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Usa: fucilazione in diretta per l’autore della strage di Fort Hood. “Promozione barbara di una cultura di morte”
L'intervento del presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti d'America
“Il nostro Dio è il Dio della vita. Nulla può giustificare le azioni di Hasan, ma questa decisione è una barbara promozione della cultura della morte e deve essere riconsiderata”. Lo afferma monsignor Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb), in una dichiarazione di ferma condanna della scelta, annunciata ieri dal Dipartimento della guerra, di trasmettere in diretta streaming la fucilazione di Nidal Hasan, riconosciuto colpevole dell’uccisione di 13 persone e del ferimento di altre 32 nella base di Fort Hood, in Texas, nel 2009.
Il presule confida di aver appreso la notizia “con sgomento e grande dolore” e richiama la Lettera ai Romani: “La parola di Dio ci esorta: ‘Non rendete a nessuno male per male‘”.
Quindi avverte: “L’esecuzione pubblica, anche di chi ha causato un grave danno, non farà che minare ulteriormente il tessuto morale della nostra nazione e sarà una macchia sulla coscienza del suo popolo”.
Meno di due mesi alla fucilazione
Salvo ricorsi, la fucilazione, voluta dal segretario alla Guerra Pete Hegseth e autorizzata dal presidente Donald Trump, è prevista il 3 dicembre a Fort Hood: sarebbe la prima esecuzione eseguita dall’esercito statunitense dal 1961 e la prima per fucilazione dal 1945.
L’arcivescovo conclude invocando l’intercessione di Nostra Signora del Buon Consiglio, “perché, come nazione, possiamo sempre scegliere la vita, anche nei tempi e nelle circostanze più difficili”.