Leone XIV alla veglia pasquale: Gesù è risorto, diamo vita a un mondo nuovo, di pace e unità

“Non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Non lasciamoci paralizzare", è l'appello del Pontefice che nella basilica di San Pietro, ieri sera, ha battezzato 12 adulti

Papa Leone XIV alla Veglia di Pasqua, ieri sera in San Pietro, a Roma. Foto Vatican news
Papa Leone XIV alla Veglia di Pasqua, ieri sera in San Pietro, a Roma. Foto Vatican news

Nella Basilica di San Pietro, il Papa presiede la Messa nella notte santa e invita a non avere paura di rimuovere le pietre che ci chiudono nei nostri sepolcri e che sembrano inamovibili: sfiducia, paura, egoismo, rancore, guerra, ingiustizia, chiusura tra popoli e nazioni.

“Il mistero di questa notte dissipa l’odio e promuove la pace”

“Il santo mistero di questa notte dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della Veglia di Pasqua presieduta nella basilica di San Pietro: “una Veglia piena di luce, la più antica della tradizione cristiana, detta ‘madre di tutte le veglie’”, nella quale “riviviamo il memoriale della vittoria del Signore della vita sulla morte e sugli inferi”. Lo facciamo, prosegue il pontefice, dopo aver percorso nei giorni scorsi, come in un’unica grande celebrazione, i misteri della Passione del Dio fatto per noi uomo dei dolori, disprezzato e reietto dagli uomini, torturato e crocifisso. “C’è una carità più grande? Una gratuità più totale?”, si è chiesto Leone XIV, ricordando che “il Risorto è lo stesso Creatore dell’universo che, come ai primordi della storia dal nulla ci ha dato l’esistenza, così sulla croce, per mostrarci il suo amore senza limiti, ci ha donato la vita”. Lo testimonia il racconto delle origini: “In principio Dio ha creato il cielo e la terra, traendo dal caos il cosmo, dal disordine l’armonia e affidando a noi, fatti a sua immagine e somiglianza, il compito di esserne custodi. E anche quando, con il peccato, l’uomo non ha corrisposto a tale progetto, il Signore non l’ha abbandonato, ma gli ha rivelato in modo ancora più sorprendente, nel perdono, il suo volto misericordioso”.

“Dio non vuole la nostra morte”

Il mistero della notte di Pasqua “affonda le sue radici anche là dove si è consumato il primo fallimento dell’umanità, e si stende lungo i secoli come cammino di riconciliazione e di grazia”, ha proseguito il Papa nell’omelia della Veglia di Pasqua. “Dio ha fermato la mano di Abramo, pronto a sacrificare il figlio Isacco, a indicarci che non vuole la nostra morte, ma piuttosto che ci consacriamo ad essere, nelle sue mani, membra vive di una discendenza di salvati”, ha ricordato Leone XIV ripercorrendo le Scritture: “Così pure ci ha invitato a riflettere su come il Signore ha liberato gli Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto, facendo del mare, luogo di morte e ostacolo insormontabile, la porta d’ingresso per l’inizio di una vita nuova e libera. E lo stesso messaggio è tornato come un’eco nelle parole dei Profeti. In tutti questi momenti della storia della salvezza abbiamo visto come Dio, alla durezza del peccato che divide e uccide, risponde con la potenza dell’amore che unisce e ridona vita”, ha commentato il Pontefice: “per la Pasqua di Cristo, sepolti insieme a lui nella morte anche noi possiamo camminare in una vita nuova”.

“L’amore di Dio è più forte di qualsiasi male”

Il peccato è “una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio, cercando di far morire in noi le sue Parole di speranza”, ha detto il Papa commentando, nell’omelia della messa di Pasqua, il racconto della Risurrezione. “Maria di Magdala e l’altra Maria, però, non se ne sono lasciate intimidire – ha osservato – sono andate al sepolcro e, grazie alla loro fede e al loro amore, sono state le prime testimoni della Risurrezione. Nel terremoto e nell’angelo, seduto sul masso ribaltato, hanno visto la potenza dell’amore di Dio, più forte di qualsiasi forza del male, capace di dissipare l’odio e di piegare la durezza dei potenti”.

“L’uomo può uccidere il corpo, ma nessun sepolcro può imprigionare la vita eterna”

“L’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro può imprigionare”, ha ribadito il Papa. “Come le donne, corse a dare l’annuncio ai fratelli, noi pure vogliamo partire, stanotte, da questa basilica, per portare a tutti la buona notizia che Gesù è risorto e che con la sua forza, risorti con lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace e di unità”, ha garantito Leone XIV: “A questa missione si consacrano i fratelli e le sorelle che, qui presenti, provenienti da varie parti del mondo, tra poco riceveranno il battesimo”, il riferimento ai 12 adulti destinatari del sacramento.

“Crescano nel mondo concordia e pace”

“Non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili”, è la considerazione finale di Leone XIV. “Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore: altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni”. “Non lasciamocene paralizzare”, l’appello: “Tanti uomini e donne, nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, le hanno rotolate via, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo. Non sono personaggi irraggiungibili, ma persone come noi che, forti della grazia del Risorto, nella carità e nella verità, hanno avuto il coraggio di parlare, come dice l’apostolo Pietro, ‘con parole di Dio’ e di agire ‘con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio’. Lasciamoci muovere dal loro esempio e in questa Notte santa facciamo nostro il loro impegno, perché ovunque e sempre, nel mondo, crescano e fioriscano i doni pasquali della concordia e della pace”.

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