Accoglienza, imitazione dell’amore di Dio

Presentato sabato scorso il libro di don Luigi Giussani. Racconti e testimonianze. Le foto e il video

Foto Pier Giorgio Marini

Pieno il palazzo del Ridotto. Tra i relatori, Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale Cei per la tutela dei minori. Presente il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo

Oltre 100 i presenti. Il saluto del vescovo

L’accoglienza converte sempre. Passa dalla cura di sé stessi a quella degli altri. Di accoglienza si è parlato sabato scorso al palazzo del Ridotto durante l’incontro per presentare una riedizione del volume di don Luigi Giussani “Il miracolo dell’ospitalità”. Il pomeriggio, cui hanno preso parte oltre un centinaio di persone, è stato promosso dall’associazione “Famiglie per l’accoglienza” il cui responsabile regionale è il cesenate Paolo Baldisserri. In avvio ha portato un saluto il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, che, in tema di accoglienza, ha parlato di seme della vita, “chiamato a morire per fare nascere”.

Con l’ospitalità viene implicata tutta la vita

“L’accoglienza e la condivisione sono l’unica modalità – ha detto Baldisserri, citando il libro di don Giussani, in avvio di incontro – di un rapporto umanamente degno, perché solo in esse la persona è esattamente persona, vale a dire in rapporto con l’Infinito”. Sì, perché l’ospitalità non si esaurisce nel dare qualcosa, ma nell’offrire tutto sé stessi, “nell’implicazione di tutta la vita”.

Pazienza e letizia

Accogliere, ha proseguito Baldisserri, “chiede un grande lavoro su sé stessi per andare a fondo su ciò che si ha davvero a cuore, su quello che vale, sull’essenziale. Per noi è stato un cammino di conversione. Noi siamo cambiati”. Poi ancora: “Accogliere educa a tempi lunghi, ad aspettare con pazienza i piccoli passi possibili, spazzando via ogni pretesa. Sempre con letizia”.

Chiara Griffini (apg23): “L’accoglienza e la condivisione sono la forma piena dell’amore”

Chiara Griffini della Comunità papa Giovanni XXIII, è la presidente del Servizio nazionale Cei per la tutela dei minori. “Non si può vivere l’accoglienza – ha fatto presente – se non per amore di Cristo. La condivisione, come diceva sempre don Oreste Benzi (fondatore della Comunità papa Giovanni XXIII, ndr) è la forma piena dell’amore”. Il sacerdote don Benzi, ha proseguito la Griffini, che richiamava sempre anche alle rimozione delle cause per cui alcuni devono essere accolti, per andare alla radice delle questioni sociali che stavano molto a cuore al prete riminese.

Mauro e Margherita, coppia adottiva

Mauro e Margherita hanno raccontato la loro esperienza di coppia adottiva. Primi mesi di un’esperienza stupenda, hanno detto i coniugi, “ricchi di amore, nostro ma anche da parte di tutti i nostri amici che ci hanno accompagnato, sostenuto e aiutato da sempre”. Poi hanno citato una frase dal libro di don Giussani: “Non dimenticate l’ospitalità. Alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo”. E hanno concluso: “Per noi, nostro figlio è proprio questo: un angelo, un dono e una grazia”.

Margherita, figlia adottiva: “Per me era motivo di orgoglio avere due mamme”

Maddalena di Salsomaggiore in provincia di Parma, 34 anni, ha vissuto prima l’affido e poi l’adozione vivendola dall’altra parte, da quella dei figli. La madre sola con cinque figli da cinque uomini diversi, non riusciva a essere presente come i piccoli chiedevano. “Per me – ha raccontato Maddalena – era un motivo di orgoglio poter dire che avevo due mamme. Ho sempre mantenuto i rapporti con la mia madre naturale anche se la vedevo una volta al mese. I miei genitori adottivi mi hanno saputo accogliere con tutta la mia storia. A loro va la mia più grande gratitudine”.

Il progetto Pippi. Fare rete significa fare comunità

Altro lato della medaglia degli affidi e delle adozioni è quello che vivono quanti si devono occupare della pratiche e delle istruttorie. Elisa Borgini, funzionaria dei Servizi sociali del Comune di Cesena, ha illustrato il progetto Pippi (l’acronimo si ispira alla capacità di resilienza della famosa Pippi Calzelunghe) che tratta della cosiddetta Vicinanza solidale. Si tratta di un progetto nazionale finanziato con fondi Pnrr, per prevenire l’allontanamento dei bambini dalle famiglie in situazioni di vulnerabilità, come si legge in rete. Chi ha tempo a disposizione lo rende noto al Comune che favorisce l’incontro con chi ha bisogni di accompagnamento. Una sorta di nuova banca del tempo, per favorire chi si trova in situazioni svantaggiate o meno fortunate. La società cambia e i bisogni pure: le famiglie sono sempre più sole e i figli rischiano di non essere seguiti. “Sono tante le mamme sole – ha notato la Borgini – che non hanno una rete sociale. Fare accoglienza, in questo caso, significa fare comunità”. Una comunità accogliente.

Al link qui sotto, il video dell’incontro

Alcuni scatti dell’incontro, photogallery di Pier Giorgio Marini

Il miracolo dell'ospitalità