Sarsina. L’arcivescovo Caiazzo alla Messa di Pasqua: “Alla cultura della morte vogliamo opporre la civiltà dell’amore”

"Celebrare la Pasqua di Cristo significa ricordare a tutti che la morte non ha l’ultima parola", ha detto il presule

Il vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, domenica 5 aprile nella Concattedrale di Sarsina, la mattina di Pasqua. Foto Michela Mosconi
Il vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, domenica 5 aprile nella Concattedrale di Sarsina, la mattina di Pasqua. Foto Michela Mosconi

Questa mattina alle 11 nella Concattedrale il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo ha presieduto l’Eucaristia nella Domenica di Pasqua. Ecco il testo integrale dell’omelia preparata per l’occasione, ma non pronunciata. L’arcivescovo è andato a braccio, rivolgendosi in particolare ai bambini. Pubblichiamo il testo dell’omelia scritta per l’occasione.

Il sepolcro è vuoto

Carissimi, «hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo». È quanto Maria Maddalena riferisce a Pietro e Giovanni dopo aver visto il sepolcro di Gesù aperto e vuoto. Corre trafelata per dare quest’annuncio. Annuncio che crea sconcerto, forse paura che sia stato trafugato o, meglio, intuizione femminile nel cogliere qualcosa che supera i limiti umani. La tomba è vuota. È questo il cuore dell’annuncio cristiano. Il corpo di Gesù, che nel sepolcro è stato deposto, ostruito con una grossa pietra e vigilato da soldati di guardia, non c’è: il sepolcro è vuoto.

Tutte le guerre sono una sconfitta

Maria Maddalena vede, ma non entra nella tomba. Pietro e Giovanni arrivano di corsa; il più giovane non entra, aspetta che arrivi Pietro, più anziano e capo degli apostoli, designato da Gesù. Entrano, vedono le fasce a terra, il sudario piegato, un po’ in disparte, e, oltre lo smarrimento iniziale, “credono”. Anche noi, stamattina, siamo convenuti in questa Concattedrale di Sarsina con le nostre apprensioni, preoccupazioni, dispiaceri, dolori, paure. Anche noi siamo entrati per riempirci gli occhi di luce: la Luce del risorto. Anche noi guardiamo il Calvario dei crocifissi, immersi come siamo in un mondo dove la legge del più forte ingiunge il sigillo della sconfitta sul più debole. È triste constatare che, in una situazione di belligeranza, non si riesca a comprendere che non ci sono né vincitori né vinti: siamo tutti sconfitti. La guerra, ogni guerra, tutte le guerre in atto sull’intera terra sono una tremenda sconfitta per tutta l’umanità.

Un dolore generativo

In questo momento storico ci troviamo di fronte al vuoto di una tomba, attorniata dal sibilo di bombe, missili, droni, strumenti di morte che seminano violenza e distruzione. I potenti della terra persistono nella violenza che procura lacrime a moltissime mamme che gridano il loro dolore senza fine, mentre cercano tra le macerie un ricordo di quel figlio che non potranno più allattare, nutrire, veder crescere.
Eppure quel dolore è generativo. Impariamo dal dolore di mamme, di papà, di bambini che vagano impolverati e feriti tra le macerie, in cerca di segni di vita. Comprendiamo dalle loro ingiustificate sofferenze e promettiamo che alla cultura della morte e dell’ingiustizia dobbiamo opporre, con tutte le forze di cui siamo capaci, la costruzione della civiltà dell’amore, capace di dare inizio ad una società nuova.

La tomba è custode della morte. La tomba vuota di Gesù Cristo non è assenza di vita, è grido di vittoria sul potere della morte che bagna la terra di sangue innocente. È trionfo della vita perché tutti sappiano che è possibile far rifiorire la vita sulle macerie che ogni guerra procura.

Quattro dettagli fondamentali

Questa notte l’evangelista Matteo ci ha presentato tanti particolari: terremoto, presenza di Angeli e apparizione dello stesso Gesù che dice ai discepoli di attenderlo in Galilea. Il Vangelo di Giovanni, che abbiamo ascoltato poco fa, nella sua scarna essenzialità, ci presenta dettagli fondamentali.

1. Tutto sta avvenendo nel primo giorno della settimana, la domenica, quando ancora è buio e l’alba incomincia a mostrare la sua vittoria sulle tenebre. Ci troviamo di fronte a un evento nuovo. Una nuova creazione. È esattamente quello che è avvenuto quando Dio creò il primo giorno: separò la luce dalle tenebre. La Maddalena si reca al sepolcro dopo il riposo del sabato, all’inizio del nuovo giorno, e vede rimossa la pietra che ostacolava il loculo in cui era stato riposto il corpo morto di Gesù. Capisce che qualcosa di insolito e strano è successo: il corpo non c’è, forse è stato trafugato.
Per noi celebrare la Pasqua significa vivere la certezza che Dio fa nuove tutte le cose. Separa la luce dalle tenebre. Si ripete il primo giorno della creazione. L’ingiustizia, che si basa sulla fragilità umana, costruisce steccati, muri, provoca umiliazioni di ogni genere, e, in quanto tenebra, viene separata dalla luce della pace, della fraternità. D’altronde Cristo per questo è morto ed è risorto: portare la rivoluzione dell’amore fra gli uomini.

