Diocesi
L’arcivescovo Caiazzo alla Veglia di Pentecoste: “Anche stasera invochiamo la pace”
"La venuta di Gesù in mezzo ai discepoli a porte chiuse - ha ricordato il presule - porta pace, ricrea entusiasmo e gioia, invia per la missione e, soprattutto, manifesta la presenza nuova dello Spirito Santo che comunica sugli apostoli"
“Siamo tutti polvere, anzi polvere ferita, bisognosa di cura, di affetto, di amore, di perdono“, ha ricordato il vescovo durante la riflessione. Tutti sono chiamati a vivere in comunione a livello diocesano, assieme al vescovo, come ha detto due giorni fa papa Leone ad associazioni e movimenti ecclesiali
Chiesa Cattedrale con tanta gente, ieri sera, per la veglia di Pentecoste, promossa, come tutti gli anni, dal Consiglio diocesano delle Aggregazioni laicali. I canti sono stati eseguiti dal coro diocesano Ama Canta.
Durante la celebrazione il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, ha proposto una riflessione che pubblichiamo in versione integrale. Ecco il testo.
Il testo del vescovo
“Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra”. È l’invocazione che la Chiesa, proclamando il Salmo 103, rivolge a Dio, così come abbiamo fatto anche questa sera.
In ogni tempo, in ogni epoca, la terra ha avuto bisogno che lo Spirito del Signore continuasse ad aleggiare come al principio della creazione, come durante tutta la storia della salvezza, scendendo anche sotto forma di lingue di fuoco per parlare a tutte le genti di ogni popolo e nazione.
Credo nello Spirito che è Signore e dà la vita
Un bisogno che lo esprimiamo anche noi ogni volta che facciamo la professione di fede, soprattutto la domenica: “Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita”. In questa espressione ricordiamo a noi stessi, prima ancora di dirlo agli altri, che ciò che l’anima è per il corpo, lo Spirito lo è per la Chiesa (sant’Agostino) che comunica vita rinnovando la nostra vita.
Anche stasera invochiamo la pace
Una terra che, anche ai nostri giorni, ha bisogno di sentire il silenzioso passaggio dello Spirito Santo affinché rimetta ordine e doni pace ai nostri cuori che sono così in conflitto e a volte rassegnati perché abitati dalle guerre, dalle carestie, dalle malattie, dalle ingiustizie. Stasera, ancora una volta ci è stato ricordato che “il frutto dello Spirito è pace”. Una pace che invochiamo unendo la nostra voce a quella di papa Leone, fiduciosi che lo Spirito è sempre all’opera.
Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato mette in evidenza un rapporto che si instaura tra la Pace che dona il Risorto a quanti sono riuniti nel Cenacolo, lo Spirito che viene alitato su di loro che rimanda all’inizio della creazione, “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e alitò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gn 2,7), e il peccato dell’uomo che ricorda come lo stesso uomo, appena creato, entra nell’area del peccato, e di come Dio fa esperienza del peccato di Adamo, cercandolo e rivestendolo.

La venuta di Gesù porta pace e gioia
La venuta di Gesù in mezzo ai discepoli a porte chiuse, porta pace, ricrea entusiasmo e gioia, invia per la missione e, soprattutto, manifesta la presenza nuova dello Spirito Santo che comunica sugli apostoli. Il grande letterato francese Paul Claudel affermava che lo Spirito non dà riposo, dal momento che opera continuamente; e, anche di fronte agli ostacoli, continua a far sentire il suo soffio come dono d’amore di Dio che genera nuova vita. Questo significa che agisce per riportarci a cercare la bellezza delle origini, riscoprendo come fondamentali e indispensabili le priorità che sono state della prima comunità cristiana: la preghiera, la carità, l’annuncio.
Un cuore solo e un’anima sola
Come Chiesa di Cesena-Sarsina siamo stasera convenuti in questa Basilica Cattedrale, la chiesa Madre, per “stringerci nell’unità dello Spirito” e progredire nella maturità di avere “un cuore solo e un’anima sola”. Questa fede matura ci spinge ad entrare e frequentare gli ambienti della quotidianità, bisognosi di nuova fecondità, nei quali a volte ci siamo solo fisicamente: la famiglia, il lavoro, la scuola, la sanità, la politica.
