Romagna
Zamagni: “In un mondo che cambia, scegliere l’etica delle virtù contro l’utilitarismo”
A Milano Marittima, il docente di Economia politica ha tratteggiato il futuro del commercio internazionale alla luce della fine dell’ordine internazionale
“Siamo alla fine di un mondo, non ci deve meravigliare, è successo anche in altre epoche. Noi italiani abbiamo le capacità, più di tutti, di affrontare le sfide che le transizioni pongono, si pensi all’Umanesimo che è un fenomeno esclusivamente nostro. Il motivo è nel nostro aggancio valoriale che è l’etica delle virtù: abbiamo a cuore il bene comune”.
Parola del noto economista Stefano Zamagni, intervenuto ieri mattina al convegno ‘Novità economico-fiscali 2026’, giunto alla 33° edizione, organizzato da ConsulenzaAgricola.it al Palace Hotel di Milano Marittima, con oltre 400 partecipanti.
La fine di un ordine mondiale durato otto decenni
Nel suo intervento Zamagni, docente di Economia politica all’Università di Bologna, ha tratteggiato il futuro del commercio internazionale alla luce della fine dell’ordine internazionale, nato nel 1944 al termine del secondo conflitto mondiale, e con esso l’atlantismo.
“Ci troviamo in mezzo al guado ma non dobbiamo scoraggiarci – ha affermato –. Oggi il multilateralismo, che fa riferimento alle regole della governance, non funziona più ed è stato sostituito dal multipolarismo, con i tre poli di Stati Uniti, Cina e Russia a cui si aggiunge il Global South, il Sud Globale costituito da un’aggregazione di 12 Paesi. In questo panorama è possibile intravedere uno stato di diritto internazionale in cui valgono sì regole diverse da quelle del passato ma sempre vincolanti? Sì, ma a una condizione, che ci si liberi dell’utilitarismo. Si tratta di una matrice etica tipica del mondo anglosassone, nata nella seconda metà del 1700 ispirata al protestantesimo che ha trovato la sua culla propizia in America, e il cui principio base è il consequenzialismo: è etica ogni azione che produce conseguenze utili. Al contrario la matrice culturale italiana, che si ispira al cattolicesimo, è quella dell’etica delle virtù: è eticamente accettabile ogni comportamento che mira a migliorare il bene comune”.
Le guerre non dichiarate
C’è poi la questione della sicurezza economica che è diventata la nuova dottrina di governo. “Gli apparati militari, al contrario del passato quando erano utilizzati in funzione di un’ideologia o di una religione, oggi servono per assicurare la sicurezza economica, basata sulla regola della dipendenza di un Paese egemone verso altri. È il paradigma dello ‘scambio silenzioso’: oggi la guerra non viene più dichiarata, non c’è più bisogno di affermare la violazione di un principio internazionale, come hanno fatto Trump o Putin”, ha proseguito Zamagni, già presidente della Pontificia Accademia delle scienze sociali e dell’Agenzia per il Terzo Settore.
Non ha poi mancato di ‘bacchettare’ la propria categoria, quella degli intellettuali e in particolare dei professori universitari, colpevoli a suo dire di parlare un linguaggio troppo sofisticato oppure di non intervenire affatto, pensando non sia loro compito.
Le sfide dell’agricoltura
Sul fronte dell’agricoltura, per Zamagni serve una vera e propria trasformazione per affrontare le nuove sfide: si pensi all’intelligenza artificiale e al ruolo che può avere nell’agricoltura di precisione o nelle tecniche di evoluzione assistita.
“Va distinta però l’intelligenza artificiale generativa da quella agentica, di cui in Italia ancora non si parla, che è in grado di prendere decisione in maniera autonoma. Questo pone grandissimi problemi dal punto di vista etico e anche giuridico”, ha sottolineato. Su questo aspetto l’ingegnere francescano Paolo Benanti, già consigliere di papa Francesco e unico italiano membro del Comitato sull’intelligenza artificiale delle Nazioni unite, ha coniato il termine ‘algoretica’: l’etica degli algoritmi che governano le macchine.
“Anche l’Unione Europea – ha detto – deve adeguare le sue regole negli accordi di libero scambio: evitare delle corse al ribasso per quanto riguarda i diritti fondamenti e il rispetto dell’ambiente, distribuire in modo politicamente sostenibile costi e benefici, e poi accompagnare coloro che nei processi di transizioni risultano più fragili tramite fondi di compensazione”.
Prima di ricevere una standing ovation dalla platea, Zamagni ha infine invitato gli agricoltori, che ha definitivo “generativi”, a essere più presenti nel panorama culturale italiano, non pensando solo a difendere i propri interessi, ma diventando portatori di una visione d’insieme più ampia.