Diocesi
Marcia della pace, il messaggio dell’arcivescovo Caiazzo: “Mai come in questo momento sentiamo forte il desiderio della pace”
"Mentre prevale l'assurda logica della guerra, i credenti coltivino la preghiera e si impegnino per il bene comune, perché sia bandita ogni forma di ingiustizia", dice il presule
In una Cattedrale gremita, a Cesena, dopo la marcia della pace che ha visto partecipare centinaia di persone e dopo la testimonianza dalla Terra Santa di padre Ibrahim Faltas, il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, ha riflettuto sul tema della pace e sul ruolo dei cristiani nella società di oggi. Di seguito il testo integrale del suo intervento.
Una pace disarmata e disarmante
Carissimi, papa Leone XIV, il giorno in cui si affacciò per la prima volta dalla Loggia centrale di San Pietro, disse una frase che da quel momento è diventata uno slogan da coltivare ed annunciare: “una pace disarmata e disarmante”, del cuore, della mente, della vita. Riprendendo il saluto del Cristo risorto, anche lui ripete, così come la Chiesa fa ad ogni celebrazione: “La pace sia con tutti voi”.
Prevale l’assurda logica della guerra
Ed è lo stesso messaggio che papa Leone riprende per questa giornata mondiale per la pace, evidenziando l’aumento delle spese militari, salite in un solo anno del 9,4 per cento. Quanto è triste constatare come ormai ciò che vige tra i diversi popoli è la paura da una parte e il dominio dall’altra.
Si giunge a osannare il nazionalismo e a strumentalizzare la fede religiosa, facendo passare come necessarie la violenza e la lotta armata. Prevale l’assurda logica che bisogna fare la guerra per raggiungere la pace. Raggiungerla diversamente sembra un’utopia.
Ogni guerra è da rinnegare
Come in tante altre occasioni abbiamo avuto modo di dire, mai come in questo momento stiamo sentendo forte il desiderio della pace. Troppo sangue versato da bambini, giovani, adulti e anziani. Ogni guerra è da rinnegare. Tutto è così assurdo e inumano. Chi dichiara e persegue la guerra si è svuotato di umanità, non conosce cosa sia l’amore, non cerca legami di fraternità, ma il potere come segno di dominio che calpesta la dignità delle persone, in particolare le giovani vite inviate al fronte per uccidere ed essere uccise.
I credenti devono coltivare la preghiera
Un pensiero forte e diretto viene rivolto da papa Leone soprattutto a coloro che stanno trasformando i pensieri e le parole in armi: «Le grandi tradizioni spirituali e il retto uso della ragione ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è diverso. I credenti devono smentire queste forme di blasfemia che oscurano il nome Santo di Dio e devono coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture».
La via disarmante è quella della diplomazia e della mediazione
Ma l’analisi di Leone XIV va oltre, soprattutto quando si rivolge direttamente a quanti hanno responsabilità di governo, sottolineando che la via disarmante è quella «della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe invece il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali».








Costruire una pace politica nel nostro Paese
Una pace politica, a nostro parere, va costruita anche nella diversità di opinioni nel nostro Paese, senza scadere spesso in una litigiosità inefficace e in una eterna campagna elettorale, a scapito della risoluzione dei veri gravi problemi che assillano gli italiani e impoveriscono il territorio.
Tornare a condividere per collaborare
In questa giornata della “Pace” sentiamo essenziale tornare a condividere per collaborare: veri costruttori sono i cittadini che non si fermano a semplici rivendicazioni, ma diventano portatori di preziosi contributi a favore dell’intero nostro Paese. La politica oggi è molto lontana dal senso che le attribuiva il Santo Padre Paolo VI “la più alta forma di carità”, un’arte da amare, curare, custodire. Se la si vivesse in questo modo, i giovani, che per loro stessa natura hanno ideali, credono in un futuro migliore, non eviterebbero l’impegno politico, sfiduciati come sono dall’agire delle istituzioni.
Abbiamo bisogno di una buona politica
Per questo abbiamo bisogno di una buona politica. La Chiesa deve far sentire la sua voce, ha il sacrosanto dovere di educare a rapporti nuovi per incidere di più sul tessuto sociale perché siano rispettati i diritti e i doveri delle persone.
Apriamoci alla pace
Ci preme sottolineare un altro aspetto di Leone XIV quando elogia gli “Operatori di Pace” dicendo: «Apriamoci alla pace, accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, è una presenza e un cammino. Anche nei luoghi in cui rimangono solo macerie e dove la disperazione è inevitabile, troviamo chi non ha dimenticato la pace». Sono cose che soprattutto noi cristiani non dovremmo dimenticare «memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici, si facciano testimoni della pace di Cristo risorto che è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali».
Sia bandita ogni forma di ingiustizia
Mai come in questo momento sentiamo di ribadire quanto sia necessario tornare al gusto della Pace, bandendo ogni forma di ingiustizia per sentirci liberi e sicuri, in comunità in cui venga assicurato il bene del singolo e di tutti. La notte santa del Natale ci ha ricordato che il Natale di Gesù è la presenza di Dio tra noi, chiamati a vivere insieme con tutti, nessuno escluso. Diversamente contribuiremo a seminare morte in un’umanità macchiata da sangue innocente che ha lo stesso colore nei russi come negli ucraini, nei palestinesi come negli ebrei e in tutti gli abitanti di questa nostra fragile Terra.



Natale è ogni giorno, occasione per diventare operativi
A Natale non si diventa più buoni. È il falso messaggio pubblicitario che ha il fine unico del guadagno. Natale è ogni giorno. È l’occasione che a noi viene concessa per uscire dall’indifferenza, dall’apatia, dal silenzio omertoso e diventare operativi, indicando, senza nessuna pretesa ma con convinzione, orizzonti e mete lontani da raggiungere, speranza che diventa certezza di una umanità senza guerre, povertà, ingiustizie.
Un agire comune per il bene di tutti
Si, carissimi, in questo clima natalizio, in mezzo a tanto terrore, paure, guerre, malattie, povertà di ogni genere, avvertiamo il tepore della luce della grotta di Betlemme che ci avvolge e ci consola, che asciuga le nostre lacrime, ci fa uscire dal chiuso dei nostri egoismi, ci apre la mente e il cuore alla comprensione di un agire comune per il bene di tutti. Quella luce che i nostri bravi Scout hanno portato nei tanti luoghi abitati dagli uomini, compresi il palazzo vescovile e quello comunale.
La pace per sempre
Significativa e concreta la conclusione di Leone XIV, quando dice: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. La Madre di Dio e Madre nostra, che la Chiesa celebra in questo primo giorno dell’anno, la Regina della Pace, ci aiuti ad entrare in dialogo con il Dio della Pace, per generare vita ed essere anche noi portatori dello stesso mistero per le strade della nostra città, della nostra Diocesi, dialogando e servendo l’umano oggi e sempre.
don Pino, arcivescovo
Di seguito, il video dell’evento a cura del Corriere Cesenate.