Diocesi
L’arcivescovo Caiazzo alla Messa del mercoledì delle Ceneri: “La Quaresima è tornare”
"Gesù ci ricorda - ha aggiunto il presule - che il male, che illude sempre e ci inganna, si vince con tre atteggiamenti che aiutano a far rifiorire il bene: elemosina, preghiera, digiuno"
Pubblichiamo di seguito l’omelia che il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, sta pronunciando in questo momento in Cattedrale a Cesena, durante la Messa del mercoledì delle ceneri, inizio del tempo di Quaresima. Ecco il testo.

È il momento favorevole
Carissimi, “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” (2 Cor 6, 2). Con queste parole, san Paolo parla a ciascuno di noi, a nome del Signore. È la voce di Dio che ci indica la via della fiducia, della speranza, della gioia e dell’esultanza. Oggi ci troviamo davanti a un giorno speciale, che ci orienta e ci accompagna nel cammino quaresimale: la Pasqua di Gesù, nostro Signore. Un tempo di partecipazione alla vita della salvezza, che si rinnova in Cristo risorto.
Riscoprire l’amore di Dio, come figli amati
Con il Mercoledì delle Ceneri inizia un periodo prezioso: è il tempo per riscoprire l’amore di Dio, che ci viene donato attraverso la Chiesa, per ritrovare la sua bellezza. È il momento favorevole per tuffarci tra le braccia amorevoli del Padre, come facevamo da bambini tra quelle di mamma e papà, sentendo affetto, sicurezza e dolcezza. Riscoprire questa paternità significa non sentirsi orfani, ma figli amati. Eppure, la vita ci ricorda spesso il contrario: esperienze personali, famiglie, comunità e vicende del mondo ci hanno fatto sentire soli, come orfani, e talvolta ci hanno indurito il cuore.

Sei volte orfani
Orfani quando il dolore ci chiude e ci rende cattivi: «Oggi non indurite il vostro cuore» (Sal 94/95,8). Orfani quando troviamo scuse per non affrontare la realtà, accusando sempre qualcuno dei nostri guai. Orfani perché senza Dio, senza quella speranza che nasce da un Signore che soffre, muore e risorge per ciascuno di noi. Orfani di fronte all’arroganza di chi decide della vita degli altri come se fosse Dio. Orfani quando la fede diventa solo rito, senza vera comunione con il Vangelo. Orfani perché fratellanza e solidarietà sono ferite nelle nostre famiglie, comunità e società.
La Quaresima è tornare
Eppure il Signore, all’inizio della Quaresima, ci dice che questo è il tempo favorevole per ritornare a Lui con tutto il cuore (Gioele), all’essenziale. Infatti la Quaresima non è fare di più, ma tornare. Non è mostrarsi, ma lasciarsi riconciliare (1Cor 5,20). Non è apparire, ma custodire il segreto dell’amore nel cuore (Mt 6). La Quaresima non è grigiore, ma attraversa il grigio per ritrovare luce. È un invito a lasciar cadere ciò che ci appesantisce e a camminare leggeri, sulle orme di Gesù, verso lo sguardo del Padre che non giudica ma illumina. Nel segreto, lì dove nessuno vede, comincia davvero la vita, si riscopre un cammino dentro la nostra figliolanza che ci fa vedere Dio come Padre.

