La pace si fa in città: la lezione di San Francesco secondo Fra Pietro Maranesi

Grande partecipazione in Sala Consiliare a Cesena per la conferenza sul tema "Francesco e il Lupo"

Grande partecipazione in Sala Consiliare a Cesena per la conferenza sul tema “Francesco e il Lupo”, parte delle celebrazioni per gli 800 anni della morte del poverello d’Assisi.

Nella Sala del Consiglio comunale di Cesena si è tenuta nel pomeriggio di ieri, venerdì 30 ottobre, un’affollata conferenza sul tema «Francesco e il Lupo. Alla ricerca “politica” di vie della Pace».

L’evento ha visto la partecipazione come relatore di frate Pietro Maranesi, docente di Storia e Teologia francescana e medievale presso la Pontificia Università Antonianum e l’Istituto Teologico di Assisi. Di fronte a un folto pubblico di cittadini, autorità e religiose, il teologo ha offerto una profonda rilettura dell’esperienza francescana, evidenziando il valore sociale e civile del messaggio del Poverello di Assisi.

L’appuntamento rientra nel calendario ufficiale delle iniziative per l’Ottavo centenario della morte di San Francesco, promosso dal Comune di Cesena insieme ai Frati Cappuccini, alle Suore della Sacra Famiglia e alla Diocesi di Cesena-Sarsina.

La “politica” come cura della polis e del bene comune

Fin dalle prime battute, fra Maranesi ha chiarito come la dimensione “politica” in Francesco non vada intesa in senso partitico, bensì come interesse profondo per la polis e per la tenuta della comunità.

Inquadrando il contesto dell’Italia comunale del XIII secolo, segnata dalle forti tensioni socio-economiche tra le classi emergenti dei mercanti e la nobiltà, il relatore ha ricordato come il giovane Francesco, figlio del ricco mercante Pietro di Bernardone, sia cresciuto in una società dominata dalla rivalità e dalla legge del più forte.

La svolta radicale nella vita di Francesco non è consistita in una fuga ascetica dal mondo, ma in ciò che nel suo Testamento definisce l’iniziare a «fare penitenza». Maranesi ha spiegato che la penitenza corrisponde al concetto biblico di metanoia, ovvero un cambio di prospettiva nel guardare la realtà.

Tale trasformazione si è concretizzata nell’incontro con i lebbrosi: superando l’amarezza iniziale, Francesco vi ha scoperto la “dolcezza d’anima e di corpo”, trasformando la misericordia in uno strumento socio-politico di inclusione degli emarginati nella vita del Comune.

Anche la successiva scelta di risiedere a San Damiano ha testimoniato la volontà di rimanere radicato nella propria città di Assisi e nella Chiesa, portando una parola di riconciliazione dall’interno della comunità civile.

Agnelli in mezzo ai lupi: lo stile della nonviolenza

Proseguendo nella sua relazione, il teologo si è soffermato sul capitolo Terzo della Regola francescana, dove viene delineata la condotta dei frati nel loro andare per il mondo. Mandati «come agnelli in mezzo ai lupi», ai frati si chiede di evitare dispute verbali e conflitti, coltivando cinque virtù fondamentali: essere «miti, pacifici, modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti».

La pace francescana, ha illustrato Maranesi, si sviluppa su tre livelli integrali: quello ecologico (la fraternità con il creato nel Cantico di Frate Sole), quello interreligioso (il dialogo e la stima reciproca con il Sultano) e quello politico-sociale all’interno delle città.

La parabola del Lupo di Gubbio e il patto di cittadinanza

Momento centrale della conferenza è stata la rilettura della celebre narrazione del Lupo di Gubbio, interpretata da fra Maranesi come un’allegoria del conflitto sociale e dell’emarginazione (il “lupo a due gambe”). Nel ruolo di mediatore di pace, Francesco esprime le tre qualità essenziali per ricucire le fratture di una comunità.

La prima è la “Compassione e passione“: un’attenzione prioritaria verso i più deboli e svantaggiati.

La seconda è il Coraggio motivato“: la disponibilità a uscire dalle mura protettive della città per affrontare i problemi sul campo, sorretto da una forte motivazione ideale.

La terza è ultima è il “Rispetto e umiltà“: il riconoscimento della pari dignità dell’altro attraverso la fraternità creaturale (“frate lupo”).

La risoluzione del conflitto si attua mediante un patto sociale concreto. Francesco individua la radice della violenza del lupo nella fame inappagata. Proponendo un accordo bilaterale — la garanzia del cibo quotidiano da parte dei cittadini in cambio della rinuncia alla violenza da parte del lupo —, Francesco rimuove le cause primarie del disagio. Rivolgendosi poi agli abitanti di Gubbio, il Santo li chiama alle proprie responsabilità morali, invitandoli a superare la logica delle paure e degli egoismi personali.

Appello alla Speranza

A conclusione dell’incontro, accolto da un lungo applauso, fra Pietro Maranesi ha rivolto un appello alla platea contro la rassegnazione: «Guai a smettere di sognare per un realismo che diventa cinica indifferenza. Abbiamo bisogno di queste narrazioni per mantenere viva la qualità umana ed etica della nostra esistenza»

La registrazione audio dell'incontro è stata trascritta utilizzando mezzi d'intelligenza artificiale