Rubicone
Montiano ha festeggiato il patrono san Vincenzo Ferreri
Il parroco don Stefano Pasolini alla processione: "Gesto di gratitudine e segno di bisogno"
Festa del patrono san Vincenzo Ferreri ieri a Montiano, appuntamento molto sentito anche dai territori vicini, in quanto il santo è invocato come patrono dei campi e dei raccolti.
Messa e processione
A presiedere, nel tardo pomeriggio, la Messa solenne e la processione con la statua del santo c’era il parroco don Stefano Pasolini. Con lui padre Giovanni Bianchi, collaboratore parrocchiale, don Alessandro Manzi, parroco di Santa Maria Nuova e terziario domenicano, legato al santo, e il diacono Giorgio Fagioli. La processione è stata accompagnata dal corpo bandistico “Città di Gambettola” diretto da Lorenzo Rocculi. Fra i presenti anche il sindaco Fabio Molari.

La vicinanza di Dio
La statua di san Vincenzo portata lungo le strade del paese, ha detto il parroco, è il “segno che Dio è prossimo alla nostra vita non solo con delle parole, ma anche con dei modelli, delle persone che hanno incarnato il Vangelo”. Per questo, ha aggiunto, “fare la festa in un paese, portare fuori la statua di un santo, è innanzitutto un gesto di gratitudine, di apertura del cuore, ma è anche un segno di bisogno. Tutti abbiamo qualcosa che il nostro cuore desidera per noi, per i nostri cari, per il nostro paese, per il mondo”. Per don Pasolini, la processione è avere “il coraggio di uscire dalla nostra chiesa. Non per dire quanto siamo bravi o tanti, ma per affermare che veramente il Signore viene incontro a questo nostro bisogno”.

Il seminatore
Infine un riferimento a san Vincenzo, patrono dei campi, con una preghiera “per il lavoro degli agricoltori, che sia veramente una benedizione su tutti coloro che ancora oggi faticano, investono e scommettono su questa importante occupazione”. In tale contesto è stata richiamata la parabola del seminatore, letta nel brano evangelico. Il Signore, ha ricordato il parroco, getta il seme continuamente e ovunque, senza limitarsi ai terreni già buoni o trattati. Il seme della Parola è capace di cambiare il terreno nel tempo, per cui un “terreno arido” non è condannato a restarlo per sempre.

