Romagna. Stop lavoro per il caldo? C’è chi si attrezza a modo suo

La testimonianza di chi deve affrontare una giornata di lavoro “bollente” tra norme di legge che non sempre sembrano adeguate e contratti da rispettare.

Romagna. Lavoratori nei campi in questi giorni di caldo (foto Mariaelena Forti)

Mentre l’allerta meteo per la giornata di oggi, lunedì 3 agosto, prevede la persistenza di temperature massime elevate, intorno a 38 gradi o localmente superiori, nelle zone di pianura e della prima collina con diffuse condizioni di disagio bioclimatico (e la tendenza nelle prossime 48 ore è quella dell’intensificazione dei fenomeni anche estremi), c’è chi lavora sui tetti, nelle fabbriche, nelle cucine. La testimonianza di chi deve affrontare una giornata di lavoro “bollente” tra norme di legge che non sempre sembrano adeguate e contratti da rispettare.

Lavorare sul tetto che scotta

Come affrontano l’anticiclone quelli che la mattina si svegliano sapendo che ad aspettarli ci sono almeno otto ore sui tetti, nei cantieri, nelle fabbriche, nelle cucine?

«Me lo chiedono tutti. Come fai a lavorare sotto questo sole? Avete sentito in tv? Hanno dato gli orari», racconta Fabio (nome di fantasia), 44 anni, imprenditore edile che insieme ad altri due soci costruisce case.

L’azienda lavora tanto tra Cesenatico, Gatteo, Gambettola e il Rubicone. “Gli orari sono” quelli cui fa riferimento l’ordinanza regionale 72 in vigore dal 3 giugno e fino al 15 settembre che prescrive il fermo per i lavoratori esposti al sole nei giorni di caldo estremo dalle 12,30 alle 16 ( cfr. pezzo sotto).

Nonostante le raccomandazioni dei sindacati, le norme sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, le prescrizioni di fermo nelle ore calde, lui e i due soci – spiega pacatamente l’uomo – lavorano con il consueto orario, ovvero dalle 7 alle 12 e dalle 13,30 alle 17. Dunque non si fermano e semmai si attrezzano con tanta acqua, sali minerali, un furgone dove tenere frigoriferi portatili. Rispetto al periodo invernale l’articolazione del lavoro cambia poco: otto ore al giorno anziché nove e cinque giorni su sette anziché sei su sette. Il sabato si ci attiva solo per emergenze e per le ore strettamente necessarie.

Come si gestisce lo stress delle alte temperature? «Il fisico si adegua alla situazione. Ci fermiamo più spesso per bere. Io mi porto tanta acqua e sali minerali. Ma quando si lavora e si tira tanto, specie la mattina che il lavoro “rende” meglio, nelle giornate che sono più difficili come oggi (mercoledì 8 luglio, giorno dell’intervista, secondo Emilia Romagna Meteo la temperatura massima registrata a Cesena è stata di 36 gradi) mi accorgo che verso le 11 – 11,30 iniziano a sfuggirmi le cose. Allora ti fermi, bevi e ricominci. Ma non sempre è sufficiente per togliere quel senso di intontimento. La concentrazione è minore, mi è capitato di andare nel capanno per prendere un attrezzo e una volta lì non ricordarmi cosa ero andato a fare».

Perché non fermarsi o spostare l’orario di lavoro in orari più freschi?

«A dispetto delle teorie, valide e necessarie, dobbiamo rispettare i contratti – spiega Fabio -. Lo Stato ci impone di fermarci, ma nessuno supporta le ore di fermo in maniera adeguata. Costa di più attivare la pratica per un’ora di cassa integrazione che rinunciare direttamente al compenso per l’ora di lavoro perduta. Gli orari di lavoro sono legati a tante necessità. Se lavori in zona residenziale o al mare, il rumore in certi orari deve essere contenuto, in certi altri i fornitori sono chiusi, quindi devi preparare in anticipo l’occorrente per il cantiere con il risultato che i collaboratori lavorano meglio ma tu, come imprenditore, devi comunque accollarti l’onere e alla fine non cambia. I controlli sui cantieri sono rari. Noi siamo attenti al benessere dei nostri lavoratori, che alla fine sono anche amici perché passiamo insieme tante ore, più che con la famiglia. Ma ci sono contesti nei quali l’attenzione è minore e chi lavora deve affrontare condizioni impegnative».

Un tema che riguarda molti lavoratori di vari settori

Su di un punto Fabio non ha dubbi. «Forse siamo più fortunati – aggiunge – di chi lavora al chiuso, nei capannoni, dove l’afa toglie il respiro. Noi siamo sotto il sole, ma almeno lavoriamo all’aria aperta. Penso a chi sta nei laboratori, nelle cucine, nei magazzini dove le temperature sono alte e in tanti casi non ci sono condizionatori».

Lavorano tanto e con lo stesso orario invernale anche Luca, 21 anni, e il padre, 55. Il giovane ha voluto seguire le orme del genitore nell’impresa edile di famiglia che si muove tra Cesena e Rimini. «Lavorare all’aperto mi piace. L’ho scelto perché c’era l’attività avviata, ma anche perché ero interessato», spiega. Come si gestisce il caldo? «Principalmente si sopporta risponde serafico -. Non abbiamo mai preso in considerazione l’idea di fermarci. I sindacati si raccomandano, ma nessuno lo fa. Noi abbiamo fatto sempre così e continuiamo così – aggiunge -. In estate lavoriamo con lo stesso ritmo dell’inverno e con gli accorgimenti ovvi, bere tanto e pause più fitte».

