Longiano: due eventi, un solo filo rosso

Il miracolo della vitella e san Vicinio a Sarsina. La natura partecipa all'opera creatrice e salvifica di Dio

Il santuario di Longiano il 6 maggio scorso, nell'anniversario del miracolo della vitella
Il santuario di Longiano il 6 maggio scorso, nell'anniversario del miracolo della vitella

Il 6 e il 9 maggio si sono tenuti due appuntamenti in santuario

Due eventi al santuario di Longiano

Caro direttore, due eventi hanno visto protagonista, la scorsa settimana, il Santuario del Santissimo Crocifisso di Longiano: il primo (6 maggio) la celebrazione, presieduta dal nostro arcivescovo monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo, del 533° anniversario del miracolo della vitella (si veda l’articolo di Matteo Venturi, L’arcivescovo Caiazzo al santuario di Longiano, in Corriere  Cesenate, edizione online, 7 maggio 2026); il secondo (9 maggio) un ricordo di san Vicinio da Sarsina, attraverso il racconto musicale “Vicinio”, eseguito dalla Corale di Sarsina, su invito di fra Nicola Zuin, l’attuale padre guardiano del convento di Longiano. I due avvenimenti, all’apparenza privi di nessi, a ben vedere non sembrano estranei tra loro, ma all’opposto intimamente connessi, secondo le ragioni che cercherò di argomentare.

Il 6 maggio 1493

Il Miracolo, in breve, narra l’episodio, accaduto il 6 maggio 1493, di una vitella donata dai gambettolesi alla comunità dei frati francescani minori conventuali di Longiano: il “pio” animale, passando di fronte all’immagine del Crocifisso (dovuta alla mano di un anonimo autore di scuola giuntesca), allora conservata nel chiostro del Convento, si genuflesse, restando a lungo in quella posizione.

San Vicinio, tra il terzo e il quarto secolo

La vita di san Vicinio, invece, narra la storia del fondatore della Diocesi di Sarsina a cavallo tra il III e il IV secolo. Originariamente eremita proveniente dalla Liguria, fu dedito alla preghiera e alla meditazione, nella povertà e nella penitenza. Combatté segnatamente contro il male ed il Maligno, per il bene suo e del suo popolo. La tradizione lo vuole designato vescovo direttamente per intervento divino, e acclamato tale dai suoi fedeli. Del protovescovo sarsinate è tramandato, tra gli altri, l’episodio miracoloso del giorno nel quale egli si recava verso il silenzio della montagna per pregare: al suo passaggio una grande quercia “devota e reverente” piegò i suoi rami fino a terra, inchinandosi alla sua santità.

Un medesimo filo rosso

Ebbene, a me pare che le due narrazioni siano percorse da un medesimo filo rosso, che è quello della partecipazione della natura tutta all’opera creatrice e salvifica di Dio, e a quella che Dio continua a compiere ogni giorno attraverso i suoi figli: vi è una sorta di “animazione” sia del mondo animale sia di quello vegetale, che anticipa e in certo modo ben interpreta l’odierna sensibilità verso gli animali e i loro diritti, rispettosa altresì di un giusto equilibrio di ogni forma di vita, sino ad estendere la sfera degli “esseri senzienti” al mondo vegetale, nella vigile preoccupazione per i destini del nostro pianeta, minacciati dagli esiti di un consumismo sfrenato e senza controlli (si pensi al c.d. “riscaldamento globale”, alla distruzione di buona parte delle foresta amazzonica, e così via),  secondo quanto già esemplarmente insegnato dal contributo magisteriale di papa Francesco nell’enciclica Laudato sì (2015).

Eventi a noi contemporanei

Due eventi, quelli sopra richiamati, che lungi dal rappresentare il retaggio di una cultura ormai relegata al passato, si rivelano straordinariamente moderni, anzi a noi contemporanei.

Vincenzo Turchi – Balignano di Longiano (FC)