L’arcivescovo Caiazzo ai politici in ritiro al Monte: “Ascoltare gli insegnamenti della Chiesa e non scannarsi”

Dal presule un invito a creare ponti e a coinvolgere le giovani generazioni. "Rifiutare il pensiero unico e una concezione sbagliata di libertà. Essere luce, sale e lievito anche in epoca postmoderna"

Monsignor Caiazzo e Marco Castagnoli

Operatori impegnati in campo sociale e politico ieri mattina in ritiro presso il monastero di Santa Maria del Monte con l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. L’incontro, da tradizione, è stato organizzato dalla commissione diocesana “Gaudium et Spes” per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace, la salvaguardia del Creato, diretta da Marco Castagnoli, nella prima domenica di Quaresima.

Il demonio si presenta spesso come amico

Il presule, dopo aver celebrato la Messa nella cripta della Basilica benedettina, ha proposto ai presenti – circa una ventina – una riflessione sul brano della Genesi proposto come Prima lettura della liturgia del giorno: le tentazioni e il peccato di Adamo ed Eva. “Il serpente – ha premesso il vescovo – nelle culture mesopotamiche è simbolo di fecondità, di vita. Qui viene trasformato in simbolo di chi, proprio perché ha osato mettersi al posto di Dio, mangia la polvere”. Il serpente, ha proseguito monsignor Caiazzo, “è scaltro”, in quanto “non si presenta come uno che ti tenta, ma come uno che ti promette di più, che è tuo amico. Il demonio non si palesa oggi con le corna e con la coda, ma è in giacca e in cravatta”. Poi il riferimento diretto a chi opera nel sociale e nella politica. “Possiamo essere anche noi stessi ingannati – ha detto – nel portare avanti delle politiche che non sono a favore dell’uomo e della vita. Il cristiano è colui che sa benissimo che non deve lasciarsi ingannare”.

Il modernismo allontana dall’essenza dell’annuncio cristiano

Poi il ritorno al brano biblico: “La donna vide che il frutto era buono da mangiare, desiderabile, pensava di acquistare saggezza e stare meglio”. Da qui un riferimento al presente: “Le cosiddette conquiste che oggi otteniamo ci stanno portando lontano da quella che è l’essenza dell’annuncio cristiano. Stiamo perdendo la nostra identità in nome del modernismo. Questo non significa che noi cristiani non guardiamo quello che succede nella storia, nella società, ma che siamo chiamati a essere anche oggi, in epoca postmoderna, luce, sale e lievito, come ci chiede Gesù”.

Una logica sbagliata di libertà

Il vescovo ha dedicato la seconda parte della sua riflessione al passo in cui si legge “Si aprivano gli occhi di tutte e due e conobbero di essere nudi”. “Lo erano anche prima – ha rilevato il presule – ma non era un problema, perché quella nudità non era segnata dal peccato”. Per nudità, ha aggiunto “non si intende tanto il fatto di avere i genitali scoperti, ma di aver scoperto di essere stati spogliati completamente della dignità, di aver perso il contatto con Dio, di essersi allontanati da quella centralità in cui il Signore li aveva posti”. Da qui il richiamo all’attualità sul senso della libertà in voga oggi: “La vita è mia e faccio quello che voglio”. Per monsignor Caiazzo, “se faccio quello che voglio, agisco secondo una logica di libertà che non è libertà, piuttosto faccio quello che è desiderabile ed è un bene per gli altri”.

Il cristianesimo non è un’ideologia

Da qui un appello ai politici: “Noi cristiani, a prescindere se siamo di sinistra, destra o centro, non sposiamo le ideologie, perché il cristianesimo non è un’ideologia. Il messaggio cristiano cambia da dentro la storia dell’uomo. È necessario che anche il politico cristiano viva un rapporto di intimità con Dio attraverso l’ascolto della parola e dell’insegnamento della Chiesa”. Ne consegue la necessità di “lavorare insieme, al di là di quelli che sono gli schieramenti, su determinati principi”. Il diavolo “è colui che divide, che mi tiene lontano da Dio e dal bene degli uomini”. Ma ci sono segnali di speranza: “Non è facile che persone che sono impegnate nella politica o nella vita pubblica si incontrino così come stiamo facendo noi stamattina (ieri, ndr). Il Signore non ha bisogno delle masse. Le manifestazioni sono importanti, ma possono essere di parte”. Monsignor Caiazzo, a titolo esemplificativo, ha detto di “non capire perché allo stesso modo in cui si è manifestato per la Palestina, non si è scesi in piazza per quello che succede in Ucraina e nel Congo. Non c’è un conflitto peggiore dell’altro, le guerre sono sempre guerre, le ingiustizie sono sempre ingiustizie e quando l’attentato è contro la vita non ci sono bandiere”.

Il rispetto dell’avversario

Da qui un accorato invito a “superare la politica fatta di aggressività, in cui si tende a neutralizzare e parlare male dell’altro. Non c’è più il rispetto dell’altro. Io sono cresciuto con politici come Zaccagnini che quando parlavano si rispettavano. Si dicevano le cose, ma si rispettavano. Pur non condividendo il pensiero, avevano il massimo rispetto l’uno dell’altro”.