Tradotto, anche a 38 gradi gli orari di lavoro sono stati 7,30 – 12 e 13,30 – 18. È saltato solo un pomeriggio in cui si sono spostati a lavorare in ufficio. Del resto la fatica grossa la fanno le macchine, a sentire il giovane. Gli spostamenti dei materiali di cantiere e i pesi vengono affidati alle attrezzature. Il resto tocca a loro, ma a Luca non pesa.

Nel futuro si vede portare avanti l’azienda avviata dal padre. «È il lavoro che fa per me». Le incombenze sono quelle che si associano a questo mestiere: preparare il ferro, tirare su muri e pilastri, fare la carpenteria. Di intelligenza artificiale nel settore non si parla, riferisce. «Applicarla ora è prematuro, non verosimile. Io ci penso e credo che succederà, ma non a breve».

Gli accorgimenti per affrontare la fatica

Anche Marco ha vent’anni. Dipendente di un’azienda che fa grondaie attiva tra Gambettola, Cesena, Rimini e il Rubicone, ama questo lavoro all’aperto e in alto, nonostante il caldo e la fatica. «In certi giorni è stata davvero tosta», ammette il giovane che si sente tutelato dal datore di lavoro che si preoccupa delle pause, dell’idratazione e in generale, del benessere dei suoi dipendenti.

L’orario di lavoro, spiega Marco, è cambiato con l’arrivo dell’estate, e va «dalle 5 alle 13 e negli orari di picco lavoriamo in magazzino dove abbiamo una parte di produzione». «Questo ti ha cambiato il ritmo del sonno?». Solo in parte, spiega il ragazzo.

«Dormivo presto la sera in ogni caso, perché la mattina iniziamo comunque alle 7,30. I colleghi mi mettevano sul chi va là dicendomi: “Vedrai quando arriva l’estate…sarà dura”. In effetti mi sono scottato ma ho imparato a darmi la crema protettiva. Abbiamo anche un doccino portatile con li serbatoio dell’acqua e un gazebo che montiamo ogni volta come base nei vari cantieri. Fisicamente sono preparato e affronto volentieri la fatica. Le nostre condizioni di lavoro sono buone, ma siamo un’eccezione. Conosco molte situazioni nelle quali gli imprenditori non sono così attenti».

Braccio di ferro tra norme regionali e comunali

Nella Regione Emilia Romagna dal 3 giugno scorso e fino al 15 settembre è in vigore l’ordinanza 72, che fissa «misure di prevenzione per attività lavorativa in condizioni di esposizione prolungata al sole».

L’ordinanza «vieta il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole, dalle 12,30 alle 16, nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili ed affini, nelle cave, nonché nei piazzali in cui si esercita attività di logistica». Il divieto vige nei giorni in cui la mappa del rischio worklimate indica “alto” per il caldo.

Norme regionali e comunali

Per la provincia di Forlì-Cesena, l’ordinanza regionale autorizza l’anticipo di un’ora e il posticipo di un’ora dei lavori nei giorni con rischio “alto” per worklimate, ma la concreta possibilità di iniziare alle 6 dipende dagli orari previsti dai regolamenti comunali sulle attività rumorose, che nei Comuni costieri, ad alta densità turistica, sono più restrittivi.

L’ordinanza sulla quiete pubblica nel Comune di Cesenatico, per esempio, stabilisce che i cantieri possono operare nei giorni feriali dalle 7 alle 20 mentre le lavorazioni rumorose (demolizioni, escavatori, martelli demolitori, betoniere ecc.) nel periodo 1 giugno–15 settembre sono consentite dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 19. Per le zone turistiche comprese fra la ferrovia e il mare l’inizio è ammesso dalle 9. Dunque, nel pieno della stagione balneare, non è consentito iniziare lavori rumorosi alle né 6 né alle 7. In ogni caso nei quattro Comuni costieri della provincia l’ordinanza regionale sul caldo non si applica automaticamente. A Gatteo la tutela della quiete pubblica nelle aree turistiche prevale e non ammette il lavoro nei cantieri alle 6. Lo stesso vale per San Mauro mare.

I sindacati

In merito alle ordinanze emanate dalle istituzioni per fronteggiare le temperature estreme, la Fim Cisl Romagna ritiene che il punto centrale sia un altro: la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori non può dipendere esclusivamente dai provvedimenti adottati durante l’emergenza.

Nelle aziende, in particolare nel settore metalmeccanico, il rischio da stress termico è prevedibile e deve essere gestito attraverso procedure, protocolli e misure organizzative definite prima dell’estate, non quando il caldo ha già raggiunto livelli critici. La vera differenza la fa la capacità di programmare: individuare in anticipo i reparti più esposti, stabilire quando attivare pause, rimodulare gli orari, intervenire su ventilazione e climatizzazione e condividere queste misure con Rsu e Rls.

L’attenzione in questo modo viene spostata dall’emergenza alla prevenzione, impegnandosi a rendere davvero operative nei luoghi di lavoro norme che esistono già, per evitare a montetanto i malori quanto gli infortuni.