Cesena
Famiglia sfrattata. La Lega: “Servizi sociali inefficienti”. Il Comune: “Responsabilità e autonomia, no assistenzialismo”
L'assessora Labruzzo risponde all'opposizione: "Ci sono state gravi violazioni del patto di permanenza"
A Cesena martedì 17 febbraio è stato eseguito un altro sfratto, nella frazione di Tipano.
I dubbi della Lega
Il gruppo consiliare della Lega ha presentato un’interrogazione, evidenziando “limiti significativi nella gestione del welfare dell’Unione dei Comuni Valle Savio“. Per i referenti Enrico Sirotti Gaudenzi, Antonella Celletti e Virna Lega, “il nucleo familiare protagonista di questo triste episodio, formato da tre adulti, una bimba di sei anni e tre animali da affezione, è da anni seguito dai servizi sociali. Già nel 2023 era stato protagonista di un servizio di una trasmissione televisiva perché viveva in auto dopo un primo sfratto avvenuto a Mercato Saraceno. Questa famiglia avrebbe ricevuto una nuova ingiunzione di sfratto, tramite lettera del competente servizio dell’Unione Valle Savio datata 21 gennaio 2026, dove si annunciava la decadenza immediata della permanenza nel Servizio di transizione alloggiativa dove il nucleo era stato inserito d’urgenza il 29 dicembre 2025″. E così, riferisce la Lega, martedì 17 febbraio “la Polizia locale ha eseguito l’allontanamento forzato della famiglia, che è tornata a vivere in auto piuttosto che utilizzare il ricovero notturno e abbandonare i propri animali, mentre la bimba è stata accolta da parenti”. Da qui gli interrogativi all’assessora ai Servizi per le persone e le famiglie Carmelina Labruzzo “per chiedere in particolare se ritenga che i motivi che giustificano lo sfratto siano davvero così gravi, come rappresentato dal servizio dell’Unione Valle Savio, o non fossero in qualche modo “rimediabili” a fronte della situazione oggettivamente critica. Vogliamo poi sapere se il servizio dell’Unione Valle Savio abbia agito in autonomia o se avesse informato l’assessore Labruzzo della decisione, vista la delicata situazione della famiglia, e se corrisponda al vero che lo sfratto sarebbe stato eseguito in modo ruvido“. Dalla Lega anche la richiesta di “quanti sfratti siano stati eseguiti dalla Polizia locale dall’inizio di questa legislatura, per quali motivazioni, da chi siano stati decisi e se si consideri oggettivamente “inclusivo e solidale” il trattamento riservato a questa famiglia”.
La risposta del Comune
Non si è fatta attendere la risposta dell’assessora Labruzzo, firmata assieme al sindaco Enzo Lattuca. Nella testo trasmesso alla stampa, oltre a ribadire che l’obiettivo dei servizi sociali non è un assistenzialismo passivo ma un percorso di responsabilizzazione e autonomia dei nuclei fragili, fondato sul rispetto delle regole e sulla cura dei beni pubblici, si spiega che la famiglia è seguita dal 2011 e che, nel corso degli anni, ha beneficiato di numerosi interventi di sostegno economico e abitativo, tra cui sussidi, aiuti alimentari e diverse soluzioni di accoglienza temporanea. Dopo uno sfratto nel 2024 per una morosità superiore a 26mila euro, al nucleo sono state offerte ulteriori soluzioni abitative, alcune delle quali rifiutate. L’allontanamento dall’alloggio del servizio di transizione abitativa, dove la famiglia era stata inserita a fine 2025, è stato motivato dai servizi sociali con “gravi violazioni del patto di permanenza, tra cui danneggiamenti agli arredi e agli impianti, il rifiuto di pagare la quota prevista e precedenti segnalazioni di mancati pagamenti e sottrazione di beni”.
Per un percorso di reciprocità
Sindaco e assessora precisano che la decisione tecnica è stata assunta dai servizi competenti per garantire equità verso altre famiglie in attesa, e respinge le accuse secondo cui lo sfratto sarebbe stato eseguito con modalità “ruvide”. Secondo l’Amministrazione, il nucleo è stato informato della cessazione del progetto il 14 gennaio 2026 e ha avuto tempo fino al 17 febbraio per individuare soluzioni alternative, mentre la scelta di vivere in auto dopo l’allontanamento sarebbe stata autonoma. “Le risorse del welfare -scrivono gli amministratori comunali – sono pubbliche, ovvero pagate dai cittadini: permettere a un nucleo di violare i patti, danneggiare i beni comuni o rifiutare contributi dovuti (pur avendo un reddito come l’Adi o un reddito da lavoro) è un atto di non equità verso le altre famiglie fragili che rispettano le regole. L’inclusione non può essere una “gratuità” illimitata ma un percorso di reciprocità. Il servizio sociale può fornire gli strumenti (casa di transizione, orientamento al lavoro, sussidi), ma il motore del cambiamento deve restare la persona o il nucleo interessato”.