Romagna
Variante Pai Po, presentate 800 osservazioni. Entro l’anno l’adozione
Intervista al dirigente dell'Autorità di Bacino Andrea Colombo: "Sul bacino del Lamone meglio casse medio-piccole"
Si è chiusa lo scorso 31 maggio la possibilità di presentare osservazioni relative al Progetto di Variante al Pai Po.
Intervista ad Andrea Colombo, dirigente Settore tecnico dell’Autorità di Bacino
Il Piano, redatto dall’Autorità di Bacino del Fiume Po, è uno strumento decisivo per mettere in sicurezza Faenza e la Romagna, dando finalmente un quadro organico degli interventi necessari. Lo stesso presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale ha però dichiarato che, se su determinati strumenti per ridurre il rischio idraulico c’è una piena convergenza, altri aspetti, a partire dalla definizione delle priorità e dalla disciplina delle aree a tracimazione controllata, dovranno essere chiariti meglio. Per capire come saranno gestite le osservazioni pervenute e quando i territori colpiti dalle alluvioni del 2023 e 2024 avranno risposte concrete abbiamo incontrato Andrea Colombo, dirigente del Settore tecnico “Valutazione e gestione dei rischi idraulici” dell’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po.

Quante osservazioni sono arrivate?
Complessivamente sono pervenute circa 800 osservazioni, entro la scadenza fissata.
Con quali iter e tempistiche saranno gestite?
L’elevato numero di osservazioni pervenute richiederà un’intensa attività di valutazione, finalizzata alla formulazione delle controdeduzioni e all’aggiornamento degli elaborati di piano. Questa attività sarà svolta congiuntamente alla Regione Emilia-Romagna, nell’ambito di un apposito gruppo di lavoro. L’obiettivo è quello di adottare la Variante al Pai entro l’anno.
Tutte le istituzioni hanno sempre detto che un piano così strategico funziona solo se non è calato dall’alto. Ci sarà un momento di restituzione pubblica, del piano rivisto ed aggiornato?
La Segreteria Tecnica ha operato per oltre un anno e mezzo, insieme a una amplissima rete di enti e soggetti pubblici, alla redazione del Piano Speciale che, sebbene non sia stato approvato nella versione definitiva, contiene già i principi e le strategie per la mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico sui territori colpiti dall’alluvione del maggio 2023. Queste strategie sono state sviluppate e implementate sul territorio, nell’ambito del Progetto di Variante al Pai, mediante la perimetrazione delle fasce, delle aree allagabili e delle frane e con la definizione delle linee di assetto sul reticolo idrografico principale. Il Progetto di Variante al Pai è stato poi sottoposto alla fase partecipativa prevista dalla legge, prevedendo anche una proroga di due mesi dei termini per la presentazione delle osservazioni. Nel corso di questa fase, l’Autorità ha inoltre partecipato a numerosi incontri e assemblee sul territorio. La Variante finale e le modalità di restituzione pubblica della stessa saranno quindi valutate nelle sedi tecniche ed istituzionali dell’Autorità di bacino.
Trattandosi di un iter comunque lungo, intanto i cantieri considerati prioritari potranno partire?
La valutazione delle osservazioni e la predisposizione degli elaborati finali della Variante saranno condotte in stretto coordinamento con la programmazione straordinaria degli interventi di riduzione del rischio idraulico e idrogeologico, per cui è a disposizione 1 miliardo di euro nei prossimi 12 anni e con la progettazione degli interventi già finanziati, tramite Ordinanze del Commissario Straordinario. A tal proposito, i modelli idraulici bidimensionali sviluppati a supporto della pianificazione di bacino sono già stati messi a disposizione della Regione, per le attività di programmazione e progettazione. La predisposizione della Variante al Pai non comporterà dunque rallentamenti nell’attuazione dei cantieri prioritari, che dovranno essere tempestivamente avviati utilizzando le risorse già disponibili e quelle previste nei prossimi anni.
Entrando nel merito delle osservazioni, per il bacino del Lamone viene contestata la scelta di concentrare le opere nei tratti di fiume che vanno da Brisighella alla foce, trascurando il corso montano. Quali motivi ci sono dietro a questa scelta?
Il territorio del Lamone e di numerosi altri corsi d’acqua romagnoli presenta caratteristiche peculiari: immediatamente oltre lo stretto fondovalle collinare si sviluppano i centri abitati principali e i tratti arginati proseguono fino alla foce. La limitata disponibilità di spazi per la laminazione a monte ha dunque reso necessario individuare un sistema diffuso di casse di laminazione, di dimensioni medio-piccole, a differenza di quanto avviene, ad esempio, nel territorio emiliano.
