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Il vescovo di Carupano (Venezuela): “La Chiesa accompagna, consola, difende i diritti umani, denuncia l’ingiustizia”
"Lavoriamo per la riconciliazione nel popolo e per una nuova classe dirigente. Il 60 per cento della popolazione è in povertà estrema. La classe media è stata azzerata. Speriamo di arrivare prima possibile a elezioni libere. La gente aveva paura. Si rischiavano 10-20 anni di carcere per una frase contro il governo scritta su una chat. Ora si è aperta una breccia di speranza"
Gli stipendi, in Venezuela, sono bassissimi: un maestro può contare su 30 dollari al mese, un medico su 80. Alcune pensioni sono a poco più di un dollaro. “È impossibile vivere in questo modo”, dice il presule.
Il vescovo Jaime José Villaroel Rodriguez a Cesena
“La Chiesa accompagna, consola, difende i diritti umani, denuncia l’ingiustizia”. Lo dice monsignor Jaime José Villaroel Rodriguez, vescovo di Carupano, in Venezuela, in questi giorni a Cesena. La Romagna è solo una delle tappe del tour in Europa tra Spagna, Germania e Italia compiuto dal presule per cercare sostegni. Il vescovo è qui anche per ringraziare dell’aiuto che non mai è venuto meno negli anni, in particolare per la formazione dei sacerdoti. Per questo ricorda il vescovo Douglas Regattieri e il suo successore, dallo scorso anno, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo.

Speriamo di potervi inviare un nostro sacerdote
“Speriamo in un futuro non troppo lontano – dice monsignor Villaroel Rodriguez che conta nella sua diocesi 30 sacerdoti e 32 seminaristi – di poter inviare un prete qui da voi, come espressione di gratitudine”. Ricorda i nostri missionari, tutti santi preti, dice, in particolare don Giorgio Bissoni, “un grande esempio per tutti noi. A lui è stato dedicato il centro Sant’Anna”, realizzato con il sostegno della Diocesi di Cesena-Sarsina.

La Chiesa è l’istituzione più autorevole
La Chiesa è l’istituzione più autorevole nel grande Paese sudamericano. Gode del 75 per cento del favore della gente, precisa il vescovo di Carupano. “Lavora per la riconciliazione nel popolo, la nostra prima missione”. Non significa impunità senza giudizio. “La giustizia deve fare il suo corso. La riconciliazione che invochiamo è con verità e giustizia”.

Perso tanto capitale umano. Il lavoro deve essere ben retribuito, per poter vivere con dignità
La Chiesa è impegnata nel campo dell’educazione. “Con l’emigrazione di questi anni, nove milioni di connazionali andati all’estero, abbiamo perso tanto capitale umano. Ora il nostro impegno è quello di poter offrire formazione professionale associata ai valori dell’onestà, responsabilità, servizio. Chiediamo anche che il lavoro sia ben retribuito, per poter vivere con dignità”. Gli stipendi, in Venezuela, sono bassissimi: un maestro può contare su 30 dollari al mese, un medico su 80. Alcune pensioni sono a poco più di un dollaro. “È impossibile vivere in questo modo”, dice il presule.
La Chiesa ha sempre accompagnato il popolo
La Chiesa con le sue scuole cattoliche (se ne contano a migliaia) e alcune università si pone “a servizio per aiutare la popolazione, per un nuovo corso – aggiunge il vescovo -. Eravamo definiti come un cancro, dal governo precedente”. Invece, “abbiamo sempre accompagnato il popolo, confidando in Dio, a servizio del bene di tutti”.
Classe media da ricostruire. Maggioranza della popolazione in povertà estrema
Va ricostruita la classe media, risucchiata in basso da un regime che ha nazionalizzato tutto. Il 60 per cento della popolazione è in povertà estrema, specifica monsignor Rodriguez. L’80 per cento non ha accesso all’acqua potabile. I servizi pubblici sono ridottissimi. In ospedale un paziente deve portarsi tutto. In questo contesto di sfacelo, “la Chiesa, aiuta, sostiene, dona”, precisa il presule.
Dall’arresto di Maduro, la situazione è molto cambiata
Dal giorno dall’arresto dell’ex presidente Maduro, il 3 gennaio scorso, “la situazione è molto cambiata”, aggiunge il vescovo di Carupano. Si nota apertura verso un sistema democratico, anche se ogni decisione viene presa d’intesa con il governo Usa. La vicepresidente ad interim, Delcy Rodriguez, negozia con il governo statunitense. “Avvertiamo una nuova speranza di poter arrivare alla democrazia. D’altronde – prosegue nel suo racconto il vescovo venezuelano – oggi si può parlare con libertà. Vengono liberati i prigionieri politici. In giro si nota meno violenza, anche se la struttura del governo, che era totalitario, è ancora quella precedente che era accusata di narcotraffico, di violazione dei diritti umani, torture”.
Repressione molto forte. Anche 10-20 anni di carcere per una frase sul cellulare, senza processo
Il clima che si respirava nel Paese era molto pesante. “Si avvertiva una repressione molto forte – dice il vescovo -. Per una frase contro il governo postata sul cellulare si rischiavano anche 10-20 anni di carcere, senza processo. La gente aveva molta paura. C’erano arresti in strada e nelle case. Ora, dopo il 3 gennaio, è iniziato un processo di smantellamento di questa organizzazione. È stata riaperta l’ambasciata americana e si è tornati a trattare”.
Si spera in elezioni libere
Anche dal punto di vista economico qualcosa sta cambiando. L’inflazione, sempre altissima, è data al 200 per cento, contro il 300-400 di prima. Il Pil viene stimato in crescita del 5-7 per cento. L’estrazione del petrolio è tornata possibile anche per aziende straniere. La speranza è legata alla possibilità di indire elezioni libere nel giro di un anno o poco più. “Speriamo venga concesso ai partiti di presentare propri candidati e a chi è all’estero di poter votare”. Questa è una delle tre tappe di avvicinamento alla democratizzazione del Paese, assieme alla stabilizzazione dell’attuale situazione e a una doppia sicurezza: quella giuridica, per poter investire in Venezuela, e quella fisica, smantellando i gruppi violenti. “Per noi significa ricominciare da capo, sperando di non commettere gli errori del passato”.
A servizio del Paese, per un nuovo Venezuela
Il pensiero del vescovo va alla premio Nobel per la pace 2025, la venezuelana Maria Corina Machado. “Spera di poter tornare – dice il presule -. Gode di tanti consensi nel Paese. La sua presenza può essere un aiuto per il ritorno alla democrazia”. Una speranza concreta per il presule per uno Stato in cui è stato smantellato quasi tutto, dalla sanità all’istruzione, dall’industria petrolifera all’energia. “Molti hanno abbandonato – aggiunge con amarezza monsignor Rodriguez -. Ora il Paese non è più un ponte per il traffico internazionale di droga e il governo non è più uno strumento del narcotraffico. Puntiamo sulla formazione della gente, per una nuova classe dirigente. Siamo a servizio, per un nuovo Venezuela”.

