Scelte scellerate
«Durerà poco la guerra». L’ha detto lunedì scorso il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Il leader degli Usa che ha iniziato il 28 febbraio a bombardare l’Iran assieme a Israele tenta di calmare i mercati che cercano e vogliono certezze. I prezzi di petrolio e gas volano e le economie mondiali vanno in affanno. In tanti rimangono alla finestra senza sapere quello che accadrà domani.
Il prezzo di un barile di petrolio arriva a 120 dollari, poi scende a 85, dopo le parole di Trump. Le borse, dopo aver bruciato miliardi e miliardi di valore, invertono la tendenza, ma nessuno sa quello che potrà accadere. Noi, in Europa, viviamo giorni di apprensione, con il conflitto a due passi da casa e le notizie che si accavallano e si contraddicono.
Difficile distinguere verità e propaganda. La guerra è entrata nelle nostre vite. Qua ancora non arrivano i missili, anche se due attacchi verso la Turchia inquietano, ma le conseguenze di quell’inferno scatenato in Medio Oriente sono tangibili per tutti. In pochissimi giorni il prezzo del gasolio ha superato i due euro al litro, con ripercussioni immaginabili sul resto dei prodotti, a cominciare da quelli dell’energia. Noi paghiamo i costi di scelte scellerate.
Sembra puerile cercare di trovare giustificazioni a un attacco compiuto al di fuori di ogni regola. In Iran il regime non lascia spazio a nessuno e le migliaia di giovani vittime delle scorse settimane sono un monito chiaro al mondo. Ciò non toglie che fossero in corso trattative per cercare una soluzione. Il dialogo è stato usato come diversivo per scatenare l’inferno in pieno giorno, all’insaputa di tutto l’Occidente. Quello che più inquieta è il futuro. Nessuno, oggi si intuisce, pare intravedere una via di uscita. Anche il Libano è in fiamme.
Nel Paese dei cedri i nuovi profughi superano il mezzo milione. Le notizie che giungono fino a noi parlano di situazioni drammatiche, nelle quali mancano acqua e cibo, con la gente che fugge dalle proprie abitazioni.
I Paesi del Golfo non vivono giorni tranquilli, con i missili iraniani che attaccano obiettivi civili. Il mondo è sconvolto, con lo stretto di Hormuz chiuso al transito delle navi.
La via d’uscita, invocata in ogni occasione da papa Leone, si gioca con il confronto e la diplomazia. Le parti in causa sembrano ignorare gli appelli. La storia chiederà loro conto, mentre noi oggi domandiamo la pace, per tutti, anche per chi non vuole ascoltare il grido di chi soffre sotto le bombe.
