Dall'Italia
Gilberto Vergoni, in ascolto dell’enigma del mondo
“Frammenti d’anima” è la sua prima raccolta di poesie. La recensione di Gianfranco Lauretano
Le poesie di Gilberto Vergoni raccolte in Frammenti d’anima, di senso e spigolature sparse (Guido Miano editore, Milano2025) compongono un itinerario interiore denso di interrogativi esistenziali, nel quale la parola poetica diventa strumento di ricerca profondo del senso del vivere e delle grandi domande dell’uomo.
Vergoni attraversa il mistero dell’esistenza con uno sguardo insieme fragile e meditativo, capace di trasformare immagini quotidiane in simboli universali.
La forza del linguaggio
L’uso delle immagini non è fine a sé stesso, rilancia sempre a una questione profondamente umana. In una bella poesia, “Rosa solitaria”, ad esempio, il cammino lungo il “sentiero” è quello di una vita spesa tra il dolore e la meraviglia, in cui i colori diventano interrogativi metafisici: «Chissà perché son nati i fiori? E quando la rosa?». Persino la meditazione sulla sofferenza e le ferite vengono riprese e tematizzate: le spine che «scomparivano ad una ad una, sensibili alla armonia delle parole» suggeriscono una fiducia quasi salvifica nella forza del linguaggio.
Eterno ritorno della violenza
Spesso il tono si fa tragico e universale. Vergoni riflette sull’eterno ritorno della violenza, sottolineando come cambino «il ferro» e «il rumore», ma non «le ferite» né «il dolore». Nella sua poesia il rosso del sangue diventa simbolo sterile, «infecondo», e la guerra appare come una frattura spirituale che sottrae futuro all’anima. Colpisce l’immagine delle «schegge delle anime», che condensa in poche parole il trauma collettivo della storia d’oggi, di grande attualità, dunque.
Nostalgia universale
Essendo questo libro composto di «frammenti d’anima», i ricordi di una vita contribuiscono alla meditazione e alla conoscenza della stessa. In un altro testo esemplare, “La potenza del ricordo”, emerge una nostalgia universale: il poeta cerca «nelle parole il senso di una voce» che tarda ad arrivare, quasi inseguendo una verità perduta.
Scienza e spiritualità
Anche la scienza, amata per mestiere svolto durante la sua esistenza, è ritenuta insufficiente, e viene semmai interrogata come possibile custode di memoria e significato. Alcune poesie accentuano il carattere spirituale delle domande della raccolta. Le «pietre di antiche chiese» sono come «misterioso scrigno di significati potenti e persi» mentre il poeta si concepisce «sulla soglia», in una dimensione sospesa anche su quell’altrove che è, senza giudizi né opposizioni, mantenendo un pensiero che si confronta col peso delle definizioni tradizionali, ma rimane libero. Quella di Vergoni è una poesia meditativa e simbolica, nutrita di silenzi, domande e tensione spirituale. Più che descrivere il mondo, tenta di ascoltarne l’enigma.