L’imposizione delle Ceneri
Celebrare la Quaresima, iniziando con l’imposizione delle Ceneri, significa chiedere a Dio di aiutarci a rileggere la nostra storia personale e comunitaria, “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15). Nessuno può dirsi cristiano se resta distante dalla storia dell’umanità: tra desideri di pace e realtà di conflitto, tra libertà proclamata e violenze subite, rischiamo di cadere nello scoraggiamento. Ma questo non è cristiano. Abbiamo, invece, l’occasione di partire dalle nostre fragilità e invocare la forza autentica che viene da Dio, capace di tirarci fuori dalle tombe in cui la vita o le ingiustizie ci hanno sepolti, e di ridarci respiro e speranza.
Tante ferite fanno male
Sarà proprio la Parola di Dio che ci guiderà in questi 40 giorni, tempo favorevole, nonostante la violenza nel mondo stia avendo terreno fertile, le guerre aprano nuovi fronti, costruendo strade di ingiustizia lungo le quali la dignità delle persone viene calpestata. A maggior ragione, come abbiamo ascoltato da Gesù, questo è il tempo di contrapporre alla cultura della morte quella della vita, diffondendo il profumo dell’amore di Dio. Come? Prendendoci cura di questa casa comune che è la terra, abitata dai silenzi e dalle solitudini di tanti, curando le ferite inferte nel tempo anche all’interno della stessa famiglia, della Chiesa, della Scuola, del mondo del lavoro. Ci sono ferite che tanti si portano dentro, mai curate, sanguinanti. Fanno male.
Volgere lo sguardo verso i più deboli
Questo tempo sarà l’occasione propizia per volgere lo sguardo verso i più deboli, i più fragili, i più poveri, gli anziani, gli ammalati. Come dice papa Leone XIV, questa dev’essere una “Quaresima di ascolto”, disarmando il linguaggio, evitando ogni forma di aggressività che spesso riempie i social, i talk show, gruppi WhatsApp, discussioni di condominio. E il tempo durante il quale siamo chiamati con insistenza a rispondere all’invito del Signore, a ritrovarci, così come abbiamo sentito attraverso il Profeta: “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti, esca lo sposo dalla sua stanza e la sposa dal suo talamo”.
L’appartenenza a un popolo
C’è bisogno di riscoprire il senso dell’appartenenza come popolo, come famiglia umana. Tutti facciamo parte della stessa razza umana, ognuno con la sua storia, la sua lingua, le sue tradizioni, la sua fede. A tutti viene chiesto di creare relazioni di fraternità, perché Dio è relazione quindi Amore, ascoltandoci e aiutandoci nelle nostre fragilità, condividendo la vita. Tutto questo ci aiuta a uscire da ogni forma di isolamento perché ci fa incontrare, ci fa convergere verso l’essenza umana che ci fa scoprire simili: bisognosi di affetto, di amore, di vicinanza, di amore, di perdono. Fragili tra fragili. Poveri tra poveri. Ricchi tra ricchi, ma soprattutto uomini tra uomini.
Il male si vince con l’elemosina, la preghiera e il digiuno
Gesù ci ricorda che il male, che illude sempre e ci inganna, si vince con tre atteggiamenti che aiutano a far rifiorire il bene: elemosina, preghiera, digiuno. Il cuore si dilata nella condivisione della vita che si trasmette tutti i giorni, nella gratuità di un amore che aiuta a scrutare orizzonti nuovi. Attraverso la preghiera possiamo raggiungere e stare vicino a chi è troppo lontano da noi o non conosciamo. Digiunare per dedicare tempo a Dio e agli altri. Tutto, ci dice Gesù, avvenga nel silenzio, quasi nel nascondimento per non correre il rischio di gloriarsi, ponendo il proprio io al posto di Dio. Uscire dalle pratiche formali nelle quali a volte potremmo collocare la nostra fede, (papa Francesco la definiva “mondanità spirituale”), dove l’esteriorità diventa più importante a scapito di ciò che è fondamentale: “Lacerarsi il cuore”.
Le Ceneri, un gesto di umiltà
Alla luce di queste considerazioni ci rendiamo conto che il cammino che oggi stiamo intraprendendo ci impegna fino al punto di “lasciarci riconciliare con Dio”. Per scoprire con sant’Agostino che “Dio è più intimo a me di me stesso”. Infatti Dio entra in noi, ci abita, ascolta le esigenze più profonde che a volte non riusciamo a fare da soli. Attraverso l’imposizione delle Ceneri compiamo un gesto di umiltà che mette da parte i ruoli ed elimina le maschere dietro la quali ci si nasconde: persone fragili ma vere, ferite ma amate e quindi curate.
Ritorniamo a essere popolo
Carissimi, ritorniamo a essere popolo. Insieme in questo tempo accostiamoci al Pane della vita eterna, ascoltando la Parola di Dio, soprattutto la domenica, giorno del Signore e del suo popolo che siamo noi. La Madonna del Popolo ci accompagni con la preghiera perché possiamo tornare a gustare la bellezza di essere fratelli e sorelle, la gioia di ritrovarci insieme.
Così sia.

