Savignano. Il caso di Cesenatico. “Oggi la Romagna sa da che parte stare”

Ieri, domenica 29 marzo, il convegno sulle mafie in Romagna, con il sindaco Matteo Gozzoli, il Pm Marco Forte e Michele Roberto

in foto da sinistra Matteo Gozzoli, Michele Roberto, Marco Forte, Nicola Dellapasqua e Edoardo Turci

“Non si entra in società con questi signori, neanche per sbaglio altrimenti poi certi fenomeni non si estirpano più”. È un messaggio piuttosto chiaro quello lanciato dal sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli ospite ieri, domenica 29 marzo, a Savignano sul Rubicone, al convegno organizzato dal Comune in collaborazione con l’Accademia dei Filopatridi presieduta da Edoardo Turci, sul tema “Mafie in Romagna. Il caso di Cesenatico”.

Un processo che lascia il segno sul territorio

Il tema, attuale e complesso, ha detto il presidente Turci, è posto come atto di consapevolezza e responsabilità, a pochi giorni dalla Giornata delle vittime della mafia celebrata sabato 21 marzo. Il “caso” in questione è quello del processo “Radici”, celebrato nel 2024 al tribunale di Ravenna che ha portato nel gennaio 2025 alla condanna in primo grado di 21 imputati, alcuni dei quali con l’aggravante del metodo mafioso per i fatti avvenuti a Cesenatico tra il 2018 e il 2022. Sono fissate per maggio dalla Corte d’appello di Bologna – ha informato il sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Bologna Marco Forte, altro ospite dell’incontro – sei udienze che valuteranno in secondo grado le decisioni del tribunale di Ravenna rispetto alle condanne. Il Pm, ha aggiunto il dottor Forte, non ha impugnato la sentenza perché ha avuto ragione sul 90 per cento delle richieste. Si tratta quindi di appelli fatti dalle difese degli imputati. Poi ci sarà la Cassazione che metterà il punto processuale finale.

La storia processuale, si è colto ascoltando le testimonianze rese dai protagonisti, non annulla il segno lasciato sul territorio dai fatti del processo “Radici”.

Fatti non più sporadici

“Per tanto tempo – ha detto Michele Roberto, già Comandante della Tenenza della Guardia di Finanza di Cesenatico, terzo testimone della mattinata – si è pensato che questa terra fosse un’isola felice, credendo che ricchezza e benessere potessero essere uno scudo ermetico alle infiltrazioni mafiose. Ma negli ultimi 20 anni il processo “Aemilia” e nel 2024 un’altra grossa operazione che ha riguardato il cesenate mostrano che non si tratta più di situazioni sporadiche. La ricchezza di questa terra si appresta a nascondere altre ricchezze criminali, che crescono non con il rumore degli spari, ma nel silenzio delle transazioni economiche commerciali illecite. Una sorta di mafia-impresa il cui radicamento – forse il nome “Radici” nasce anche da questo – che ha colpito il settore del turismo e dell’ospitalità, acquistando aziende di logistica e imballaggio, bar, pasticcerie in centro paese e sotto gli occhi di tutti”.

Sentinelle come antidoti alla mafia

Tra i primi ad accorgersene fu lo stesso Roberto che nell’estate 2018, facendo colazione alla nota pasticceria Dolce Salato del paese, fiutò alcune anomalìe e trattenendo lo scontrino di quel cappuccino con brioche, per poi studiarlo, diede di fatto il via all’indagine.

Contemporaneamente i cesenaticensi vivevano e denunciavano, come sentinelle, una condizione di disagio. “All’inizio del 2018 – ha raccontato il sindaco Matteo Gozzoli – notiamo l’anomalìa di cambi di gestione di attività storiche. Prima il Dolce salato, poi il chiosco, storica sede del club Magico Pantani, il bar Squero, poi l’hotel Esperia in viale Carducci, il Trinchetto, storico ristorante di fronte al Da Vinci. Il tutto in poche settimane. Il paese è piccolo – continua il sindaco -. Vengo fermato per strada con racconti del tipo ‘si sono presentati da me, mi hanno offerto 500 mila euro per comprare l’attività’. Sembrava che in pochi mesi il gruppo, Fp Group di Francesco Patamia, classe 88, residente a Milano e nato a Gioia Tauro, potesse acquisire mezza Cesenatico. Raccolgo le segnalazioni informali, ma all’ufficio attività produttive non risultano anomalie”.

