L’attrice e produttrice bolognese Paola Piccioli: “The Hermit, la realizzazione di un sogno”

Vive a Los Angeles, negli Usa, e fa base anche a Bologna, città nella quale ha studiato. È la titolare della First Child Productions

Nella foto, l'attrice e produttrice bolognese Paola Piccioli
Nella foto, l'attrice e produttrice bolognese Paola Piccioli

“Girare “The Hermit” è stata un’avventura dall’inizio alla fine”. Così racconta la bolognese Paola Piccioli, che ha lavorato a questo film horror come produttore associato e co-prodotto con la sua casa di produzione cinematografica First Child Productions. La Piccioli, classe 1988, ha alle spalle studi di recitazione a Bologna alla scuola di teatro “Colli”. Ha recitato a teatro prima di trasferirsi a Los Angeles, negli Usa. A Bologna, per la First Child, ha prodotto “Giusto il tempo per una sigaretta”. Su di lei e sul suo ultimo lavoro le abbiamo posto alcune domande.

Paola, cosa le ha regalato questo film dal punto di vista umano e professionale?

Lavorare con attori che in qualche modo avevano segnato la mia crescita è stato di sicuro emozionante. Ricordo molto bene quando da bambina guardavo con attenzione e divertimento Lou Ferrigno in Hercules insieme al mio nonno. Da ragazzina, invece,  ho amato i libri e poi anche il film di “Una serie di Sfortunati Eventi”, nel quale recitava Marina Weissman, che è la protagonista di “The Hermit”. Ritrovare questa attrice e Lou Ferrigno nel film che stavamo girando è stata la realizzazione di un sogno e una connessione emozionale fra la vita in Italia e quella negli Stati Uniti.

Dove è stato girato il film?

La prima parte a Siracusa, poi a New York, in una zona che non conoscevo e ho scoperto volentieri. Gli scenografi hanno deciso di trasformare una piccola costruzione nella foresta in una serie di edifici che sono stati il centro di tutta l’azione del film. Ogni mattina giravamo nella foresta, ma abbiamo dovuto sospendere le riprese più volte a causa di forti piogge. È stata un’esperienza poetica, nonostante le moltissime sfide che abbiamo dovuto affrontare. Tra l’altro abbiamo avuto problemi tecnici e di salute che ci hanno costretto a sospendere le riprese per un paio d’anni. Ma ce l’abbiamo fatta.   

Cosa è successo alla premiere a Los Angeles?

La sera della premiere a Los Angeles, condivisa anche con le persone che ci hanno sostenuto, ho provato una grande gioia. Vedere finito e proiettato “The Hermit” dopo varie problematiche che abbiamo dovuto affrontare è stato molto intenso. Ho rivisto il cameo nel quale io e gli altri produttori diventiamo vittime della furia omicida di Lou Ferrigno.

Dove si può trovare questo film?

Si può trovare su Amazon, Apple+ e tutte le maggiori piattaforme.

Com’è andato avanti il suo lavoro nel frattempo?

Ho prodotto il film “Fatally Yours”, un triller, insieme a Dino Sardella e Salvatore Sclafani. Dino ha anche scritto la sceneggiatura, mentre Salvatore è il regista. Devo dire che è stato difficilissimo trovare la protagonista di questo film, perché abbiamo avuto circa tremila submissions per il ruolo di Jada e la selezione è stata lunga e complessa. Alla fine abbiamo scelto Juliah Taylor. Tengo anche a dire che il film è un lavoro della First Child Production mia e di Sclafani, della quale abbiamo una sede in Italia, a Bologna, e una negli Stati Uniti.

Dove sono state svolte le riprese di questo film?

In Kentucky, dopo aver vinto un tax credit nella zona. Non c’ero mai stata e mi è piaciuto molto. Ho scoperto ottimo cibo e assaggiato il famoso bourbon. Le riprese si sono svolte a Maysville, un paesino di 1700 persone nel quale, secondo gli abitanti del postoi, è cresciuto George Clooney che in realtà pare invece vivesse nel paesino dall’altra parte del ponte. Non avevamo infrastrutture adatte per girare un film e abbiamo avuto difficoltà a reperire oggetti di scena e arredamento, che abbiamo cercato in città più grandi. Mentre le auto a noleggio siamo andati a prenderle in Ohio. Alla fine, siamo riusciti a mettere in fila tutto.

Come avete sopperito alle difficoltà?

Ci sono varie curiosità da raccontare, a partire dalla piccola comunità che ospitava le riprese, molto ospitale e gentile. Ci hanno aiutato in ogni modo, tanto che abbiamo effettuato riprese in location incredibili. Per fare un esempio, la polizia locale ci ha consentito di girare dentro alla sua stazione; due poliziotti sono arrivati con una volante e hanno interpretato loro stessi una scena di arresto. Siamo stati ospitati anche dalla redazione del giornale locale durante le ore di lavoro, e i giornalisti sono diventati comparse del film. Infine abbiamo girato anche nella prigione locale, che è attiva e ospita detenuti e ufficiali. Il girato è stato realizzato in celle vere, con manette vere, e abbiamo lavorato nella struttura per tre giorni. È stata un’esperienza piuttosto intensa. In questo film ho avuto il piacere di lavorare anche come attrice, nel ruolo di una paziente con misteriose e forti crisi epilettiche, che viene salvata dal dottor Anderson.

Lei in realtà è anche attrice…

Sì, è vero. Nel 2025 ha lavorato anche nel film “Golden”, un’esperienza particolare, un film in bianco e nero che celebra l’Italia vista attraverso gli occhi di due turisti americani che si innamorano a Roma. Di recente ho anche lavorato in alcuni progetti come Holding Court, collaborato in maniera regolare con Dhar Mann Studios, dove si produce contenuto digitale, e contano più di 160milioni di follower, e possono vantare un recente contratto con Fox Entertainment”.

Per il futuro?

Un progetto in Usa e uno in Italia, entrambi ancora top secret.