Dio ridona la dignità perduta

Ne consegue un cenno allo spirito olimpico vissuto nei giorni scorsi a Milano Cortina, quando “abbiamo scoperto che tanti atleti che hanno vinto venivano da esperienze di grande sofferenza, di infortuni, di morte”. Tornando al testo biblico, il vescovo ha ricordato che, dopo il tradimento dell’uomo e della donna, Dio li ha rivestiti con pelle di cammello. “Dio ti ridona sempre quella dignità che tu hai perso con il peccato – ha sottolineato – perché tu possa non vergognarti, ma guardare avanti fiducioso. Sai che sei un debole, che sei un fragile, che non sei più come prima e che hai bisogno, per continuare la tua azione, del vestito che Dio ti dona”. Monsignor Caiazzo ha quindi ricordato che, a conclusione del ciclo di catechesi quaresimali, ogni lunedì sera alle 20,30 in parrocchia a San Vittore e in streaming sui canali del Corriere Cesenate, ci sarà la celebrazione comunitaria del sacramento della riconciliazione il 30 marzo, sempre alle 20,30, nella parrocchia del Sacro Cuore di Martorano. “Abbiamo bisogno che il Signore ci aiuti a rimettere il vestito bello della grazia – ha concluso – per agire e operare, nel sociale e ovunque siamo, da figli di Dio”.

Un momento del ritiro con il vescovo

Fra libertà e responsabilità

Al termine della riflessione, è seguito il dialogo con i presenti. L’assessore del Comune di Cesena Camillo Acerbi ha sottolineato “la difficoltà, per chi amministra la cosa pubblica, a gestire un giusto equilibrio fra libertà e responsabilità”, con il rischio di cadere in due estremi: “una visione ultraliberista o una compressione dovuta a troppe regole”. Per il vescovo “le posizione estremiste non aiutano a fare buon uso della libertà, che non si riduce nel fare tutto quello che voglio, ma si tratta di ricondurre realmente l’uomo al centro dell’attenzione, rispettandone sempre la dignità”. Per il vescovo “il pensiero unico è terrificante”. Da qui l’invito a “operare per il bene di tutti nella diversità, nel confronto sereno, nell’ascoltarsi senza scannarsi”, perché una verità c’è: “È Cristo stesso, che ha detto La verità vi farà liberi”.

La difficoltà di coinvolgere i giovani

A seguire, Piarpaolo Bravin del Banco di Solidarietà di Cesena ha sottolineato che “libertà è partecipazione”, lamentando un certo collateralismo con “alcune realtà sempre coinvolte dagli enti locali e altre no”. Il vescovo, senza entrare nel merito, ha alzato lo sguardo denunciando una “difficoltà enorme” legata alla “mancanza di partecipazione delle giovani generazioni. Nell’emergenza, come è stato per l’alluvione, si muovono migliaia di volontari. Passata la fase emergenziale, non c’è più nessuno”. Per il presule “i giovani sono disincantati dalla politica”. Bisogna renderli partecipi, coinvolgerli: “Non guardare l’acqua che passa sotto i ponti, ma farsi aiutare a costruire i ponti”, facendo rete con le tante realtà presenti nel tessuto cittadino.

Protagonisti, non con le mani in tasca

La consigliera comunale cesenate Angela Giunchi, tornando al testo biblico, è intervenuta con una riflessione sulle parole di Dio che, dopo il peccato originale, chiama l’uomo e gli chiede Dove sei?. “A ognuno di noi – ha sottolineato la consigliera – il Signore chiede: Come sei messo come cristiano? Quanto ti impegni e fai la tua parte?”. Il presule, in risposta, ha aggiunto un’altra domanda, quella rivolta a Caino dopo il primo omicidio: “Dov’è tuo fratello?”. Entrambe le interpellanze, per il presule, ci spronano a “essere protagonisti della storia, non assenti con le mani in tasca”.

Ripartire dalla fraternità

È intervenuto anche Damiano Zoffoli, presidente dell’associazione culturale “Beneigno Zaccaglini” ed ex europarlamentare, che ha sottolineato il “perdono” come prerequisito per i cattolici in politica. “Bisogna ripartire dalla fraternità – ha detto -. Sapere di essere figli di uno stesso Padre, con uno sforzo alla ricerca del dialogo, perché siamo troppo chiusi nei nostri recinti”. Da qui un invito a sviluppare nel concreto l’ordine del giorno, già approvato da nove Comuni del territorio, che impegna le Amministrazioni comunali ad aderire alla “Dichiarazione sulla fraternità umana”, promosso da Anci e fondazione Fratelli tutti. Da Lorenzo Spada, consigliere comunale a Longiano, la proposta di coinvolgere in questo cammino di dialogo il cardinale Mauro Gambetti, presidente della fondazione vaticana promotrice del documento.