Diocesi
Veglia missionaria ai Cappuccini, “Cristo non trasforma la relatà, ma lo sguardo”
Testimonianza da Turchia, Filippine e Mozambico in vista della Giornata missionaria mondiale
Si celebra domani, domenica 18 ottobre, la Giornata missionaria mondiale sul tema “Uno in Cristo. Uniti nella missione”.
Terre di missione
In preparazione, ieri sera si è tenuta una Veglia di preghiera presso il convento francescano dei Cappuccini a Cesena. All’interno della veglia, promossa dal Centro diocesano di animazione missionaria, alcune testimonianze da terre di missione, dalle quali è emerso che non si tratta mai di una semplice attività assistenziale, ma di un cammino condiviso di vicinanza e fraternità universale. Presenti anche alcuni missionari stranieri attualmente in diocesi: fra Eric Boateng, suor Annick, suor Denise, suor Catia, don Justin e fra Geremia.

Cappuccini in Turchia
Padre Filippo Gridelli, guardiano dei Cappuccini di Cesena, ha raccontato di un suo recente viaggio in Turchia, dove la provincia dei frati cappuccini dell’Emilia-Romagna, da quasi cento anni (nel 2027), conduce una missione. “In Turchia – ha ricordato – ci sono le pietre originali del cristianesimo: le strade dove ha camminato San Paolo, i resti della basilica del Concilio, la tomba di san Giovanni, la tomba di san Filippo apostolo”. Tuttavia, “la situazione in Turchia è sempre difficilissima: è un Paese islamico, ufficialmente laico, ma di un laicismo islamizzato non aperto al cristianesimo. I frati non possono svolgere attività fuori dalla chiesa, non possono fare annunci per strada, e possono essere accusati di proselitismo. Tutto è controllato: in alcuni luoghi c’è l’esercito o la polizia che ufficialmente li custodisce, ma di fatto li controlla”.
La “barcada” delle Filippine
In un contributo video, una testimonianza di missione dalle Filippine: “Nelle Filippine c’è una parola bellissima: Barcada. Indica il gruppo di amici in cui ci si sente protetti. Il rischio è che la Barcada diventi un gruppo chiuso che dimentica chi sta fuori. Lo sforzo missionario è far sì che lo spirito di Barcada diventi un abbraccio che protegge chi è dentro, ma contemporaneamente si appassiona ed è aperto a chi sta fuori“.
Luna di miele in Mozambico
Infine la testimonianza di Giacomo e Benedetta, sposi da quattro mesi, che hanno voluto vivere la luna di miele in Mozambico. “La luna – hanno detto – fa riferimento al tempo di un mese di luna, l’esatto tempo che abbiamo passato nel sesto paese più povero al mondo, in una zona periferica di una città rurale. Il miele ricorda l’idromele, l’antica bevanda che gli sposi bevevano dopo le nozze per favorire l’unione e la fecondità. Il nostro mese africano tra gli ultimi del mondo è stato davvero fecondo per il nostro cuore, e su tutto ha vinto la speranza”.
I due giovani coniugi hanno invitato i presenti a “chiudere gli occhi e immaginarvi la realtà di Sissi, una bambina di circa sette anni. Sotto i piedi non avete un pavimento, ma molta terra dove camminate scalzi. Vostra madre sta lavando i panni al fiume e voi avete molta sete. Attorno a voi non c’è una scuola perché il posto è troppo remoto. Per bere c’è solo un buco scavato nel terreno che chiamate pozzo, con acqua torbida di cui non avete mai assaggiato un’alternativa”. Questa storia vera, hanno rivelato Giacomo e Benedetta, “ci ha lasciato una ferita nel cuore e la tentazione dell’impotenza. Ci siamo chiesti: come sopportare che esista un mondo così? Il nostro viaggio in Mozambico ci ha mostrato che la speranza radicata nell’amore di Cristo non trasforma immediatamente la realtà esterna, ma trasforma lo sguardo. Sissi sorride, ed è una realtà forte quanto la sua situazione drammatica”.
*** NOTIZIA IN AGGIORNAMENTO ***