Addio a Gianfranco Amadori, pilastro dell’azienda di San Vittore

Nonostante l'omonimia, non vi erano legami di parentela, ma mediava tra i fratelli Francesco e Arnaldo

Convention commerciale Amadori di metà anni ’80. La freccia indica Gianfranco Amadori

Addio a Gianfranco Amadori, storico dirigente del gruppo di San Vittore di Cesena.

Mediatore tra i due fratelli

Gianfranco Amadori è stato un collaboratore fondamentale, fra i protagonisti di tutta la prima fase della nostra storia, dai primi anni ’70 fino al 1999”, così, in una nota, il presidente del gruppo, Flavio Amadori, ricorda lo storico dirigente, di cui oggi si sono tenuti i funerali. Nato nel 1943, è morto nei giorni scorsi a 83 anni. Nonostante l’omonimia, non vi erano legami di parentela. Dopo il percorso scolastico e il diploma da ragioniere, ha dedicato ampia parte della sua vita professionale all’azienda. “Gianfranco – ricorda Flavio Amadori – ha seguito il percorso di sviluppo aziendale durante la gestione di mio padre Francesco e di mio zio Arnaldo, agendo come punto di equilibrio tra i due fratelli fondatori. Ricordo con un sorriso che la scelta delle “doppie porte” che separano la sala riunioni dai corridoi fu voluta proprio per “mitigare” l’audio nelle discussioni veraci tra i fratelli: in quelle riunioni Gianfranco era presente e dimostrava tutta la sua capacità di sintesi”.

Un “olivettiano” a Cesena

Flavio Amadori sottolinea come il suo ruolo sia andato oltre il coordinamento amministrativo e finanziario: “Partito come gestore dei flussi di cassa di quella che allora era un’azienda familiare, nella sua carriera ha ampliato il suo incarico, ricoprendo un ruolo di coordinamento generale delle attività, insieme agli altri dirigenti storici aziendali, fino alla gestione dei sistemi informativi”. L’attuale presidente lo definisce un “olivettiano in anni in cui l’informatica era ancora una sfida aperta”. Per questo “ha contribuito a porre le basi dello sviluppo attuale, restando per tutti un grande risolutore di problemi. Quando ha lasciato a fine anni ’90, anche grazie a lui Amadori era salita ai vertici del comparto avicolo, con già migliaia di collaboratori e un fatturato di allora un miliardo di lire”.