Si potrebbero prevedere opere complementari a quelle già inserite nel piano, per trattenere le piene nel tratto montano, come ad esempio briglie telescopiche?
Nei contesti montani è necessario intervenire con la manutenzione diffusa idraulico-forestale e con interventi strutturali, per mitigare il pericolo in corrispondenza dei principali centri abitati, degli insediamenti produttivi e delle infrastrutture. Gli interventi sulle briglie e sulle opere di sistemazione montana, pur risultando necessari, non possono avere significativi impatti, sugli obiettivi di laminazione nei tratti fluviali di valle.
Molti sindaci del territorio hanno chiesto di definire meglio priorità d’intervento e tempistiche, cominciando i lavori dalle casse di espansione a monte. È una scelta che può fare l’autorità di bacino?
Le priorità di intervento, sulle quali far confluire il finanziamento da 1 miliardo di euro del DL 65/2025, saranno valutate nell’ambito di un gruppo di lavoro tecnico interistituzionale costituito da Autorità di bacino, Regione e Agenzia per la Protezione Civile e successivamente proposte al Commissario di Governo per il contrasto al dissesto idrogeologico, entro fine ottobre 2026. La scelta non sarà semplice e dovrà tener conto non solo dell’efficacia idraulica dei singoli interventi, della loro combinazione in serie e della loro compatibilità a livello di asta fluviale, ma anche di molti altri fattori come i costi, la cantierabilità e la possibile suddivisione in lotti.
Sul bacino di Lamone e Marzeno sono previste otto casse per laminare le piene. Sono pervenute osservazioni in cui si propone di realizzare invece tre casse, di più ampia portata, una ciascuna per Lamone, Marzeno e Samoggia. È un’alternativa praticabile?
La scelta di puntare su tante casse di laminazione, come detto, è da ricondurre al fatto che la morfologia del fondovalle è stretta e quindi i volumi da laminare devono essere distribuiti in più casse di medio-piccola dimensione. Un ruolo importante è inoltre svolto dall’area di confluenza tra Lamone e Marzeno, dove sono previste due ulteriori casse, che si affiancano, con funzionamento e caratteristiche simili, a quella già realizzata dal Comune a tutela del Quartiere Borgo.
Quando potrebbero realisticamente iniziare i lavori, per la realizzazione di casse di espansione su Lamone e Marzeno?
Quando saranno concretamente disponibili le risorse, previste dal programma di interventi straordinari del DL 65/2025 e concluse le attività di progettazione.
Il nodo più dibattuto riguarda le aree a tracimazione controllata. Arrivano da più parti appelli a rivedere questa parte del piano e renderla più sostenibile. Queste aree saranno stralciate dal piano o sono fondamentali per la sicurezza del territorio?
Le aree di tracimazione controllata sono l’unica alternativa possibile alle rotture incontrollate degli argini, con conseguenti danni catastrofici per le aree di pianura, in caso di eventi superiori alla portata degli argini. Questo approccio risulta ancor più necessario in conseguenza degli effetti dei cambiamenti climatici e dell’incertezza che caratterizza le stime delle piene, che, come tutti i fenomeni naturali, non ammettono limiti superiori certi.
Queste aree, saranno utilizzate solamente come “extrema ratio”, una volta saturata la capacità di laminazione a monte?
Esatto. Chiaramente, rimane necessario laminare il più possibile le piene nelle casse di laminazione di monte, rafforzare e mettere in quota gli argini e garantire adeguate condizioni di manutenzione degli alvei. Di fronte però a eventi estremi, non contenibili all’interno delle arginature, avere a disposizione questa misura di “extrema ratio” consentirebbe di ridurre drasticamente i danni sul territorio di pianura. La perimetrazione specifica delle aree potrà essere rivista e integrata con il potenziamento del reticolo di bonifica, nell’ambito delle prime attività di sviluppo progettuale, da avviare, fin da subito, con le risorse disponibili.
Sarà definito, in parallelo un piano equo di indennizzi e compensazioni per residenti e attività coinvolte?
I terreni, le abitazioni e gli insediamenti produttivi presenti nelle aree di intervento dovranno essere adeguatamente indennizzati, mediante l’esproprio per pubblica utilità o il pagamento di servitù di allagamento, da valutarsi in sede di progettazione.