La ‘ndrangheta 2.0

Il punto di svolta, che coinvolge anche l’allora comandante della Polizia locale di Cesenatico, arriva in estate, quando in occasione di alcuni controlli – per il Comune “ordinari” –  su casi di occupazione del suolo pubblico e abbandono di rifiuti che richiedevano l’emissione di verbali, l’agente incaricato della Polizia locale e l’ispettore di Hera furono direttamente minacciati di morte dai proprietari delle attività. Fatti mai capitati sul territorio che spinsero il sindaco a scrivere una lettera al Prefetto per segnalare le anomalìe delle acquisizioni e gli atti intimidatori e chiedere controlli.

Poi il silenzio finchè nell’estate del 2019 la chiamata alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna dove Gozzoli conosce il dottor Forte che lo convoca come persona informata dei fatti. Nel 2022 scattano le misure cautelari, le condanne, gli arresti, i sequestri.

Al centro del malaffare tal Alessandro Maina, braccio operativo di Francesco e Rocco Patamia, figlio e padre, imprenditori calabresi risultati poi vicini al clan della ‘ndrangheta calabrese dei Piromalli. Per i due, Maina gestiva bar, ristoranti, pasticcerie a Cesenatico e Cervia sfruttando i lavoratori, minacciando, macchiandosi di reati di vario tipo. Dall’indagine, emerse un’attività compulsiva dei Patamia, uno “shopping compulsivo, finanziario e spregiudicato” lo definisce Michele Roberto, finalizzato non a investire sulle attività e a far crescere l’economia, ma di fatto a riciclare denaro proveniente da operazioni illecite.

“Questo fa la ‘ndrangheta 2.0 – ha sottolineato il Pm Marco Forte, che ha poi coordinato le indagini ottenendo le accuse per gli imputati -. Per i nuovi mafiosi la Romagna, terra ricca e prosperosa di imprese, offre terreno facile per reinvestire quel denaro che altrove desterebbe sospetto”.

Come affermò un pentito di mafia, ha riferito il pm Forte “l’Emilia Romagna viene considerata, essendo zona molto fiorente economicamente, una sorta di “Luna Park“.

Michele Roberto: “Oggi la Romagna sa da che parte stare”

“La legalità è fatta di concretezza – ha ricordato Michele Roberto -.La condanna al processo dà speranza e forza, la coesione sociale e la solidarietà tra gli enti fanno da scudo contro la criminalità organizzata. Oggi la Romagna sa da che parte stare. Quella del lavoro dignitoso, dell’impresa onesta che rispetto al criminale perderà sempre perchè non ha le capacità finanziarie del malaffare. Per questo dobbiamo difendere le nostre radici”. 

Gozzoli: “Ritengo di aver fatto il mio dovere”

“L’attività Dolce e salato è stata definitivamente chiusa – ha chiosato Gozzoli – ma durante le indagini le attività che lucravano con il malaffare erano aperte in paese, fu acquisita anche la pasticceria del teatro e ci chiedevamo – scherzando – se fosse il caso di andare a fare colazione al bar. Io non sono stato un eroe. Ritengo di aver fatto solo il mio dovere. Ognuno di noi deve fare il suo. Bisogna avere il coraggio di denunciare. È sufficiente anche segnalare le anomalie. Avere gli anticorpi è fondamentale. Quando arriviamo all’intervento delle forze dell’ordine è come se andassimo al Pronto Soccorso. Il dottor di Forte è il nostro 118ista, ma noi dobbiamo intervenire prima. Vivremmo meglio e saremmo meglio esposti”.

“Le testimonianze non sono slide da proiettare – ha commentato il padrone di casa, sindaco di Savignano Nicola Dellapasqua introducendo il lavori – sono fatti, non sono scontate. Ti cambiano certamente la vita ma ti restituiscono la consapevolezza di aver fatto la cosa giusta come ha fatto Matteo Gozzoli. Per prendere la strada giusta abbiamo bisogno di esempi, sapere che se lo hanno fatto loro lo possiamo fare anche noi. Questa è cultura della legalità e del senso dello Stato”.

“Ricordo che Francesco Patamia decide di guardare alla politica, fonda un suo partito Europei liberali, riesce ad entrare in tornata con Noi moderati candidato a Piacenza. Ce lo potevamo trovare in parlamento – ha aggiunto Gozzoli -. Ringrazio il sindaco Dellapasqua per le sue parole. Di fronte a questi fenomeni ci sono poche scelte, bisogna decidere dove si sta, o si decide che alle attività si risponde dicendo no oppure se si fanno altre scelte mettiamo in pericolo la nostra vita democratica. Con certe situazioni non si può avere ambiguità”.

Sul sito dell’Accademia dei Filopatridi a breve il video del convegno