Gasdotti per la CO2, asse Ravenna-Ferrara strategico per l’energia

Ok alla rete del progetto Css Pianura Padana promosso da Eni e Snam, tra decarbonizzazione industriale e criticità ambientali ancora aperte

Foto d'archivio
Foto d'archivio

Le province di Ravenna e Ferrara diventano centrali nel progetto di cattura e stoccaggio della CO2 promosso da Eni e Snam. Il piano prevede una rete di gasdotti fino alla costa ravennate e lo stoccaggio nei giacimenti esauriti dell’Adriatico. Arrivato il via libera ambientale, l’opera è considerata strategica per la decarbonizzazione industriale, ma restano dubbi su impatti ambientali, aree agricole e sicurezza del territorio

Maxi progetto

Le province di Ravenna Ferrara diventano il fulcro di un maxi progetto energetico legato alla cattura e stoccaggio della CO2. L’iniziativa, promossa da Eni Snam, punta a realizzare una rete di infrastrutture per intercettare l’anidride carbonica prodotta dalle industrie e immagazzinarla nei giacimenti esauriti dell’Adriatico.

Il sistema si basa su due interventi principali: il progetto Ravenna Css e il Css Pianura Padana. Quest’ultimo interessa direttamente il territorio ferrarese, con circa 75 chilometri di condotte tra Ferrara, Voghiera, Portomaggiore e Argenta, fino a Casalborsetti, dove invece interessa quello ravennate. Da qui la CO2 verrebbe trasportata verso le piattaforme offshore al largo della costa, per essere reimmessa nei giacimenti.

Il piano ha già ottenuto il via libera ambientale dal Ministero dell’Ambiente, passo decisivo in attesa dell’autorizzazione finale per l’avvio dei cantieri. L’obiettivo è trasformare Ravenna in uno dei principali hub europei per lo stoccaggio di CO2, con una capacità iniziale di milioni di tonnellate all’anno e prospettive di ulteriore espansione.

Dubbi e impatti

Accanto alle opportunità, emergono però criticità rilevanti. Il progetto viene considerato strategico per la decarbonizzazione dei settori industriali più difficili da riconvertire, ma solleva interrogativi su impatto ambientale, sicurezza e territorio.

Il tracciato delle infrastrutture attraversa aree con vincoli idrogeologici e interferisce con numerosi siti della rete Natura 2000, oltre a zone agricole di pregio. In particolare, sono coinvolte produzioni tipiche del territorio ferrarese e romagnolo, come l’aglio di Voghiera Dop e la pera dell’Emilia-Romagna Igp.

Le valutazioni tecniche hanno classificato i rischi come contenuti o mitigabili, ma restano preoccupazioni legate a possibili effetti su biodiversità, stabilità del suolo e attività agricole. Anche sul fronte economico il progetto è imponente: si parla di centinaia di milioni di euro per le infrastrutture, con un impatto su centinaia di aziende coinvolte nella filiera.