Chiamati a confrontarci con la sua Parola
Lo Spirito Santo ci ricorda che siamo chiamati a confrontarci con l’insegnamento di Gesù, con la sua Parola. Ciò che deve risuonare è la forza travolgente del Vangelo incominciando dai gruppi, dalle associazioni, dai cammini di fede. Con tutto il rispetto per i fondatori, suscitati di certo dallo stesso Spirito, non dimentichiamoci che il loro insegnamento è frutto dell’assimilazione di quanto Gesù ha insegnato e fatto.
Papa Leone ai moderatori delle Aggregazioni ecclesiali: “Vivere in comunione con tutta la Chiesa”
Leone XIV nell’incontro avuto con i Moderatori delle Aggregazioni ecclesiali due giorni fa ha detto: “Chi governa è chiamato ad avere una particolare sensibilità per la salvaguardia, la crescita e il consolidamento della comunione. Ciò vale sia per la vita interna all’associazione o al movimento, sia per la comunione con le altre realtà ecclesiali e con la Chiesa nel suo insieme. Chi esercita una missione di governo nella Chiesa deve imparare ad ascoltare e accogliere pareri diversi, orientamenti culturali e spirituali diversi, temperamenti personali diversi, cercando sempre di conservare, soprattutto nelle decisioni doverose e spesso difficili da prendere, il bene superiore della comunione. Ciò richiede una testimonianza di mitezza, di distacco e di amore disinteressato ai fratelli e alla comunità, che sia di esempio per tutti. Qui vorrei sottolineare l’importanza di questa dimensione della comunione con tutta la Chiesa. A volte troviamo gruppi che si chiudono in sé stessi e pensano che la loro realtà specifica è l’unica o è la Chiesa, ma la Chiesa siamo tutti noi, è molto di più! E quindi i nostri movimenti devono veramente cercare come vivere in comunione con tutta la Chiesa, a livello diocesano. E quindi il Vescovo è una figura di riferimento molto importante, e se un gruppo dice: “No, con quel Vescovo non siamo in comunione, ne vogliamo un altro”, non va bene. Dobbiamo cercare di vivere in comunione con tutta la Chiesa, a livello diocesano come anche a livello universale.”. È lo Spirito Santo che rende infuocata la Parola ponendola nei nostri cuori sotto forma di lingue che continuano a scendere anche stasera in questo Cenacolo per essere rinnovati in profondità.
Manda il tuo Spirito a rinnovare la terra
Ecco perché continuiamo a ripetere: “Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra”. Ci sentiamo come terra arida, senz’acqua, bisognosa di essere irrigata. Il fonte battesimale delle nostre parrocchie, a causa di scelte contrarie al Vangelo, si sta svuotando come una cisterna screpolata, la grazia sacramentale del matrimonio è annacquata con la convivenza o il rito civile, la riconciliazione non viene celebrata perché non si ha più coscienza di cosa sia il peccato, la partecipazione alla liturgia eucaristica spesso è sciatta e in tanti casi corre il rischio di diventare una rappresentazione durante la quale viene dispensata la Santa Comunione. Eppure stasera ripetiamo con maggiore consapevolezza di quanto facciamo ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia “Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa e donale unità e pace secondo la tua volontà”.
Celebrare significa vivere
In questo Cenacolo, ne abbiamo la certezza, con la potenza dello Spirito Santo, rifiorirà il deserto, la terra arida ritornerà a profumare di nuovi fiori, il nostro cuore si scoprirà di carne capace di amare, perdonare, seminare vita, costruendo relazioni di pace e di giustizia. Abbiamo la certezza che celebrare significa vivere. Celebrare l’Eucaristia significa adottare uno stile di vita che è quello della comunione e del dono, che significa intessere per l’Altro (Dio) e per gli altri (il prossimo) rapporti veri e sinceri.
