Dall'Italia
Cinque diocesi romagnole, un cammino insieme: a Faenza l’incontro tra presbiteri e diaconi
I primi passi sulle priorità pastorali. All'incontro anche l'arcivescovo Caiazzo
Cinque diocesi, un territorio che presenta caratteristiche comuni e una domanda che riguarda il futuro della presenza della Chiesa: come ripensare il ministero dei presbiteri e dei diaconi davanti ai cambiamenti che stanno attraversando le comunità? È stata questa la prospettiva dell’incontro interdiocesano di formazione che oggi ha riunito a Faenza i presbiteri e i diaconi delle diocesi di Imola, Faenza-Modigliana, Forlì-Bertinoro, Cesena-Sarsina e Ravenna-Cervia.
Cinque vescovi
L’appuntamento rappresenta la prosecuzione del cammino comune già avviato da circa un anno tra i cinque territori attraverso i rispettivi settori pastorali. A guidare la riflessione nell’aula magna del Seminario di Faenza è stato monsignor Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, intervenuto sulle «priorità pastorali della Chiesa italiana» e, in particolare, sul ripensamento del ministero dei presbiteri e dei diaconi e della presenza della Chiesa nel territorio. All’incontro hanno partecipato anche i cinque vescovi delle rispettive diocesi: monsignor Lorenzo Ghizzoni (Ravenna-Cervia); monsignor Michele Morandi (Faenza-Modigliana); monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo (Cesena-Sarsina), monsignor Livio Corazza (Forlì-Bertinoro), monsignor Giovanni Mosciatti (Imola).
Un territorio, numeri che interrogano
A offrire una prima fotografia della situazione è stato, con la sua introduzione, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che ha presentato i dati attuali delle cinque diocesi. Ma, come è stato sottolineato durante l’incontro, la semplice somma dei numeri non restituisce da sola la complessità della situazione. Una parte significativa dei sacerdoti si colloca infatti nelle fasce d’età più avanzate: secondo una stima, i presbiteri tra i 70 e i 90 anni rappresentano circa un terzo del totale, forse anche qualcosa di più. Il tema vocazionale rende il quadro ancora più delicato. Monsignor Ghizzoni ha richiamato anche il dato del seminario di Bologna: attualmente vi sono 15 seminaristi complessivamente ospitati e alcuni di questi provengono da diocesi estere. Un dato che restituisce la criticità della situazione vocazionale.

Non una semplice collaborazione, ma un cammino
Al centro della giornata non c’è stata però soltanto la lettura delle difficoltà, ma le proposte per un cammino comune che faccia della sinodalità il suo centro. A Faenza è stato presentato ai preti e diaconi il documento di sintesi del percorso interdiocesano avviato nei mesi scorsi. Il punto di partenza è chiaro: “Abbiamo bisogno di camminare insieme“, ha ricordato monsignor Ghizzoni. L’obiettivo è prepararsi ai cambiamenti nei diversi ambiti e settori della pastorale, senza attendere che le trasformazioni rendano inevitabili decisioni non più rinviabili. Il tutto in un territorio romagnolo nel complesso omogeneo. L’interdiocesanità non viene presentata semplicemente come una risposta alla diminuzione delle risorse, ma come una prospettiva pastorale sulla quale lavorare in modo condiviso. Il territorio delle cinque diocesi presenta infatti elementi comuni, e il confronto può diventare uno strumento per individuare modalità nuove di presenza, formazione e servizio. Un percorso che non riguarda soltanto sacerdoti e strutture ecclesiali. Tra gli esempi già concreti di collaborazione sono stati ricordati anche i settimanali diocesani: Corriere Cesenate, Il Piccolo e Il Risveglio sono già impegnati da anni in un cammino comune, al quale presto si aggiungerà anche La Voce di Ferrara.
Il Documento di sintesi del percorso comune e le linee operative
Un cammino iniziato nell’ottobre 2025 e proseguito tracciando strade concrete. Il Documento comune di sintesi, approvato il 24 aprile 2026 dai vescovi (per Faenza, all’epoca, l’amministratore apostolico monsignor Mario Toso) indica le linee guida per la collaborazione tra le cinque Diocesi della Romagna. Per coordinare questo percorso, i vescovi hanno stabilito l’istituzione di una Commissione interdiocesana, formata dai cinque vicari generali. L’organismo è presieduto dall’arcivescovo di Ravenna e coadiuvato dal vescovo di Faenza-Modigliana. Tra le proposte di rilievo figurano una formazione condivisa di ampio respiro (percorsi d’approfondimento comuni per le équipe pastorali, per i presbiteri entro i primi dieci anni di ordinazione, per i diaconi permanenti e per i ministeri istituiti); la creazione di una rete rafforzata per gli insegnanti di Religione cattolica e la pastorale scolastica; percorsi dedicati all’associazionismo e istituti teologici con il coinvolgimento dei movimenti e delle associazioni laicali (anche per valutare la condivisione degli assistenti tra diocesi). Il documento recepisce le indicazioni per nove gruppi pastorali (Catechesi, Liturgia, Carità, Famiglia, Giovani e vocazioni, Missione e migranti, Salute, Società e lavoro, Comunicazione), affidando a ciascuno un coordinatore che dovrà consegnare un progetto operativo entro l’1 maggio 2027 per l’approvazione finale dei vescovi. Per il gruppo di lavoro sulla Comunicazione, l’indicazione è proporre un progetto dedicato alla formazione sui new media e alla riflessione sulla comunicazione ecclesiale.
