Il questore Mastromattei al Righi: “Alleanza scuola-famiglia per il bene dei ragazzi”

Oggi l'incontro con genitori e insegnanti. L'invito a dire dei "no" e di essere più presenti

(foto: Sandra e Urbano fotografi Cesena)

Nell’ultimo anno sono aumentati del 50 per cento i reati commessi da minori.

Istituzioni e genitori

Se la statistica ha un senso, dobbiamo riflettere sul fatto che bisogna fare qualcosa, tutti insieme. Soprattutto dobbiamo trovare il “coraggio” di fare i genitori. Questo il messaggio del questore, Claudio Mastromattei, arrivato oggi all’incontro promosso dal liceo scientifico “Righi” di Cesena sul tema del cyberbullismo, dell’uso dei dispositivi e delle comunicazioni social e delle responsabilità degli adulti nei confronti dei minorenni. Un appuntamento rivolto a genitori e docenti della scuola, ai quali il questore e l’ispettore Ulrico Bardari della Polizia postale, che è entrato nel merito tecnico del tema, hanno parlato con il tono dell’istituzione che rappresentavano, la Polizia, ma anche dei genitori, come sono entrambi nella vita privata. Presente anche l’assessora alla scuola Maria Elena Baredi.

La cultura imperante del “sì”

Quasi sempre, ha spiegato il questore Mastromattei, dietro a un minore che commette un reato, c’è una famiglia assente. A volte genitori che hanno abdicato al loro ruolo, si sono arresi alla cultura del “sì” per paura di inserirsi nella vita dei figli. Che invece è quello che si dovrebbe fare quando i figli in questione hanno 12, 13, 14 anni. Il momento in cui si può incidere sulla condotta nel mondo del web e su come gestiranno strumenti che hanno a che fare non con “la dipendenza dei minori dal cellulare” ma con una questione di salute pubblica.

La diffamazione corre su Whatsapp

La nostra quotidianità è piena di condotte assimilabili a reati come la minaccia, l’ingiuria, la diffamazione. Se tramite whatsapp mandiamo un messaggio a un’altra persona con contenuti offensivi rivolti a una terza, commettiamo un reato di diffamazione perchè whatsapp è un social e come tale uno strumento di diffusione, ha avvertito l’ispettore Bardari, 15 anni di Polizia postale alle spalle, dopo un diploma in Informatica, una laurea in Statistica e tra i primi ad avere lavorato nell’indagine digitale e gestito anche casi internazionali di pedo-pornografia.    

Il questore Mastromattei al Righi (foto: Sandra e Urbano fotografi, Cesena)

Non lasciare correre, intervenire per tempo

Solo ieri, ha raccontato il capo della Polizia di Forlì-Cesena Mastromattei “ho firmato un ammonimento nei confronti di una ragazzina di 14 anni per atti persecutori ripetuti nei confronti del fidanzatino che l’aveva lasciata”. L’ammonimento, ha quindi spiegato, insieme all’avviso orale può essere adottato nei confronti di ragazzi dai 14 anni in su, strumenti rapidi e agili, molto utili per gestire situazioni che se prese per tempo si possono risolvere, se lasciate correre possono procurare danni gravi nella vita di un giovane. Si sta dibattendo tanto sull’opportunità, ha ricordato quindi Mastromattei, di abbassare l’età della responsabilità penale ai 12 anni. È un tema aperto e grande, che ci richiama tutti alla nostra responsabilità di adulti.

Sport e oratori provvidenziali

“Ho incontrato diversi parroci chiedendo loro di riaprire gli oratori, ma non per motivi religiosi bensì per offrire a questi ragazzi un luogo di ritrovo che ai miei tempi c’era ma che oggi loro non hanno. Questo li costringe sulla strada, senza riferimenti”. E ancora l’appello a non negare lo sport ai figli, anche se è fastidioso portarli e andarli a riprendere. Lo sport non li distrae dallo studio, è lo smartphone che li distrae: “Pensiamo di lasciarli a casa a studiare ma in realtà li lasciamo in balìa dei dispositivi, senza sapere con chi parlano e cosa dicono e perdendo la cognizione del tempo”.

Segnalare sempre

L’altro ieri, ha continuato il questore “ho erogato un avviso orale in carico a due 15enni che hanno sfondato una vetrata con un estintore per rubare l’incasso di un bar. Con loro un solo maggiorenne. Questa utenza non vorremmo mai vederla nei nostri uffici. Questi fatti sono un fallimento per tutti”. Poi l’invito a non avere remore a rappresentare bisogni. “Non esitate – si è raccomandato – a segnalare fatti o episodi che ritenete gravi, siamo a disposizione per telefono, via mail (claudio.mastromattei@poliziadistato.it), per incontri di persona, colloqui. Abbiamo tre persone che si occupano di minori. E soprattutto sappiate che di questo tipo di segnalazioni dopo i 18 anni non rimane traccia. Quindi se siete preoccupati di danneggiare l’amico di un figlio che gli ha fatto un torto, in realtà questo non succede. E noi facciamo il possibile per mantenere l’anonimato. E soprattutto io leggo tutto, non cestino nulla”. E infine, controlliamo i cellulari. Verificare lo smartphone di un figlio sotto i 14 anni (ma anche fino ai 18 è possibile per legge) non è un opzione, è un dovere. Non è controllo, è presenza.

Cesena, realtà più sana di altre

In un contesto di generale disagio, ha commentato il questore, “Cesena, città a cui sono molto legato e che cerco di frequentare ogni volta che posso”, è una realtà sana, con una delittuosità fisiologica. So che queste affermazioni vanno fatte con prudenza, soprattutto se le legge chi ha ricevuto un furto in casa – ha chiosato -. L’uso dei coltelli non è legato a un contesto sociale, ma diffuso a tutte le latitudini e contesti”. Anche se la direttiva di Governo entrata in vigore permette di applicare metal detector agli ingressi delle scuole, “i presidi qui a Forlì-Cesena non me lo hanno chiesto e spero di non ricevere questo tipo di richiesta impattante per una realtà, così come l’utilizzo dei cani antidroga”.

La responsabilità di dire dei “no”

Un appello accorato a fare comunità per affrontare un tema: la scuola e la famiglia sono l’ossatura della società, chiunque può metta in campo risorse per creare un confronto con i  ragazzi che davanti a un “no” si sentono destabilizzati perché non sono abituati a riceverlo, mentre a volte hanno bisogno di essere ascoltati “perché quando gli notifichiamo un provvedimento è come se gli dessimo un pugno in faccia. Quando quei ragazzi di 14, 15 anni arrivano da noi, siamo alla fine di una storia. Bisognerebbe chiedersi quanta responsabilità ha quel ragazzo e quanta chi vive con lui”.