Cesena
Cesena. Il poeta Davide Rondoni al Rotary: “Meglio avere patroni in cielo che padroni sulla terra”
Ospite ieri sera, domenica 19 aprile, alla conviviale Rotary svoltasi al teatro Verdi, lo scrittore ha parlato del suo libro dedicato a San Francesco
Scrittore, poeta e presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni degli 800 anni dalla morte di San Francesco, Davide Rondoni ha presentato il suo ultimo libro “La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco”.
Un faccia a faccia con il santo della letizia
Cos’ha incontrato Davide Rondoni nel suo immaginario “faccia a faccia” con San Francesco scrivendo il libro a lui dedicato “La ferita, la letizia” in occasione degli 800 anni della sua morte? “Un uomo commosso, di una commozione dura e profonda, davanti al mistero di un Dio che ride come un bimbo”. Tanta poesia, una condivisione gioiosa, a tratti provocatoria, più qualche volo storico nelle risposte che Davide Rondoni – poeta, scrittore, giornalista, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni degli 800 anni dalla morte del “poverello di Assisi” – ha dato alle domande della presidente del sodalizio cesenate Ombretta Sternini durante l’interclub (tra i Rotary Cesena, Cesena-Valle del Savio, Forlì-Tre Valli) tenutasi ieri sera, domenica 19 aprile, a Cesena, al teatro Verdi.
Meglio avere un patrono in cielo che uno in terra
Molti gli spunti tante le risposte davanti ad una platea affollata soggiogata dalla verve dell’oratore come dalla figura del patrono d’Italia che non smette di affascinare. E a questo proposito: “Ho immediatamente chiesto che si ripristini la festa nazionale a lui dedicata – dice Rondoni – poiché è meglio avere un patrono in cielo che in terra”. E il riferimento ai “padroni” di oggi è citato oltreché evidente (“Ridicolo chi crede di essere il padrone del mondo”).
“Un santo capovolto”
Ma come interpretare la vita del rivoluzionario Francesco, “un santo capovolto, ben più di un rivoltoso”, impetuoso ed estremo? Rondoni parla della povertà che non è miseria (“Non è vero che chi è vicino a Dio disprezza la vita”), dell’insegnamento ad amare ciò che non si possiede, “perché ciò che ami non è in tuo potere, ed è un brivido non possedere quello che si ama”. Francesco e l’amicizia: “Francesco non è mai solo. Sta con i compagni, i monaci che ricordano che il mondo non è tuo. Di quel monachesimo che si pone tra Oriente ed Occidente e di cui noi siamo un ponte, ancora oggi benché non abbiamo peso geopolitico”.
La pace, il perdono, la tregua
E la pace? “La pace non te la dà l’Onu. È perdono, che significa però soltanto tregua. Poiché solo il Risorto che ha vinto la morte può dare la pace. Quei morti, quei bambini, risorgeranno e questo è il significato della pace”. Un Dio esigente e vendicativo? “La realtà è buona perché è buono Dio. Francesco lo dice nell’incipit del Cantico delle creature ‘Altissimo, onnipotente, buon Signore’”. E la letizia di cui parla il titolo? “Francesco non promette la felicità ma una vita resa fertile, letizia è la terra concimata, perché visitata dal Cielo, anche quando le cose non vanno bene”.
La capitale della cultura
In apertura della serata il rifiuto ironico a reagire al pungolo dell’assessore alla Cultura Camillo Acerbi intenzionato a rintuzzare l’ipotesi che sia stato il connubio con Cesena a far sfuggire a Forlì il titolo di Capitale della cultura. Ma dice ugualmente che “si poteva vincere, invece si è perso”.
Alla serata, oltreché il presidente distrettuale del Club Guido Abbate, ha preso parte anche l’abate del Monte (“Peccato che qui non ci sia nemmeno un francescano…”) dom Mauro Maccarinelli, e gli assessori Acerbi ed Elena Baredi.