Leone XIV: “La guerra è tornata di moda, ma la pace è sempre possibile”

Nel suo primo discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico, il Papa attualizza la lezione di sant’Agostino nel “De Civitate Dei” e mette in guardia da un “corto circuito dei diritti umani”, in un’epoca in cui la guerra è tornata di moda e anche le parole sono armi. “La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro fondamento umano”

Roma, 9 gennaio 2026: Papa Leone XIV tiene il primo discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico. Foto Vatican Media/SIR
Roma, 9 gennaio 2026: Papa Leone XIV tiene il primo discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico. Foto Vatican Media/SIR

No alla maternità surrogata e all’aborto. Sì alle cure palliative

La pace richiede uno sforzo continuo e paziente di costruzione

Un’opera che, “come tutti i classici, parla agli uomini di ogni tempo”. Per il suo primo discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico – durato circa un’ora e pronunciato nell’Aula della benedizione in inglese, da lui eletto per la prima volta a lingua diplomatica – Leone XIV sceglie come fulcro il “De civitate Dei” di sant’Agostino, dove le due città, quella terrena e quella di Dio, coesistono fino alla fine dei tempi, al contrario di quanto avviene nella nostra epoca, in cui la città celeste è oscurata dalla guerra “tornata di moda” e da un vero e proprio “corto circuito dei diritti umani” che oscura il primato della vita e della persona a favore di una corsa agli armamenti alimentati anche grazie al ricorso dell’intelligenza artificiale. “La guerra si accontenta di distruggere, la pace, invece, richiede uno sforzo continuo e paziente di costruzione e una continua vigilanza”, osserva il Papa sulla scorta di sant’Agostino. “Nonostante il quadro drammatico che abbiamo di fronte ai nostri occhi, la pace rimane un bene arduo ma possibile”, conclude Leone, che cita come modello san Francesco d’Assisi, “un uomo di pace e di dialogo, universalmente riconosciuto anche da chi non appartiene alla Chiesa cattolica”, del quale a ottobre ricorrerà l’ottavo centenario della morte. Nella seconda parte del suo discorso, il Pontefice rinnova la richiesta di un “cessate il fuoco immediato” in Ucraina e la soluzione dei “due Stati” per la Terra Santa. Per il Venezuela chiede di “rispettare la volontà del popolo”, mentre esprime “viva preoccupazione” per l’acuirsi delle tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo le coste americane del Pacifico, con “un pressante appello a cercare soluzioni politiche pacifiche”.

Le due città

“Il nostro tempo sembra incline a negare diritto di cittadinanza alla citta di Dio”, la tesi di fondo del Papa: “Sembra esistere solo la citta terrena racchiusa esclusivamente all’interno dei suoi confini”. L’opera agostiniana “non propone un programma politico”, ma “mette in guardia dai gravi pericoli per la vita politica derivanti da false rappresentazioni della storia, dall’eccessivo nazionalismo e dalla distorsione dell’ideale dello statista”. Anche oggi, come nel V secolo, “siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca”.

La guerra è tornata di moda

“La guerra e tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando”, il grido d’allarme: Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile”. Il diritto umanitario internazionale “deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti” e la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita deve contare “sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale”. Di fronte alla crisi del multilateralismo, occorre rilanciare il ruolo delle Nazioni Unite “per favorire il dialogo e il sostegno umanitario, contribuendo a costruire un futuro più giusto”.

Le parole sono armi

“Riscoprire il significato delle parole e forse una delle prime sfide del nostro tempo”, osserva a questo proposito il Papa, denunciando come oggi “il linguaggio oggi diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari”.

“Abbiamo bisogno che le parole tornino a esprimere in modo inequivoco realtà certe”, l’appello: “Solo cosi può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti. Ciò deve avvenire nelle nostre case e piazze, nella politica, sui mezzi di comunicazione e sui social media e nel contesto dei rapporti internazionali e del multilateralismo”, in modo da prevenire i conflitti e far sì che “nessuno sia tentato di prevaricare l’altro con la logica della forza, sia essa verbale, fisica o militare”. In nome di una presunta ma falsa “libertà di espressione”, oggi domina in Occidente “un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano”. L’obiezione di coscienza e la libertà religiosa vengono così messe in discussione dagli Stati, con il rischio di “derive autoritarie”. La persecuzione dei cristiani, in particolare, “rimane una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi”, e si aggrava a causa dei conflitti in corso, dei regimi autoritari e dell’estremismo religioso.

Prima la vita. Sì alle cure palliative

“Ogni migrante è una persona e in quanto tale possiede dei diritti inalienabili, che vanno rispettati in ogni contesto”, ricorda il Papa, rinnovando l’auspicio della Santa Sede affinché “le azioni che gli Stati intraprendono contro l’illegalità e il traffico di esseri umani, non diventino il pretesto per ledere la dignità di migranti e rifugiati”. “Mettere le famiglie nelle condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente”, l’appello per i Paesi in calo di natalità, in un contesto in cui la famiglia viene sottovalutata e marginalizzata. No alla maternità surrogata e al “diritto all’aborto sicuro”. Sì alle cure palliative, no a “forme di illusoria compassione come l’eutanasia”. La lotta alla droga, di cui sono vittima soprattutto i giovani, va contrastata “attraverso adeguate politiche di recupero e maggiori investimenti nella promozione umana, nell’istruzione e nella creazione di opportunità di lavoro”.

“La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano”,

sostiene Leone. Nel contesto attuale, invece, si sta verificando “un vero e proprio corto circuito dei diritti umani”, che in nome di presunti “nuovi diritti” lascia spazio “alla forza e alla sopraffazione”.

www.agensir.it