L’esperienza della Mongolfiera. “È incredibile cosa Gesù riesce a fare del nostro sì”

"Avevano bisogno più di amici che di soldi", racconta Federico Rossi

Nella foto, un momento della festa di Capodanno alla Mongolfiera, nei locali della parrocchia di Calisese (Cesena)
Nella foto, un momento della festa di Capodanno alla Mongolfiera, nei locali della parrocchia di Calisese (Cesena)

Di seguito pubblichiamo la testimonianza resa da Federico Rossi della Mongolfiera, presente con la moglie Elena, durante la serata di preghiera per la famiglia ferita che si è tenuta nella chiesa di San Paolo, a Cesena, lunedì 19 gennaio. Sul numero 3 del Corriere Cesenate, in edicola da domani, giovedì 29 gennaio, i lettori troveranno il Primo piano dedicato tutto alla serata di testimonianze e preghiera, con l’intervento del vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. Ecco il testo.

La Mongolfiera sostiene 350 famiglie

La Mongolfiera oggi è diffusa in Emilia-Romagna e Lombardia, sostiene quasi 350 famiglie con figli disabili minorenni, eroga quasi 400.000 euro di contributi a copertura dei costi che le famiglie sostengono per i loro figli come, ad esempio, i costi per insegnanti di sostegno nelle scuole paritarie, psicologi, logopedisti, psicomotricità, fisioterapia, supporti fisici o digitali, sono davvero tanti i costi che queste famiglie sostengono e che non sono coperti dal pubblico.

Nata in seno alla fraternità di Cl

La Mongolfiera è nata nel 2011 con la proposta di un amico del mio gruppo di Fraternità (io faccio parte di Comunione e Liberazione e la fraternità è il gruppo di amici con cui si decide di condividere il proprio personale cammino di fede…). Dicevo, il nostro amico Davide ha condiviso con noi le difficoltà della gravidanza di sua moglie Sara, incinta di due gemelle, una delle quali era in sofferenza tanto che i medici avevano proposto l’aborto selettivo. Alla fine, quella è nata prematura ma sana mentre l’altra è nata con una disabilità causata da sofferenze durante il parto. Naturalmente, per il nostro gruppo di amici, sono diventate subito come se fossero figlie nostre.

Il desiderio della scuola paritaria

Strada facendo, Davide e Sara desideravano per la loro figlia una scuola paritaria, dove potesse essere seguita ed educata nel migliore dei modi, solo che avrebbero dovuto farsi carico di coprire il costo del sostegno, perché lo Stato non lo copre nelle paritarie. Ci siamo attivati per trovare i soldi che a loro servivano. Poi, frequentando vari centri medici, hanno cominciato a intercettare altre famiglie che avevano bisogni simili ma soprattutto erano sole, perché abbandonate da parenti e amici che non sono riusciti a stare di fronte alla disabilità dei loro figli. Oltre ad un aiuto economico, ci siamo resi conto che in realtà avevano bisogno che l’intera famiglia non fosse guardata per il limite che doveva affrontare, ma per il desiderio di felicità che abita il cuore di ciascuno. Ci ha proposto di fare un’associazione per aiutare queste famiglie. Gli abbiamo detto sì senza neanche sapere o immaginare dove questo sì ci avrebbe portati…

In memoria di Enzo Piccinini

L’abbiamo chiamata La Mongolfiera in memoria di un grande amico di tutti noi, Enzo Piccinini, un medico dal Sant’Orsola di Bologna, che una volta disse questa frase che descriveva perfettamente ciò che ci stava accadendo: La mia vita è come una mongolfiera, più vado, più m’innalzo, più mi impegno, più sono dentro a questa vita, più scopro degli aspetti dell’umano che erano impossibili prima: la capacità di fedeltà, di amicizia, di lealtà, di ripresa, di indomabilità, che non avevo mai pensato prima. Perciò, da ultimo, è una gratitudine… È una gratitudine che caratterizza la mia vita, perciò non ho paura di darla tutta.

All’inizio eravamo solo io e mia moglie

Così sono arrivate le prime famiglie da sostenere a Cesena. All’inizio eravamo solo io e mia moglie. Nei primi anni non avevamo volontari, per cui le famiglie si dovevano fare da sole la rendicontazione e non riuscivamo a fare loro compagnia come avremmo voluto. Un “apparente” fallimento. Per andare avanti è stata fondamentale la fedeltà all’amicizia con Davide che ce lo aveva proposto e con quegli amici che gli hanno detto di sì come noi. Insieme, nel rapporto con le prime famiglie, ci siamo resi conto che il problema non era trovare i soldi per chi aveva bisogno, ma avevano bisogno più di amici che di soldi. E infatti, anche a Cesena, nonostante il nostro apparente fallimento, è stata incredibile l’amicizia che è nata con queste prime famiglie, amicizia che è ancora viva oggi, anche se alcune il contributo non lo chiedono più perché i figli sono cresciuti.

Esperienza di fatica, ma anche di gioia e felicità

Abbiamo cominciato ad avere delle occasioni di incontro in cui alcune famiglie raccontavano l’esperienza che stavano vivendo con i loro figli speciali, esperienze di fatica estrema ma comunque, in qualche modo, di gioia e felicità. Abbiamo invitato a questi incontri amici e conoscenti. In maniera imprevista, alcuni di questi amici, non i miei migliori amici o quelli che avrei immaginato io, hanno cominciato a chiedere di approfondire l’esperienza della Mongolfiera e ad un certo punto hanno manifestato la disponibilità ad accompagnare alcune famiglie e così poco più di due anni fa è nato il primo gruppo di volontari. Di questo sono molto grato, soprattutto per il sostegno e la correzione che danno anche a me nel portare avanti quest’avventura qui a Cesena. Quello che mi stupisce è l’amicizia che sta nascendo con loro, nel desiderio di approfondire le ragioni di quello che facciamo e l’esperienza che ognuno di noi sta facendo.

