Giornate Fai, a Santa Cristina gli apprendisti ciceroni del “Pascal”

Tra i numerosi visitatori accompagnati dagli studenti anche l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo

L'arcivescovo Caiazzo con alcuni giovani ciceroni del "Pascal"

Le Giornate Fai di Primavera nel territorio sono state un successo. Pubblichiamo la testimonianza di un docente che ha accompagnato i suoi “giovani ciceroni” nella chiesa di Santa Cristina, a Cesena.

Caro direttore,

si sono appena concluse le Giornate Fai di primavera 2026 e, come è accaduto per quelle d’autunno con la straordinaria apertura di Casa Bagioli, l’appuntamento dell’Istituto tecnico tecnologico “Blaise Pascal” di Cesena è stato anche l’unico in città legato a questa iniziativa con l’apertura al pubblico di Santa Cristina. Per noi cesenati la chiesa rappresenta uno dei gioielli che papa Pio VII ha voluto regalare alla città e che queste giornate Fai l’hanno riportata all’attenzione di centinaia di persone che sono venute a trovarci.

Architettura e arte cesenate

Non possiamo non sottolineare lo stupore dei tanti di fronte al “piccolo Pantheon” e alla sua cupola a lacunari (voluta dal grande architetto Giuseppe Valadier) appoggiata su otto coppie di colonne ioniche, dove svetta lo stemma papale riprodotto sia all’interno sia all’esterno della chiesa. Non possono passare inosservati anche i due altari minori con due quadri dedicati a sant’Antonio di Padova e alla Madonna di Costantinopoli, il primo attribuito a Paolo Grilli, famoso pittore e scultore cesenate (sono sue le meravigliose sculture in marmo presenti presso il Cimitero urbano), il secondo al pittore Giovan Battista Razzani, anch’esso cesenate. Presso l’altare maggiore si trova invece una meravigliosa opera proveniente dalla bottega di Vincenzo Camuccini raffigurante santa Cristina insieme a san Demetrio e papa Pio V.

Il martirio di santa Cristina

Sulla storia di santa Cristina gli apprendisti ciceroni hanno ricordato solo alcuni degli episodi legati alle conseguenze della sua scelta di abbracciare il Cristianesimo contro il parere di tutti e in particolare contro quello del padre che cercherà addirittura di ucciderla una volta resosi conto dell’incrollabile fede della figlia: prima flagellandola e torturandola dopo averla legata a una macina, poi buttandola nelle acque del lago di Bolsena con una pietra al collo che, secondo la leggenda, rimase a galla e salvò Cristina. Non pago di tutta questa crudeltà, in punto di morte il padre lasciò il compito di uccidere la figlia ad altri continuando la scia di persecuzioni e mutilazioni inferte a Cristina che verrà gettata in una fornace da cui ne uscirà illesa. Verrà poi portata in un luogo pieno di serpenti velenosi senza che nessuno di questi cercherà di morderla, fino alla tragica fine legata a due frecce che la trafiggeranno e che la porteranno alla morte.

Nell’ex rifugio bellico, presso la cripta di Santa Cristina

Rifugio antiaereo

Un aspetto nuovo che gli apprendisti ciceroni hanno affrontato ha riguardato il ruolo che la cripta svolse durante la seconda Guerra Mondiale quale rifugio antiaereo insieme ad altri sparsi in tutta la città. Da ricerche effettuate presso l’Archivio di Stato di Cesena e di Forlì (con l’infinita disponibilità dei due archivisti Valeria Beltrame e Roberto Raggi della sede cesenate) abbiamo recuperato una serie di mappe della Cesena di allora che ci hanno aiutato a comprendere appieno quali fossero le estensioni dei rifugi sia pubblici sia privati e della rete di campanili utilizzati come sistema d’allarme secondario.

La visita del vescovo

Nella giornata di domenica, tra i visitatori, anche l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. La sua presenza è stata vissuta come un momento di particolare valore formativo e di ispirazione per i tanti studenti e studentesse che vi hanno partecipato.

Un’applicazione a corredo dell’iniziativa

Per ringraziare quanti hanno reso possibile questa bellissima iniziativa, vorremmo ricordare che presso lo store di Android è possibile scaricare gratuitamente la nuova versione dell’app che abbiamo realizzato a corredo di questa iniziativa e che riporta molti dei materiali raccolti anche grazie al contributo dell’Istituto storico della Resistenza di Forlì-Cesena (una volta entrati nello store basta cercare “rifugi antiaerei cesena”).

Tiberio Tonetti