I funerali della preside Dea Campana. Don Giovanni Savini: “Esempio di fede e di tenacia”

Chiesa troppo piccola a Tipano per le esequie dell'ex preside del Versari-Macrelli e del liceo "Righi". Le parole nell'omelia e nei ricordi dei preti insegnanti di religione

Chiesa di Tipano: don Stefano Pasolini incensa la salma della preside Dea Campana.
Chiesa di Tipano: don Stefano Pasolini incensa la salma della preside Dea Campana.

Stretti in un abbraccio attorno al marito Mario, ai figli Massimiliano, Lorenza e Valentina, e alla nipote Bianca

Tantissima gente in chiesa e fuori

Chiesa troppo piccola, a Tipano, per i funerali della preside Dea Campana deceduta mercoledì scorso, 28 ottobre (cfr pezzo al link qui sotto). Oggi pomeriggio nell’antica pieve immersa nella campagna cesenate ai piedi della collina, nella quale risuonano le note dei violini che eseguono l’Ave Maria di Schubert e di Gounod.

Tanti dal liceo “Righi” e dal “Versari-Macrelli”

Dentro e fuori ci sono tantissimi insegnanti e dipendenti del liceo Scientifico “Righi” e dell’Istituto professionale “Versari-Macrelli, scuole nelle quali la dirigente ha prestato servizio per quasi 20 anni. Ci sono anche diversi presidi: Lorenza Prati che le è subentrata al “Righi”, Luigi Pasini e Simonetta Bini entrambi ex del liceo “Monti”, il vicepreside del “Righi” Marino Mengozzi. È molto numerosa anche tanta gente comune, dagli ex studenti, ai genitori, dagli amici scout dei figli, ai conoscenti, ai parenti che si sono stretti in un unico grande abbraccio al marito Mario e ai figli Massimiliano, Valentina e Lorenza, e alla nipote Bianca.

Don Christian: “Siamo qui per pregare il Signore”

“Siamo qui per pregare con la famiglia di Dea e per pregare il Signore”, dice don Christian Tossou, vice di don Justin Almeida, sacerdoti del Benin in forza alla diocesi di Cesena-Sarsina, dal 20 ottobre alla guida delle parrocchie di San Vittore e Tipano.

Don Giovanni: “Dea è stata un dono importante”

“Nella mia vita – dice nell’omelia don Giovanni Savini, parroco di San Carlo e docente di religione al “Righi” – la preside Dea è stata un dono importante. Il nostro rapporto è proseguito anche quando lei è andata in pensione (nove anni fa, ndr). È proseguito con la preghiera e con l’affetto. Anche lei ha combattuto la sua battaglia (come ascoltato nella prima lettura tratta dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo, ndr) e ha conservato la fede. È stata per noi un esempio di tenacia”.

“Ora è in mani sicure. Fede testimoniata da dirigente dello Stato”

Il dolore del distacco, in particolare quando improvviso, rimane lo stesso. “Non se ne è andata per sempre – aggiunge il sacerdote -. Ora è in mani sicure. Adesso cammina sollevata dalle fatiche da cui era provata, ma non schiacciata”. Don Giovanni ricorda l’attenzione per chi veniva a contatto con lei. Aveva sempre in mente tutti, “insegnanti e studenti. Una guida rassicurante, come ha scritto in questi giorni la preside Prati sul sito del nostro liceo”. La sua è stata “una vita vissuta con grande umanità e grande speranza. Un’esistenza segnata dalla dedizione per gli altri e nella quale la fede era da testimoniare in un luogo pubblico, da dirigente dello Stato”. Quindi, don Giovanni chiude l’omelia citando una poesia di autore italiano. “La madre è un angelo che ci guarda… Ci dà la sua vita, sempre”.

Don Stefano Pasolini: “Quella volta, durante le vacanze di Natale…”

Al termine della Messa, tocca a un altro insegnante di religione del “Righi”, e parroco di Calisese, che ha concelebrato, don Stefano Pasolini, tratteggiare qualche altra pennellata della vita della preside Campana. “Rispetto a don Giovanni – dice don Stefano – ho un debito ancora più grande, avendo incontrato la dirigente anche al “Versari-Macrelli” (allora era solo “Versari”), dove la vita forse è un po’ più complessa rispetto al “Righi”. Il ricordo di don Stefano va a un periodo di vacanze natalizie. “Era scappata una ragazza da casa. Mi chiamò per chiedermi se la conoscevo e se potevo fare qualcosa, ed eravamo a casa per le vacanze natalizie. Poi mi viene in mente di quella volta, in un’altra occasione, che feci uscire dall’aula un ragazzo e quello se ne andò a casa. La preside sgridò me, non lo studente”.

“L’abbraccio di oggi, nell’Eucaristia”

Infine un pensiero personale, recente. “Da nuovo responsabile diocesano degli insegnanti di religione, la preside Campana mi ha affidato sua figlia Valentina, venuta a insegnare anche lei religione. È stata l’ultima volta in cui ci siamo incontrati, fino all’abbraccio di oggi, nell’Eucaristia”.

#####################Aggiornamento del 2 novembre 2026######################

Il ricordo di Luca Zanotti, rappresentante di istituto per tre anni, fino al 2016-2017

Qui sotto riportiamo il ricordo di un altro rappresentante di istituto, per tre anni, pubblicato sul sito del liceo Scientifico “Augusto Righi”. I pensieri sono di Luca Zanotti, 5° A dell’anno scolastico 2016-2017, attualmente al IV anno di un Dottorato di ricerca in Economia alla Northwestern University, Evanston-Chicago (Illinois), negli Usa. Ecco il testo.

La preside metteva un po’ di soggezione

Ho un ricordo molto bello della preside Campana. Avendo fatto per tre anni il rappresentante d’istituto, ho avuto modo di interagire spesso con lei, sia durante i Consigli d’istituto sia nella vita scolastica di tutti i giorni. Con il suo modo di fare autorevole, la preside metteva un po’ in soggezione. All’inizio non era sempre facile entrare in confidenza con lei, ma con il tempo, conoscendola meglio, si scoprivano la grande passione e l’attenzione che dedicava a noi studenti.

Il ricordo della festa di fine anno

Tra i tanti ricordi, ce n’è uno cui sono particolarmente legato. Durante il mio ultimo anno di liceo, discutemmo a lungo in Consiglio d’istituto per poter organizzare la festa di fine anno nel giardino della scuola. Erano anni che non si faceva più, perché la preside l’aveva vietata dopo alcuni disordini avvenuti durante l’ultima festa. Dopo mesi di discussioni, anche piuttosto accese, riuscimmo finalmente a ottenere il suo consenso.

Alla fine, mi abbracciò, con un sorriso enorme

Alla fine la festa si tenne, con le band che suonavano, noi studenti che cantavamo Notte prima degli esami e la preside che partecipava insieme a noi. Tutto si svolse tranquillamente e ci divertimmo molto. Alla fine della festa, la preside venne da me e mi abbracciò, con un sorriso enorme, felice di come era andata la serata. Quell’abbraccio mi fece capire che, in fondo, la preside aveva sempre remato dalla nostra parte. Dietro il suo modo di fare autorevole, a volte un po’ distaccato, c’era una persona che teneva davvero molto ai suoi studenti.