Eligio Cacciaguerra, una figura ancora attuale

Ricordato a San Carlo il leader della prima Democrazia Cristiana, morto nel 1918 ma le cui opere continuano a dare frutti

Da sinistra: don Giovanni Savini, Giovanni Tassani, Claudio Riva

Morì a soli 40 anni ma la sua vita, densa di grandi opere, ha lasciato il segno: nella politica, nella cooperazione, nella cultura, nella fede. Da quelle radici sono cresciuti rami possenti, che continuano a dare frutti nella società di oggi, a oltre un secolo dalla morte. Spesso all’insaputa di chi si rilassa, ignaro, all’ombra di quelle fronde.

Ieri sera a San Carlo è stato ricordato Eligio Cacciaguerra, che nella località cesenate nacque (nel 1878) e fu sepolto. Dopo una messa celebrata dal parroco don Giovanni Savini, il teatro parrocchiale ha ospitato l’evento “Eligio Cacciaguerra, da leader locale a leader nazionale”.

Organizzato dall’associazione Benigno Zaccagnini, il convegno segue di qualche mese la pubblicazione del 75° volume di Studi Romagnoli, che a Cacciaguerra dedica ben cinque saggi.

Un uomo di pensiero e di azione

Nato da una famiglia piccolo borghese, Cacciaguerra divenne avvocato e si impegnò da subito nel sociale e nell’Opera dei Congressi. Discepolo di don Giovanni Ravaglia, a fine ‘800 con Romolo Murri fondò la prima Democrazia cristiana. L’attivismo di Cacciaguerra, in un’epoca in cui ai cattolici era ancora vietato formalmente l’impegno nelle istituzioni, lo ha reso di fatto uno dei padri dell’impegno dei cattolici in politica.

Direttore di giornali, attivista, fondatore di Casse rurali e artigiane, a sostegno delle classi più umili contro lo sfruttamento agrario, Eligio Cacciaguerra morì a soli 40 anni (nel 1918) lasciando comunque un segno profondo nelle generazioni a venire. Tanto che pochi anni dopo la sua morte, nel 1921, una nutrita schiera di amici lo ricorderà in un volumetto dall’eloquente titolo “Il ricordo di un Santo”.

Una preghiera che supera la prova del tempo

In apertura di convegno, il presidente della Zaccagnini Damiano Zoffoli ha citato la preghiera composta da Cacciaguerra, distribuita durante la Messa: «Lì c’è tutto: la richiesta di fede, speranza e carità, la richiesta di una guida dello Spirito Santo nell’ora delle tenebre e degli smarrimenti, la richiesta al Signore della forza dei martiri e dell’ardore dei santi. Il tutto per essere testimoni credibili del Regno. In tempi, oggi come allora, in cui si cercano capi lui non si ergeva a tale: era un vero leader».

Il parroco don Giovanni Savini ha sottolineato più volte l’importanza della figura di Cacciaguerra, non solo per la comunità di San Carlo («Più leggo di lui e più mi rendo conto della sua grandezza»), citando diversi passaggi di uno scritto del 1978 dell’allora parroco don Federico Mortani, elaborato nel centenario della nascita tenendo conto delle testimonianze di chi aveva conosciuto Eligio. «I suoi amici di un tempo – si legge – ricordano ancora con ammirazione che nel clima anticlericale di quei giorni l’avvocato non trovasse difficoltà a farsi vedere per strada con il messalino in mano, ma soprattutto ad invitare tutti alle funzioni religiose ed a suggerire anche ai più lontani dalla fede di ricorrere con fiducia alla preghiera».

Una fede, unita ad un «indistruttibile attaccamento alla Chiesa» che al momento dell’impegno politico (con il “non expedit” ancora vigente) farà scrivere a Cacciaguerra: «Ora sono una larva di un grande futuro partito, però il loro moto o sarà religioso o non sarà». Parole che don Mortani riprende nello scritto del ’78: «Il connubio “fede e democrazia” ha fatto passi storici meravigliosi, ha veramente trasformata la vita intera della nazione; ma non li ha fatti come si tenderebbe a credere oggi nella rottura con la Chiesa, ma nel rispetto (al prezzo di tanta sofferenza morale) dell’altro binomio tanto caro al nostro Eligio “Libertà e autorità della Chiesa”. Di quella Chiesa che, se da una parte poteva essere anche il motivo del suo soffrire, dall’altra era l’alimento inesauribile della sua fede».

Una fede vissuta nel quotidiano: «Il suo era uno slancio generoso nel servizio degli altri – ha sottolineato don Giovanni Savini –, a costo di sacrifici e rinunce. Saltava il riposo per pregare e fare opere e, pur impegnatissimo, fu catechista per ragazzi e bambini. E con molta umiltà manteneva una fittissima rete di corrispondenza con tutti».

