Il Papa ad Acerra: “Sono venuto per raccogliere le lacrime”

Leone XIV è il primo Papa a visitare la Terra dei Fuochi. Il vescovo: "Questa terra sia raccontata anche per la forza della sua gente, la sua laboriosità, la sua storia e la sua cultura"

Acerra (Napoli), sabato 23 maggio. (Foto Vatican Media/Sir)

Il Pontefice oggi ha incontrato per prima cosa le famiglie vittime dell’inquinamento ambientale. Nell’incontro con la cittadinanza l’omaggio a una popolazione resiliente, che lotta contro un marchio infamante ma vuole restare nella propria terra.

Primo Papa a visitare la Terra dei Fuochi

 “Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”. Leone XIV, il primo papa a visitare la Terra dei Fuochi, entra nella cattedrale di Santa Maria Assunta e dimostra subito di prendere sul serio le ferite di un territorio, compreso tra Napoli e Caserta, che include 90 comuni con circa 3 milioni di abitanti. Tornando in Campania per due volte nel giro di pochi giorni, dopo Pompei e Napoli, denuncia per prima cosa “un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale”.

“Mai più Terra dei fuochi, ma Giardino della Campania e d’Europa”

“Ci vuole conversione”, il grido del Papa, cui ha fatto eco quello di monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, rivolto ai criminali dell’ambiente: “Convertitevi, cambiate strada, perché l’inquinamento non è solo un reato, è un peccato”. Poi la commozione del presule in cattedrale, quando ha letto i nomi delle vittime più recenti dell’inquinamento ambientale. Infine, da piazza Calipari, il vescovo ha dato voce alle attese di tutta la sua gente: “Mai più Terra dei fuochi, ma Giardino della Campania e d’Europa. Mai più accada che questa terra sia raccontata solo per le sue ferite ma sia raccontata anche per la forza della sua gente, la sua laboriosità, per la sua storia e la sua cultura, per la sua capacità di accogliere i migranti e, soprattutto, per la scelta ostinata di restare nonostante tutto”.

“Sapete che già papa Francesco avrebbe desiderato venire qui, ma non gli fu possibile”, l’esordio di Leone riferito all’11esimo anniversario dell’enciclica Laudato si’: “Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio”. “Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza”, l’omaggio agli acerrani: di fronte ad una “devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie, ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”.

“Serve una ostinata resistenza di ciò che è autentico”

“La morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito”, la denuncia dell’attualità sulla scorta della “grandiosa visione” del profeta Ezechiele, nel brano delle ossa inaridite. Serve una “ostinata resistenza di ciò che è autentico”, in mezzo alla civiltà tecnologica: “Siate testimoni di questa ostinata resistenza che diventa rinascita”, l’indicazione di rotta per la gente di Acerra, in un momento in cui occorre farsi “domande nuove su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilità a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onestà nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature”.

“Lo Spirito Santo vi conceda di vedere un esercito di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità”, l’auspicio per il futuro.