Rubicone
Il missionario padre Renato Kizito Sesana a Sorrivoli: “Nei Paesi africani ci sono tanti giovani. Grazie a loro vedo molta speranza”
L'incontro è stato promosso dalla sezione di Cesena-Cesenatico dell'associazione Amani. "La gente fa comunità. Le relazioni sono il dato più importante e ci definiscono. L'Occidente fa sempre meno progetti e abbandona quelli iniziati"
Da 50 anni in missione, in particolare in Sudan e in Kenya. Il legame con il territorio grazie a una rete di amicizie.
Una voce dal Kenya
Una voce dall’Africa. O meglio, da cuore dell’Africa, dallo Zambia e dal Kenya in particolare. “Cerchiamo di seguire tutti – dice padre Renato Kizito Sesana, 83 anni, comboniano di Lecco, da 50 anni in terra di missione, una laurea in Scienze politiche, giornalista e già direttore della rivista Nigrizia -. Valorizziamo i talenti, per dare un futuro ai tanti bambini e ragazzi che rimangono per strada”. In Zambia il sacerdote ha fondato Koinonia, una comunità che opera con i bambini di strada.
L’associazione Amani
A Sorrivoli, ieri, nei locali ella parrocchia, ad ascoltare il missionario ci sono oltre 50 persone. È stato invitato dai volontari dell’associazione Amani che ha sede a Milano e diverse sezioni locali e opera in Africa da 30 anni. Hanno promosso l’incontro anche la parrocchia di Sorrivoli e la cooperativa sociale “Terra dei miti”. Amani nel territorio è attiva con una presenza a Cesena-Cesenatico coordinata a Cesena dal medico Franco Valzania e a Cesenatico dai coniugi Patrizia e Mauro Palazzi. Il sacerdote dialoga con Palazzi e Francesco Cavalli, attivo nella comunicazione diocesana riminese, anche lui coinvolto in Amani.
La fuga verso le città e i ragazzi in strada
Le difficoltà nei Paesi subsahariani non mancano, anche se la ricchezza è aumentata, ma le differenze si sono ampliate, dice il missionario. “Manca un’intera generazione, spazzata via dall’Aids. Ora questa emergenza è superata, ma prosegue lo spopolamento delle zone interne verso le città, con il conseguente fenomeno di chi resta in strada”. Sono migliaia i casi, con donne e bambini al seguito, come un video realizzato da Vatican News mandato in onda mostra agli intervenuti.
Tantissimi giovani e bambini danno molta fiducia verso il futuro
Si può avere speranza in situazioni del genere, chiedono al padre alcuni dei presenti. “Io vedo tanta speranza – risponde il sacerdote -. Da voi i giovani se ne vanno. Il clima è triste e i giovani se ne vanno all’estero. Anche stasera, qui, quanti sono quelli sotto i 30 anni? Quando parlo davanti a 500 persone, di solito sopra i 30 anni ce ne sono quattro o cinque. È questo che mi dà una grande speranza per il futuro. C’è molta spinta, molta fiducia”.
Il senso della comunità, del noi
E poi la comunità, il senso del vivere insieme, del noi. “La gente si sente unita. Si sente come una comunità, non come accade dalle nostre parti. Le relazioni sono importanti e ci definiscono”. L’Occidente sta abbandonando tanti progetti, anche dopo la chiusura dei fondi Usaid da parte del presidente Trump. Molti di quelli iniziati sono rimasti incompiuti, abbandonati e la Cina copre quel vuoto rimasto. “E poi – aggiunge il missionario – non bisogna calarli dall’alto. Occorre stare vicino a questa gente, mettersi accanto e non pensare che noi siamo meglio di loro. Nella tecnologia vedremo a breve tanti ingegneri keniani che diventeranno presto tra i migliori al mondo. I ragazzi che sono con me vogliono sviluppare una nostra intelligenza artificiale. Li incoraggio in questo loro desiderio”.
Tanti sacerdoti africani in Italia? Significa che abbiamo lavorato bene
A margine dell’incontro, a padre Sesana abbiamo chiesto del futuro dei missionari italiani in Africa, dopo avergli ricordato anche il cesenate e suo confratello padre Tonino Pasolini di Radio Pacis, in Uganda. “Siamo rimasti in pochi – dice – e ne vedo tanti di colore qua in Italia. Significa che abbiamo lavorato bene”.