Ci sono tre aspetti che mi continuano a stupire e continuo a imparare stando con le famiglie che incontriamo e con i volontari: 

  1. L’umiltà e la gratuità: io non posso risolvere il loro problema, al massimo possiamo sostenerli un po’ dal punto di vista economico e provare a portare con loro la croce che gli è stato chiesto di portare, anche in modo molto concreto, ma non è questa la determinante, anche perché l’aiuto che possiamo dare è sempre parziale. Ci si aiuta e si diventa amici nella ricerca, nella scoperta e nella consapevolezza che c’è qualcosa che può rendere felici anche nelle fatiche che ognuno ha da vivere, o proprio attraverso quelle. Ho in mente una famiglia affaticata perché assorbita h24 dal loro figlio, a cui con alcuni volontari vorremmo alleggerire un po’ il peso, anche solo provando a dargli qualche ora di respiro… e non si riesce neanche in questo… E nonostante questo sono grati anche solo del nostro esserci… di sentirci per quel poco che si riesce… anche solo per ricordarci di leggere un libro significativo… quando magari uno preferirebbe rimanere nascosto nei propri problemi…
  • Stare con le nostre famiglie educa me nel modo in cui guardo mia moglie e i miei figli, nel modo in cui faccio il mio lavoro, nel modo in cui do il mio tempo gratuitamente per questo o per altro, nel modo in cui affronto anche le mie fatiche. Mi rendo conto di aver incontrato ciò che è veramente essenziale per la mia vita, e in fondo è la stessa cosa che desiderano le nostre famiglie per sé e per i propri figli; quindi, siamo insieme nel cammino della vita. C’è una delle nostre famiglie con due figli autistici, che fanno un’esperienza di fede vera, che danno la vita per costruire la Chiesa lì dove sono, soprattutto che guardano i loro figli non desiderando appena che siano “risolti” (come invece capita spesso a me con i miei figli) ma piuttosto che vengano “risorti”. Ecco io ho bisogno di stare con gente così perché desidero guardare così anche i miei figli. E anche loro stando con noi hanno trovato nuovi compagni di viaggio con cui affrontare le sfide a cui la realtà chiama. 
  • L’amicizia e la fedeltà nell’amicizia generano sempre qualcosa di sorprendente che supera ogni volta la mia immaginazione e la mia misura, e diventa occasione di condivisione della vita concreta. Ad esempio, due anni fa, con una delle famiglie nuove, in occasione del nostro ultimo ritrovo prima dell’estate, è emersa la loro fatica nel non sentire accolti a scuola entrambi i loro figli speciali, e in un paio di anni siamo riusciti a farli iscrivere al Sacro Cuore, con grande gioia loro perché lo desideravano tanto ma non lo credevano possibile e oggi sono davvero contenti di come i loro figli sono guardati. Oppure ancora, con una delle nostre prime famiglie, con cui spesso emerge prepotentemente la fatica di stare di fronte alla domanda sul senso della disabilità del figlio e alla loro domanda di felicità come genitori e ci si fa compagnia su questo anche se nessuno di noi ha la risposta in tasca… come io dico sempre a loro: “È Gesu che ci ha messi insieme per cui io non vi mollo…”. Chiudo con un ultimo esempio che è emblematico di questo che sto dicendo: a metà dicembre abbiamo fatto il pranzo di Natale insieme alle nostre famiglie e ai volontari, abbiamo invitato il vescovo per fargli conoscere le nostre famiglie, ad alcune di loro ho chiesto di raccontare l’esperienza che stanno facendo con la Mongolfiera, una mamma con suo figlio autistico ha voluto fare un regalo al vescovo, un volontario si è vestito da Babbo Natale e ha portato doni a tutti i bambini… è stato un momento molto bello, di vera amicizia e condivisione fra di noi, era veramente come essere in famiglia.. a casa. Alla fine del pranzo, dopo che abbiamo finito di sistemare, una delle nostre famiglie e alcuni volontari mi dicono: “Ma visto che siamo stati così bene, perché non festeggiamo insieme il Capodanno?” …. Io mi ero già fatto il film di andarmene a casa di amici, una cosa tranquilla, ci fanno da mangiare loro, non dobbiamo fare niente…. Poi dico, vabbè proviamo, ma tanto non troveremo mai un posto libero due settimane prima…. E succede che nella parrocchia di Calisese c’era posto. E poi troviamo anche qualcuno che ci fa da mangiare…. Allora apriamo le iscrizioni e si segnano diverse delle nostre famiglie e dei volontari che poi invitano amici loro. Alla fine, eravamo 85 ed è stata una serata bellissima. Considerate che li c’era una famiglia che festeggiava il Capodanno dopo anni che lo avevano passato in ospedale per il figlio down ricoverato, oppure un’altra famiglia che da quando è nata la loro figlia autistica sedici anni fa non sono più usciti per festeggiarlo, erano preoccupati per come sarebbe stata lei quella sera lì e alla fine la loro figlia ha ballato come una matta con la just dance. È incredibile cosa Gesù riesce a fare del nostro sì, della nostra disponibilità…