L’arcivescovo Caiazzo alla Consolata: “Dio ci dona i pastori di cui abbiamo bisogno. Non li scegliamo noi”

Celebrato il centenario della presenza dei missionari a Gambettola

Un momento della celebrazione

L’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo ha celebrato il centesimo anniversario dell’insediamento dei missionari della Consolata a Gambettola (vedi notizia al link sotto).

La concelebrazione eucaristica

Nel santuario di via Roma, quello che il superiore padre Fulvio Sala ha definito la “quarta chiesa dell’unità gambettolese”, con le parrocchiali di Gambettola, Bulgaria e Bulgarnò, il presule ha celebrato la Messa solenne sabato sera. Con lui all’altare i padri dell’Istituto missioni Consolata Fulvio Sala, Francesco Giuliani, Gabriele Casadei e Angelo Baruffi, il parroco di Gambettola don Sauro Bagnoli con il vice don Zimmè Sagbo e don Alessandro Manzi, vicario episcopale per la Vita consacrata.

I pastori di cui abbiamo bisogno

“La Parola di Dio non viene fermata dalle mormorazioni del uomo, né tantomeno da chi, pur non essendo credente, trama contro quello che è l’annuncio del Vangelo”, ha detto il presule commentando le letture del giorno, a partire dal popolo che mormorava contro Mosè nel deserto. “La guida non ce la scegliamo noi, come vogliamo noi, dove vogliamo noi. La guida è Dio e Lui ci dona sempre in ogni tempo, i pastori di cui abbiamo bisogno secondo il suo cuore”. Poi il riferimento ai missionari della Consolata che, “con la loro spiritualità tipicamente mariana”, portano la presenza di Dio “nel mondo intero e anche qui a Gambettola, di generazione in generazione”. Anche alle “nuove generazioni”, ha sottolineato il presule, evidenziando la loro assenza alla celebrazione di sabato sera. Per monsignor Caiazzo, “Dio continuerà a parlare, nonostante l’infedeltà dell’uomo”, perché, “anche se il male in tanti momenti sembra che prenda il sopravvento, Dio non può permettere che l’uomo si perda completamente“. 

Lo sguardo di Gesù

Da qui il riferimento al brano del Vangelo di Matteo con Gesù che, “vedendo le folle, sentì compassione”. Per il presule, questo significa “entrare con lo sguardo fisso nei tuoi occhi, nel tuo cuore, nella tua vita”. Lo sguardo compassionevole di Gesù è capace di scrutare l’interiorità umana e di accogliere ogni sofferenza o preoccupazione.

Come gli apostoli

La riflessione dell’arcivescovo è poi proseguita con il riferimento alla chiamata dei dodici apostoli che, con la loro diversità, rappresentano l’intera umanità con tutti i suoi limiti, dimostrando che Dio opera attraverso persone comuni e fragili. “Ci rappresentano tutti – ha sottolineato l’arcivescovo -. E questo è importante perché oggi Gesù si serve di ognuno di noi e parla a ognuno di noi”. Infine, un riferimento alla processione con la statua della Madonna che si è tenuta dopo la Messa, immagine di un cammino che invita i credenti a testimoniare la propria gioia nelle strade di Gambettola e del mondo.