La Chiesa ha bisogno dell’amore
San Paolo VI nel 1972 diceva. “La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di parola sulle labbra, di profezia nello sguardo (…). La Chiesa ha bisogno di riacquistare l’ansia, il gusto, la certezza della sua verità (cf. Gv 16,13) e di ascoltare con inviolabile silenzio e con docile disponibilità la voce dello Spirito (…). E poi ha bisogno la Chiesa di sentir rifluire (…) l’onda dell’amore”.
Non ha importanza se siamo pochi. Il resto lo fa lui. Noi siamo servi inutili
A noi sacerdoti Gesù continua a dirci: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Si fida di noi, agisce in noi e attraverso di noi. Non è importante se siamo pochi, ma che anche noi ci fidiamo del Maestro e Signore. Il resto lo fa lui. La Chiesa è sua, i figli sono di Dio, l’amore lo fa circolare lo Spirito Santo che avvolge, infiamma e cambia la storia delle persone. Le parrocchie non sono nostre: “alla fine diremo: siamo stati servi inutili”.
Chiamati a parlare le diverse lingue
Nella diversità di ministeri ordinati, istituiti, di fatto, colmati di Spirito Santo, siamo chiamati “a parlare in altre lingue”. Linguaggio che ci permette di capire e di essere capiti spezzando la Verità della Parola, seguendo la Via di Gesù Cristo, attingendo alla fonte della Vita, custodendo e difendendo la sacralità della vita. “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”.
Il perdono come testimonianza
Alla luce di queste riflessioni cogliamo come ognuno di noi non è chiamato, come purtroppo assistiamo quotidianamente nei programmo televisivi, a promuovere la logica dell’assolvere o del condannare, bensì quella del perdono che diventa testimonianza e insegnamento. Abbiamo sentito in TV che Davide, 22 anni, accoltellato nel mese di ottobre a Milano, nonostante abbia perso l’uso delle gambe, ha voluto abbracciare i suoi accoltellatori. Così come Maria, vicino Lodi, accoltellata dopo essersi fermata e soccorrere un cane. Nell’intervista traspare un senso di umanità nel pensare al suo aggressore come a una persona che ha bisogno di essere aiutata. Io non so se sono cristiani, ma in ogni caso entrambi stanno agendo secondo la logica del Vangelo. Lo Spirito Santo agisce dentro l’accampamento, ma anche fuori, ci ricorda Mosè.
Siamo tutti bisognosi di perdono
Siamo tutti polvere, anzi polvere ferita, bisognosa di cura, di affetto, di amore, di perdono, per fare i conti con la verità della condizione umana. La nostra vita non è recitazione esterna, ma un cammino sotto lo sguardo di Dio: “trasparenza del cuore”, verità davanti al Signore.
Riempiti di coraggio, tutto cambia
Con Maria, in mezzo agli apostoli nel Cenacolo di Gerusalemme, mentre le porte sono chiuse per paura o per timore e improvvisamente si aprono lasciando che la luce entri squarciando le tenebre, la vita che ha distrutto la morte riempia ogni spazio e ogni essere vivente, accogliamo il dono dello Spirito Santo, quale dono della presenza del Risorto. Tutto cambia perché, riempiti di coraggio, si attraversano le porte aperte uscendo per le strade per riempirle di quella parresia divina che non solo fa parlare ma anche camminare per le vie di quella Gerusalemme che oggi si chiama Cesena, o meglio Chiesa di Cesena-Sarsina.
La preghiera di sant’Agostino
Anche noi in preghiera e da Maria sostenuti, invochiamo, in comunione con tutta la Chiesa sparsa nel mondo, la potenza dello Spirito Santo, facendo nostre le parole di sant’Agostino:
“Respira in me tu, Santo Spirito,
perché siano santi i miei pensieri.
Spingimi tu, Santo Spirito,
perché siano sante le mie azioni.
Attirami tu, Santo Spirito,
perché ami le cose sante.
Fammi forte tu, Santo Spirito,
perché difenda le cose sante.
Difendimi tu, Santo Spirito,
perché non perda mai la tua grazia.
Così sia.