2. La Maddalena si mette a correre per portare questo annuncio ai discepoli. E’ l’annuncio che cambierà la storia del mondo: Cristo è risorto. È veramente risorto. Pietro e Giovanni si mettono a correre anche loro. Da questo momento l’annuncio della Pasqua, che Cristo ha distrutto la morte, corre veloce da un luogo all’altro della terra, passando da persona a persona, di bocca in bocca. L’evangelista, ricordando insieme Pietro e Giovanni, vuole sottolineare quanto fossero uniti da un rapporto di fraternità unica, cresciuto attraverso un cammino di fede che ha visto l’uno sostegno dell’altro, pur nel rispetto dei ruoli: prima Pietro, poi Giovanni. Solo nel momento in cui entrano nel sepolcro e lo trovano vuoto, capiscono ciò che Gesù aveva loro annunciato: sarebbe risorto. Insieme, come Pietro e Giovanni, al termine di questa celebrazione, siamo invitati a diffondere il messaggio della Pasqua, desiderato da tutti ma che necessita dell’apporto di ognuno per costruire la Pace.

3. Dal quel sepolcro vuoto ha inizio la vita della Chiesa. Annunciano ciò che hanno visto, sentito e toccato. A Dio nulla è impossibile: ha diviso le acque del Mar Rosso, salvando il suo popolo dalla prepotenza del Faraone. Chiedia mo a Lui che salvi l’umanità indicandole nuove strade, nuove vie d’uscita, diverse da quelle fino a quel momento praticate dagli uomini. I teli, che avevano avvolto il corpo esanime di Gesù, restano per terra, testimoni di una storia passata che tanta sofferenza e dolore ha provocato alla famiglia umana. Nello stesso tempo sono il segno della vittoria, d’ora in poi offerta a tutti.

4. Celebrare la Pasqua di Cristo significa ricordare a tutti che la morte non ha l’ultima parola. Anche quando sembra che spenga desideri, sogni, progetti, idee a causa di malattie, di morte di una persona cara, di distacchi dolorosi, del fallimento di un amore, della crisi di un matrimonio, torna a brillare la luce della risurrezione. Il futuro si costruisce se saremo capaci di volgere lo sguardo verso l’eterno, attraverso un impegno quotidiano nel vivere la vita, dandole contenuto e riempiendola di significato. È la risposta che possiamo e dobbiamo dare ai molti conflitti che accerchiano l’umanità intera, stringendola nella morsa della paura, bagnandola di sangue innocente, seminando macerie e dolore, mentre rivoli di lacrime scendono copiosi su volti senza più sorriso.

Seminare vita, giustizia e pace

In questo scenario di tristezza bellissima risuona la Sequenza quando dice: “Raccontaci Maria, che hai visto sulla via?”. Anche noi, come Maria Maddalena, siamo invitati a raccontare con la nostra vita dove abbiamo incontrato Cristo risorto e come lo stiamo seguendo. La storia di ognuno di noi è costellata da esperienze di vita e di morte, di gioia e di dolore, di impotenza e di rabbia, di interrogativi spesso caduti nel vuoto senza risposte.

Anche e soprattutto di fronte al disordine mondiale che continua a seminare, in nome di interessi e capitali da salvaguardare, distruzione e morte, inondando la terra di sangue, siamo invitati a raccogliere come Maria, la Madre di Gesù, il sangue del Figlio, dei tanti figli innocenti e nostri fratelli, per custodirlo come tesoro prezioso in una memoria che diventa insegnamento per non stancarsi mai di seminare vita, giustizia, pace. Significa: risurrezione, vittoria sulla morte.

Testimoni del Risorto

Siamo chiamati a essere testimoni del Risorto nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nella società. La Pasqua non è una data che passa, un ricordo da custodire nel comodino, è un avvenimento che sconvolge l’esistenza e resta per sempre

Nell’Antifona alla Comunione viene dato questo annuncio che illumina la mattina di Pasqua: “Il crocifisso è risorto”. Noi, come la Maddalena, come Pietro e Giovanni, ne siamo testimoni, coscienti che non possiamo e non dobbiamo esorcizzare il dolore e la morte. «E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme» (At 10, 39). C’è bisogno di una lettura che ci renda consapevoli di dover sposare ogni tristezza della vita con ogni gioia possibile. Sempre nella Sequenza abbiamo sentito che «Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa».

Occasione per uscire da noi stessi

Auguro ad ognuno e a tutti che la Pasqua di Gesù Cristo diventi l’occasione per uscire da noi stessi, dalle nostre paure, dal pessimismo, dalla rassegnazione e per credere fermamente che Gesù è risorto e che la sua risurrezione trasforma positivamente la nostra esistenza.
A Maria, immagine e modello della Chiesa, che ha atteso e incontrato il Figlio risorto, affidiamo noi e l’umanità sofferente.

Così sia.