Nuovi germogli di vita al posto di tanti alberi di morte. Il pensiero dell’arcivescovo Caiazzo per il Venerdì Santo

"È triste il Golgota di ieri come quello di oggi", scrive il presule

Nella foto il vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, in Cattedrale oggi pomeriggio a Cesena, per la celebrazione della Passione. Foto Simone Farina
Nella foto il vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, in Cattedrale oggi pomeriggio a Cesena, per la celebrazione della Passione. Foto Simone Farina

Proseguono i riti della Settimana Santa

La liturgia della Passione e Morte del Signore

Ha inizio in questo istanti, in Cattedrale a Cesena, la liturgia della Passione e Morte del Signore presieduta dall’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, vescovo di Cesena-Sarsina.

Anche per questo momento così intenso, prima della Via Crucis cittadina che prenderà il via alle 21 dalla chiesa di San Domenico, l’arcivescovo Caiazzo ha preparato un “Pensiero per il Venerdì Santo” che di seguito pubblichiamo. Ecco il testo.

Un pensiero per il Venerdì Santo

Un dramma si sta consumando sul Calvario. L’umanità, sospesa tra cielo e terra, viene annientata: sangue copioso sgorga dal petto squarciato, bagna la terra che lo accoglie nel pianto e nel dolore.

È raccapricciante quanto si sta consumando sul Golgota.

È lo stesso dramma che si consuma sui tanti Golgota moderni, che assistono all’incessante sacrificio dell’innocenza in nome di un potere capace di seminare solo strage e morte.

È triste il Golgota di ieri come quello di oggi.

Eppure l’uomo, dimentico di essere stato creato alla vita e per la vita, spiega le vele attraverso mari tempestosi verso lidi di morte, dove anche il sorriso innocente di un bambino viene spento senza pietà.

C’è un dramma che contempliamo nel Crocifisso: davanti a Lui ci prostriamo, bisognosi di respirare aria nuova, pulita che ci faccia ritrovare la speranza, molto spesso in pericolo.

In questo dramma ci muoviamo nell’affanno, stanchi, stremati. Il cielo perde il suo manto azzurro e si incupisce, il sole non sorride più, ma piange gocce di luce perché possano riaccendere e scaldare la vita.

C’è un uomo sulla croce ormai senza più respiro: spettacolo cruento per chi non si riconosce più uomo e parte di questa umanità.

È l’uomo Dio, Gesù, appeso come un malfattore.

Che brutta fine per chi crede e semina amore, annuncia la fraternità, invoca la pace.

Eppure la morte di Gesù sulla croce, così come ce l’ha descritta l’evangelista Giovanni, non rappresenta il compimento della sua passione. È il parto di un evento prodigioso, troppo grande per essere compreso nella sua pienezza: nasce la Chiesa.

Se la Pentecoste rappresenta il giorno in cui i discepoli, riuniti insieme nel cenacolo a pregare con la Madonna, incominciano ad annunciare la bella notizia del Vangelo di Gesù, qui, sul Golgota, viene anticipata la Pentecoste. Gesù “spirò”, letteralmente diede lo Spirito a quella prima comunità riunita nel pianto, nell’impotenza, nella sofferenza e nei gemiti soffocati. C’è Maria, Madre di Gesù che diventa anche nostra, c’è Giovanni, il discepolo che Gesù amava, ci sono alcune donne. Le sue ultime parole hanno costituito una nuova famiglia, la Chiesa nascente.

C’è di più. Dal costato aperto di Gesù sgorgano sangue e acqua, simboli dei sacramenti della Chiesa: Battesimo ed Eucaristia. Da questo momento la Chiesa con i sacramenti nutre i suoi figli nel cammino di fede. Dalla morte del Cristo scaturisce la vita come fiume che inonda ogni uomo, irrorandolo della sua grazia. Sulla croce di Gesù sono inchiodate le angosce, le sofferenze, i vuoti, le ingiustizie… Ogni disperazione e delusione.

Ma la Croce indica altro: Dio si carica dell’immensa sofferenza umana.

Appoggiandoci a Lui, riacquistiamo la speranza che ci sprona a guardare oltre il buio della morte, a squarciare le tenebre, a ritrovare la luce.

È la forza e la grandezza dell’amore di Dio che continua ad amare colui che ha deturpato e deturpa il suo volto, pur creato a Sua immagine e somiglianza.

Dalla croce scaturisce, come fonte d’acqua viva, la potenza dell’Amore di Dio che trasfigura l’umanità ferita dai suoi stessi figli, aprendo il cuore alla speranza perché nuovi germogli di vita prendano il posto dei tanti alberi di morte.

Foto Simone Farina