L’era della Rerum Novarum

Lo storico Claudio Riva ha sottolineato i legami di Cacciaguerra con la comunità in cui nacque («lo stesso Eligio ricorda a 9 anni di aver portato pietre per la costruzione della chiesa») e l’influenza dell’enciclica sociale di Leone XIII Rerum Novarum (del 1891): «I cattolici uscirono dalle sacrestie e Cacciaguerra contribuì a fondare cooperative “bianche” e casse rurali e artigiane». Un attivismo che fece a lungo di San Carlo una “isola bianca” in zona “rossa”, tanto che «nell’aprile 1980 fu Benigno Zaccagnini (già segretario nazionale Dc) ad accompagnare l’urna di Eligio alla tomba restaurata».

Il legame di San Carlo con Cacciaguerra era così forte che persino durante il periodo fascista si tennero incontri di commemorazione, con Edmondo Castellucci, fondatore a Ravenna del settimanale cattolico Risveglio che vide l’amico Eligio come direttore.  

Al ritorno della libertà, caduto il fascismo e finita la guerra, San Carlo dedicò una lapide a Cacciaguerra, che ricordava come se alla sua morte la Dc parve eclissarsi, in quel 1945 “il suo puro campione par tornato redivivo”.

Il professor Riva ha ricordato poi il convegno nazionale di studi su Eligio Cacciaguerra tenuto a 100 anni dalla nascita (nei giorni terribili della prigionia di Aldo Moro), animato dal professor Giovanni Maroni, e quello del 2018 a cento anni dalla morte, su impulso di Ercole Acerbi «in un periodo ben diverso, di vuoto della politica, riscoprimmo la dimensione nazionale di Cacciaguerra».

Figure da riscoprire

Uno studioso che prese parte a entrambi i convegni è lo storico forlivese Giovanni Tassani. Che nel corso della serata ha legato la figura di Cacciaguerra a quella di Giuseppe Toniolo, uno dei massimi esperti della sociologia cattolica.

In un tempo di feroci lotte politiche a cavallo tra XIX e XX secolo, tra cattolici, socialisti e repubblicani, in un clima di forte anticlericalismo, i giovani come Eligio premevano sull’Opera dei congressi per cambiamenti radicali. Ma questo spinse Papa Pio X a sciogliere l’Opera, nel 1905, e in seguito a ridurre Romolo Murri allo stato laicale e infine a scomunicarlo.

«Tra il 1910 e il 1912 i giovani presero in mano la Lega democratica nazionale di Murri, lo sconfessarono e la chiamarono Lega democratica cristiana. La loro voce era il settimanale l’Azione, diretto da Cacciaguerra e stampato a Cesena, che in quegli anni, dal 1912 al 1917, divenne la capitale morale del movimento».

Erano tempi difficili: «La vecchia Europa stava crollando nella Grande Guerra e con lei i suoi imperi». Cacciaguerra, arruolato nell’Esercito con compiti d’ufficio, morì a pochi giorni dalla fine della Prima guerra mondiale. «L’anno successivo venne fondato il Partito Popolare di don Luigi Sturzo e il braccio destro di Cacciaguerra, Giuseppe Donati, ne divenne una figura di primo piano».

Il ruolo di leader per Cacciaguerra fu riconosciuto anche dopo la sua morte dalla pubblicazione del libretto, da parte dei suoi amici, “Il ricordo di un santo” (sul quale Tassani ha scritto un saggio per gli Studi romagnoli) : «È lo stesso Donati a dire “per i cattolici democratici hanno contato Giuseppe Toniolo ed Eligio Cacciaguerra”. Una certificazione da leader nazionale» rimarca Tassani.

 Lo storico forlivese ha ricordato poi altre grandi figure del tempo, come Antonietta Giacomelli («protagonista dell’emancipazione femminile, pronipote di Antonio Rosmini, inventrice dello scoutismo femminile. Nella severa chiesa di Pio X lei era favorevole alle funzioni in lingua volgare e i suoi libri finirono all’indice»), l’educatore don Giovanni Ravaglia e, qualche decennio più tardi, don Lorenzo Bedeschi «un pioniere della riscoperta dei sacerdoti e dei laici “scomodi” all’epoca del modernismo» ha concluso Tassani.

Il sancarlese Giorgio Giorgini ha ricordato infine il ruolo di consigliere comunale d’opposizione di Cacciaguerra nel Comune di Roversano (sarebbe stato fuso con Cesena pochi anni dopo la sua morte, nel 1926) e il suo ruolo di instancabile promotore di Casse rurali e artigiane: «Al termine della Seconda guerra mondiale tutte quelle a nord di Bologna vennero cedute dalle parrocchie all’allora Credito romagnolo. Sono convinto che se Cacciaguerra fosse stato ancora vivo queste cessioni non sarebbero avvenute».

Procedere nella Chiesa

Dopo aver ringraziato chi negli anni «ha dilatato l’amicizia, facendola diventare storia e passione, scoprendo segreti da lasciare in consegna», il parroco di San Carlo ha riassunto la lezione di Cacciaguerra, attualizzandola: «Dentro un’ora di stordimento, come siamo, anche noi come Eligio seguiamo il Papa per impostare un cammino. La lezione di Eligio è chiara: da soli non si va da nessuna parte. Procediamo dentro la Chiesa, con passione per l’umano».