Domenica 2 agosto – 18esima Domenica Tempo ordinario – Anno A
LA CARITÀ SOLIDALE PER COMPIERE LA CREAZIONE
Is 55,1-3; Salmo 144; Rm 8,35.37-39; Mt 14,13-21
Il Vangelo del 26 luglio è quello della moltiplicazione dei pani (e dei pesci), raccontato ben sei volte nei Vangeli; un segno tra i più importanti compiuti da Gesù, carico di promesse e profezia.
Verrebbe da soffermarsi subito su questo segno, ma c’è una premessa che lo introduce e da cui bisogna partire: “Gesù vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati”.
Ci sono tre verbi che rivelano i sentimenti del cuore di Gesù: “vede” una folla, ma senza scivolare via sui singoli, che vede uno a uno; “sente” compassione, provando dolore per il loro dolore, tanto da cambiare i suoi programmi, dalla ricerca di un luogo deserto all’immersione nel tumulto della folla, risucchiato dal loro dolore, che viene prima di ogni altra cosa (gli ultimi saranno i primi); e “guarisce” i malati, perché è solo dalla compassione che fioriscono miracoli.
Il tesoro più grande è un Dio “appassionato” delle nostre “passioni-sofferenze”, un Dio che “patisce” per noi.
Ora sì che possiamo dedicarci a comprendere il segno della moltiplicazione del pane da parte del Figlio di Dio, perché il nostro Dio è diverso dagli idoli, i quali si preoccupano di essere serviti dagli uomini e di attingere ai loro beni. Il nostro Dio si prende cura Lui delle sue creature e si premura Lui di organizzare tutto perché stiano bene.
Dove i discepoli vedono il deserto, Gesù intravede l’erba come spazio da abitare, accogliente e fresco. È l’erba del giardino (quello dell’Eden, il paradiso terrestre più volte splendidamente raffigurato nei mosaici ravennati), che permette il germogliare di frutti nuovi.
Ma non c’è solo Dio che moltiplica il pane: nel Vangelo vi è qualcosa di estremamente importante che Gesù consegna ai suoi, come eredità da spendere per continuare a cambiare il deserto in giardino: “Voi stessi date loro da mangiare!”. Si tratta del coinvolgimento degli uomini che insieme a Dio sono chiamati a rigenerare il mondo: ci siamo anche noi che diventiamo capaci di moltiplicare i beni della terra perché vi sia pane e vita per tutti, senza distinzioni.
Più che un comando, quello di Gesù è una rivelazione: è in questo carisma di fratellanza che realizziamo appieno la nostra natura di creature modellate a immagine di Dio.
Anche noi, nel metterci a disposizione per donare all’altro, compiamo l’opera della creazione. La carità solidale è la legge del Regno dei Cieli, ciò che fa del deserto un Eden, in questo mondo troppo ferito di odio e violenza.
