale “Il Gabbiano”, Movimento dei Focolari. E questo, per il presidente della Zaccagnini Damiano Zoffoli: «È uno dei miracoli da annoverare. Questa sera abbiamo riunito cinque organizzazioni cattoliche diverse tra loro. Questi uomini ci hanno riuniti tutti, un grande valore».
