Rubicone
Il geologo Fichera al Rotary club Rubicone: “300 milioni di anni fa Gambettola era in Namibia”
Conviviale dedicata alla tettonica a placche. Presentato anche il libro "Rilievi" a tre anni dall'alluvione e le frane di Roncofreddo
Serata di divulgazione scientifica, giovedì 14 maggio, alla conviviale del Rotary club Valle del Rubicone, presso la locanda “Antiche macine” di Santarcangelo. Ospite il geologo Rosario Fichera.
Roncofreddo e l’alluvione
In apertura, il presidente del sodalizio Andrea Prati ha ricordato il terzo anniversario dell’alluvione che nel maggio 2023 ha sconvolto la Romagna, presentando il libro “Rilievi – Tracce della ricostruzione di un disssesto”, un progetto del Comune di Roncofreddo, sostenuto con un service dal Rotary club Valle del Rubicone. “Il nostro territorio – ha detto la sindaca Sara Bartolini, fra gli ospiti della serata assieme al primo cittadino di Gambettola Eugenio Battistini – è stato tra i più danneggiati, con l’80 per cento della rete viaria colpita e circa 30 milioni di euro di danni. Nel libro, di 60 pagine, abbiamo raccolto testimonianze e immagini. Ricordiamo una tragedia, che però ha tirato fuori un senso di comunità eccezionale. Abbiamo scoperto di non essere soli. Uniti siamo riusciti a ripartire”. Il coordinamento tecnico del volume è di Daniela Dallachiesa, all’epoca vicesindaca. “Ricordo un sopralluogo con un giovane geologo venuto da Miliano – ha riferito -. Guardava estasiato il nostro paesaggio. Diceva che è così bello proprio perché è così fragile. Da allora ho capito che è nostra priorità prendercene più cura”.

Il relatore
Da un geologo a un altro. Non ha parlato di alluvione e frane, ma di tettonica a placche, il relatore della serata. Laureato in Geologia presso l’Università di Catania, Fichera si è occupato di Rischio sismico e vulcanico presso il Dipartimento di Geofisica di quella università. Nel 1982 ha iniziato la sua carriera in Agip come geofisico, spesso in giro per il mondo in esplorazione petrolifera.
Dalla Pangea alla deriva dei continenti
“Come la dea Venere è nata dalle acque, anche l’Italia è nata dalle acque dell’oceano Tetide”, la premessa. Il viaggio è partito 300 milioni di anni fa. “All’epoca – ha detto Fichera – c’era un grande supercontinente che raggruppava il 90 per cento delle terre emerse: la Pangea, circondata da un unico oceano. L’Italia non esisteva ancora. La nostra penisola, dal punto di vista geologico, è relativamente giovane. Trecento milioni di anni fa Gambettola era in Namibia“. Nel corso del tempo, ha ricordato il geologo, la Pangea si è frammentata e le masse continentali si sono separate fino a raggiungere le posizioni attuali. “Questo perché i continenti sono incastrati sopra 16 placche litosferiche in continua agitazione, a causa dei moti convettivi del mantello terrestre sottostante, ma anche della luna che sposta le placche come le maree”. A causa della deriva dei continenti, troviamo resti di dinosauri, che prima scorrazzavano liberi nella Pangea, in Paesi agli antipodi o specie animali particolari, come koala e canguri, presenti solo in Australia, che è rimasta isolata.
La formazione di Alpi e Appennini
Tornando all’Italia, la penisola si è formata a causa della collisione tra la placca Euroasiatica e la placca Africana. Questo scontro ha causato il corrugamento della crosta terrestre, dando origine alle catene montuose. Circa 50 milioni di anni fa, la spinta dell’Africa contro l’Europa ha chiuso l’antico Oceano Ligure-Piemontese, sollevando la catena alpina. In seguito, 40 milioni di anni fa, la microplacca Adriatica ha iniziato a ruotare e spingere, generando il sistema montuoso che attraversa longitudinalmente l’Italia: gli Appennini. “Il movimento continuo delle placche – ha ricordato Fichera – rende l’Italia un territorio geologicamente attivo, caratterizzato da frequente attività sismica e vulcanica”.

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